Alpinismo giovanile CAI Melzo... "la fortuna aiuta gli audaci"

Cronaca della due giorni di inizio settembre in Alta Valle Seriana, con pernotto al Rifugio Barbellino (oltre 2000 metri). "I grandi hanno aiutato i piccoli, l'AG è una forza straordinaria".

I giovani protagonisti della due giorni

7 settembre 2018 - La fortuna aiuta gli audaci. Ma sarà poi vero? Io, che sono un sostenitore dell’infallibilità dei proverbi tramandati da tempo immemore, in questa occasione specifica ho trovato la conferma alle mie convinzioni!
Mi riferisco ovviamente ai due giorni passati in alta Valle Seriana con il nostro gruppo di Aquilotti nello scorso fine settimana. Se avessimo dovuto dar retta alle migliaia di previsioni meteorologiche lette, sfogliate, studiate e interpretate in tutti i modi possibili, non avremmo nemmeno dovuto alzarci dal letto il sabato, quando noi, intrepidi, siamo partiti per la nostra avventura.

Premetto, per quei genitori che frequentano poco la montagna, oppure la vivono solo ad agosto, rigorosamente Dolomiti, che fa “in”, che a Valbondione, 900 m di quota, quando noi siamo arrivati faceva “freschino”. Sulle cime intorno, Valbondione è posto alla testata della Valle Seriana, è già comparsa la prima spolverata di neve. Il cielo sembrava non promettere niente di buono e noi ci siamo incamminati verso la nostra lontanissima meta con in cuore un’allegria pari a quella che può avere un condannato a morte accompagnato al patibolo.

Parlo ovviamente di me, di noi adulti, che sentivamo la responsabilità per ciò che ci accingevamo a intraprendere. Devo confessarvi che, appena sceso dall’auto e constatate le reali condizioni meteo, mi sono sentito sconfitto. È stata questione di un attimo, per fortuna: appena ho visto l’esuberanza dei nostri ragazzi e la loro voglia di “avventura” tutti i pensieri negativi sono svaniti e mi sono detto: “Non possiamo tradire così le loro aspettative, non è corretto nei loro confronti”.

Una salita, quella che abbiamo superato, di tutto rispetto, da escursionisti “veri”. 1250 m di dislivello non sono assolutamente banali, nemmeno per degli adulti; per gli Aquilotti un trionfo! Ovviamente abbiamo sforato i tempi riportati sulle tabelle di marcia, ma a noi poco importa di quelle. Durante la nostra salita abbiamo avuto modo di guadare parecchi torrentelli che, complici le piogge del giorno precedente, invadevano a tratti il sentiero. Ci siamo pure improvvisati “magistrati delle acque” costruendo, ove possibile, dei canalini per permettere all’acqua di defluire verso il pendio e non sul percorso.

Arrivati al Rifugio Curò, 1915 m di quota, il “freschino “della partenza si era trasformato in un vento gelido, da inverno. Fortunatamente i gestori del Rifugio, gentilissimi, ci hanno permesso di consumare il nostro pranzo all’interno. Con la stufa accesa era tutto un altro mondo!
Terminato il pranzo e ripreso le forze abbiamo continuato la nostra salita: se nel primo tratto di strada i torrentelli da guadare erano relativamente “abbordabili”, nel secondo erano oltre che più numerosi, anche ben più consistenti.

Chiaramente nulla ci ha fermato e così siamo arrivati alla nostra meta: Rifugio Barbellino, vicinissimo alle sorgenti del Fiume Serio e a quota 2130m. Qui il vento gelido sembrava volesse tagliare le orecchie a tutti.
Se il tempo non proprio bello, non mi piace chiamarlo brutto quando piove o nevica sapendo quanto è importante l’acqua, poteva essere un deterrente per la partenza, cosa che per noi non è stato, lo è stato invece per gli escursionisti: al Rifugio eravamo praticamente soli.
Prima di cena ha iniziato a piovere ma noi ormai eravamo al coperto e al caldo e i nostri Aquilotti tutti belli arzilli e contenti.
Non sto a raccontare la cena, penso lo abbiano fatto i bambini, ma vi garantisco che la notte è passata in modo “indolore”. Hanno dormito tutti saporitamente e a parte un paio di viaggetti in bagno non è successo nulla degno di nota.

Il giorno dopo, ovviamente, la nostra avventura doveva continuare; la montagna, anche con le nuvole, ha il suo fascino! Una gradita sorpresa ci è stata offerta dal rifugista che, essendo un componente del Soccorso Alpino conduttore di unità cinofila, ci ha spiegato per grandi linee l’importanza del loro lavoro e poi, udite udite, abbiamo avuto una dimostrazione di ricerca da parte di uno di questi stupendi animali.

Terminato questo fuori programma ci siamo incamminati verso la nostra meta: il lago della Malgina, posto a quota 2339 m: per arrivarci bisogna risalire un canalone ripidissimo con tratti esposti di fianco al torrente: inutile dire che i nostri aquilotti erano al settimo cielo.

Purtroppo, causa peggioramento delle condizioni meteorologiche, non abbiamo potuto giungere al lago ma, a quota 2215m abbiamo dovuto fare dietro front e iniziare la lunga discesa sotto l’acqua. Fortunatamente anche al ritorno siamo stati accolti al Rifugio Curò e così abbiamo potuto mangiare anche domenica all’asciutto e al caldo.

Durante la discesa a Valbondione i nostri ragazzi grandi, gli adolescenti per intenderci, ancora una volta ci hanno stupiti: ognuno di loro ha preso per mano un piccolino e assieme sono scesi, parlando e interagendo tra loro. Queste sono le cose che fa piacere vedere: noi non vogliamo formare Alpinisti, non tocca a noi, ma vogliamo che i nostri ragazzi, grandi e piccoli, diventino donne e uomini capaci di stare in gruppo; di collaborare anche con coloro che, come nel caso di questa gita, non sono loro pari età.

È meraviglioso vedere questi comportamenti che magari per qualcuno sono insignificanti, ma, credetemi, quando si
assiste a scene simili significa che l’Alpinismo Giovanile del CAI è una forza straordinaria.
Bravi a tutti, piccoli e grandi e, ancora una volta, grazie a voi genitori che ci affidate i vostri figli.

ANAG Valerio Grigis
CAI Melzo

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