Altipiano del Marghine, sulle tracce dell’Ingegnere Inglese con il CAI Nuoro

Escursione sezionale a Badde Salighes, dove, nella seconda metà dell'Ottocento, Benjamin Piercy portò le tecniche di agricolutra moderna nella Sardegna interna

Uno scatto della giornata

20 febbraio 2018 - Anche nel Club Alpino Italiano sezione di Nuoro si incrociano coincidenze strane. Sembrano farsi materia dal mistero della storia. Capita nella escursione di domenica scorsa ai 97 camminatori che pongono la loro firma sul verbale di presenza all’ingresso di Silanus. Firma e scarponi sul fango lungo l’altipiano granitico tra Bolotana, Lei e Silanus. Con tappa intermedia a Villa Piercy, Badde Salighes, l’ingegnere Inglese dominus, progettista delle ferrovie, fu al seguito della società mista Italo-Inglese, Compagnia per le Ferrovie Reali sarde, avallata e sponsorizzata, attorno al 1860, dal potente ministro delle finanze Quintino Sella. Questo signore che ideò e fondò, negli stessi periodi, il Club Alpino Italiano, lo rese forte e partecipato, richiamò l’Italia alla cultura della montagna, che resiste e affascina dopo oltre 150 anni.

Tutto racchiude la fatica e il fango dell’escursione invernale sul Marghine. Diretta e coordinata dall’impegno dei soci Rosaria Campus, Rosanna Carboni, Serena Oggianu, Raffaele Talu, Angela Virde, con i titolati Angelo Corrias, Danilo Corrias, Gigi Roccu e Roberto Sannia. Cielo grigio e pioggia radente lungo i tornanti per Sa Menta, tratto centrale della Catena del Marghine. Paesaggi e natura con orizzonti indefiniti, prevale unico il core verde del muschio avvolgente rocce e boschi. Sentieri appena tracciati nel triangolo di confine tra Bolotana, Lei e Silanus, con muretti a secco, origine ottocentesca, ancora in sito e mimetizzati sotto l’ombra di roverelle, querce, tassi e agrifoglio.

Un compendio di natura fertile, senza contaminazioni, che produce paesaggi storicamente lontani dalle tracce dei ruderi industriali, ancora visibili giù nella piana del Tirso. A chiudere l’orizzonte le due torri spente, emananti fumi di malinconia e sogni di lavoro infranti. L’escursione prosegue da Prunas, in salita sino a Punta Coron’Arta, 1087 slm e lungo la cresta che si spalanca come una finestra, sulle cime innevate del Gennargentu. Svolge il ruolo di punto trigonometrico, Punta Iammeddari, 1118 metri, la cima più alta , quasi spartiacque tra la Barbagia e le piane che degradano verso il Logudoro e il Sassarese. Dal verde altipiano si erge, all’improvviso, il rilievo roccioso, di Rocca Longa, graniti millenari, disegnati in maniera aspra e irregolare dai venti e dalle tempeste del Nord.

Dalle grotte, sul costone formano un oscuro intrico di presenze antiche, si respira ancora la storia di pastori e di greggi e di antiche dure biografie. Si coglie al contrario la sferzata di modernità portata dall’ingegnere inglese a Badde Salighes. Agli escursionisti CAI compare la vasta varietà della flora, con i tassi plurisecolari e la villa in stile liberty, ristrutturata e resa fruibile per la narrazione delle sue emozioni. Camminamenti e sentieri la affiancano, sino alla piscina fabbricata con i graniti locali, e ai resti della azienda agricola sino a Padru Mannu e altipiano di Campeda, con annessa stazione ferroviaria e impianti di caseifici e burrificio.

L’inchiesta parlamentare Jacini di fine ottocento riporta le parole del deputato Francesco Salaris: “Badde Salighes, un monumento eretto all’agricoltura moderna, condotta con vero intuito imprenditoriale da uno dei più intelligenti operatori agricoli, il maggior proprietario di fondi rustici di tutta l’Isola”. Benjamin Piercy, l’ingegnere inglese. Coltre di nubi basse, oggi, copre storie e leggende. Per gli escursionisti, rimangono i silenzi dei luoghi in solitudine e i non facili e coraggiosi tentativi di valorizzazione turistica.

Sulla via del rientro, a fatica, si guada su Riu Temo, sempre in quota attorno ai 900 metri. Zigzagando tra arbusti e facendosi strada tra acquitrini che rendono fertile il pianoro, si raggiunge la località Sos Lottos e Prunas, luogo di partenza e arrivo. Carichi i soci CAI di pensieri per quel tuffo nella Sardegna più aspra e interna, lontana, ma non tanto, se respira ancora di fantasie e sogni di un possibile cambiamento. 

Matteo Marteddu
CAI Nuoro

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