Alpe Devero, il Club alpino italiano esprime preoccupazione e disappunto per il progetto "Avvicinare le montagne"

Appare evidente l’impatto ambientale causato dalla costruzione di nuovi impianti a fune nelle Valli Divedro e Antigorio, previsti da un progetto che confligge con alcuni target della Strategia Nazionale per lo Sviluppo Sostenibile.

Alpe Devero (foto Paolo Pirocchi)

25 giugno 2018 - Il Club alpino italiano esprime preoccupazione e disappunto relativamente al progetto "Avvicinare le montagne, proposta di accordo territoriale", presentata dalla società San Domenico per la riqualificazione e razionalizzazione del sistema delle Valli Divedro e Antigorio, all’Alpe Devero (VCO). E’ questo il contenuto della mozione approvata all’unanimità dal Comitato Centrale dell’associazione.

Si tratta di un progetto che, come sottolinea la Commissione Interregionale Tutela Ambiente Montano Piemonte Valle D’Aosta del CAI, prevede una profonda infrastrutturazione dell’area, attraverso la costruzione di nuovi impianti a fune, che interesserebbe buona parte dell’Area SIC Veglia-Devero-Monte Giove e causerebbe un diffuso impatto ambientale, frammentando habitat già di per sé in equilibrio precario.

Nonostante la dichiarata volontà di perseguire la "ecosostenibilità", il Club alpino italiano sottolinea come, allo stato attuale della documentazione resa pubblica, il progetto "Avvicinare le montagne" confligga in maniera evidente con alcuni target della Strategia Nazionale per lo Sviluppo Sostenibile, approvata dal Governo il 2 ottobre 2017 in ottemperanza della Agenda 2030 sottoscritta dallo Stato Italiano. In particolare il 15.1 (Entro il 2020, garantire la conservazione, il ripristino e l’utilizzo sostenibile degli ecosistemi di acqua dolce terrestri e dell’entroterra nonché dei loro servizi, in modo particolare delle foreste, delle paludi, delle montagne e delle zone aride, in linea con gli obblighi derivanti dagli accordi internazionali)e il 15.4 (Entro il 2030, garantire la conservazione degli ecosistemi montuosi, incluse le loro biodiversità, al fine di migliorarne la capacità di produrre benefici essenziali per uno sviluppo sostenibile).

"Il CAI è impegnato a contrastare la realizzazione di nuove opere a fune e a impedire la realizzazione di nuove stazioni sciistiche sotto i 2000 metri (e a ridurre l’impatto sino a prevederne la crescita zero sopra i 2000 metri)", ricorda il Vicepresidente generale Erminio Quartiani. "Appoggiamo e appoggeremo tutte le iniziative di sostituzione dell’attività sciistica con il turismo dolce e ambientalmente orientato alla sostenibilità. Così come sosterremo ogni forma di collaborazione tra istituzioni, enti pubblici e privati che intendano mettersi in rete per valorizzare le specificità locali, la tipicità ambientale e le tradizioni dell’accoglienza, potenziando così anche servizi tra loro complementari all’offerta sciistica".

Il CAI ribadisce dunque la piena disponibilità all’approfondimento dell’analisi progettuale, congiuntamente all’auspicio di poter verificare altrettanta disponibilità all’ascolto e alla eventuale accettazione delle aspirazioni provenienti dal variegato e rappresentativo corpo sociale degli oltre 316.000 Soci.

Comunicato Club alpino italiano

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