Alto Adige: "allarmante" la situazione del glacialismo 2019

I rilievi effettuati nell'estate 2019 sui 43 ghiacciai della provincia hanno evidenziato chiari segni di riduzione sia areale che di spessore con valori molto elevati, con una sempre maggiore emersione ed estensione delle isole rocciose.

La Vedretta Alta nel 2019

18 novembre 2019 - Nella passata estate del 2019 sono stati controllati dagli operatori del Servizio Glaciologico Alto Adige ben 43 ghiacciai, distribuiti sull’intero territorio della Provincia di Bolzano.
I rilievi sono principalmente consistiti nelle misure di variazione delle fronti fatti rispetto a specifici segnali di riferimento localizzati davanti alle stesse. Inoltre sono state effettuate osservazioni e fotografie (da stazioni fotografiche segnalate per poter consentire il confronto negli anni) al fine di descrivere lo stato in cui si sono venuti a trovare le masse gelate alla fine della stagione di ablazione.

Tutti i ghiacciai hanno evidenziato chiari segni di riduzione sia areale che di spessore con valori così elevati che in taluni casi ha portato ad una sempre maggiore emersione ed estensione delle isole rocciose a scapito della superficie glaciale. I dati di variazione frontale da una prima lettura parrebbero indicare valori tutto sommato modesti ma in realtà si tratta di una situazione che deriva proprio dall’appiattimento e dall’altezza sempre minore delle lingue che in tali condizioni rallentano la velocità di ritiro.

Una situazione di rilevante importanza è rappresentata dall’aumentata presenza di materiale morenico sulle superfici glaciali, interessando spesso anche i settori più elevati dei bacini collettori. Tale evento potrebbe essere assunto come una evidente testimonianza di come anche il permafrost, cioè il ghiaccio sepolto e interstiziale, abbia subìto un processo di liquefazione, liberando di conseguenza il detrito derivante dalla fratturazione delle rocce, che è poi franato sulle sottostanti superfici gelate. Da rilevare inoltre che l’aumento della copertura detritica può essere attribuito anche alla riduzione dello spessore del ghiaccio che ha così portato alla liberazione del materiale inglobato.

Un altro importante parametro che è stato valutato e il cosiddetto limite della neve vecchia o del nevato. Esso identifica una quota media di separazione tra il bacino collettore e quello ablatore del ghiacciaio: sul primo, più elevato, la neve invernale permane fino alla fine dell’estate, sul secondo più basso non c’è accumulo ed anche il ghiaccio viene perso per l’ablazione. Si tratta certamente di uno dei parametri più significativi perché i ghiacciai diminuiscono e le lingue indietreggiano quando l’area dei bacino collettore si restringe e l’alimentazione non è più in grado di fornire la massa gelata sufficiente a mantenere attivo il ghiacciaio.

Proprio questa situazione si va ripetendo ormai da parecchi anni, ed in maniera sempre più vistosa come si è potuto osservare proprio dei rilievi eseguito dal Servizio Glaciologico alla fine dell’estate del 2019 su tutti i ghiacciai osservati. In sostanza l’intero patrimonio glaciale regionale si sta progressivamente riducendo con un andamento che pare ormai diffuso su tutti i ghiacciai dell’arco alpino (e non solo).

Questo naturalmente porta a delle conseguenze negative perché significa che diminuiscono le riserve d’acqua dolce in forma solida disponibili per la stagione primaverile ed estiva e quindi si viene a determinare una variazione nel ciclo idrologico nel quale le masse gelate fungevano da volano, cioè come regolatore dei deflussi e conseguentemente del regime dei corsi d’acqua.

Non meno importante è anche l’aspetto paesaggistico per i territori d’alta quota, caratterizzato dalla presenza dei ghiacciai la cui riduzione impone a quei luoghi scenari via via diversi, e sicuramente meno dignitosi dal punto di vista glaciale. Anche perché specie nella stagione estiva avanzata il candore della neve e del ghiaccio viene deturpato dal grigio delle rocce e dei detriti.

Un aspetto curioso che si ricava dalle relazioni della campagna 2018/2019 è che in diversi siti è stata notata la permanenza di estese placche di neve residua, primaverile, in apparente contrasto con le condizioni di generale, intensa riduzione in atto su tutti i ghiacciai rilevati. Si tratta evidentemente delle conseguenze nel regime e delle modalità con cui sono avvenute le precipitazioni nevose, specialmente primaverili.

Riguardo all’andamento climatico e meteorologico dell’annata 2018/2019, i parametri mensili più significativi possono essere così riassunti. Dicembre  2018: più mite della norma e siccitoso. Gennaio e febbraio: nevicate abbondanti specie ai primi di febbraio. Marzo: più mite della norma. Aprile: variabile con precipitazioni abbondanti e un fronte freddo a fine mese. Maggio: più freddo (dal 1991) con frequenti precipitazioni. Giugno: caldo con temperature record a livello globale (dal 2003) nell' ultima settimana. Luglio: molti temporali con temperatura superiore alla media. Agosto: temperatura superiore alla norma con temporali intensi e grandine. Settembre e ottobre: più miti della norma

Riguardo alla nuova annata (2019/20120) il mese di novembre ha già portato importanti nevicate che speriamo possano essere di buon auspicio, anche se ovviamente sono poi i mesi estivi a governare maggiormente gli esiti dei bilanci di massa glaciale.

In sintesi, la situazione del glacialismo rilevata per il 2019 dagli operatori del Servizio Glaciologico dell’Alto Adige sull’intera area di competenza può definirsi allarmante per la forte e generalizzata riduzione delle masse gelate, ma anche perché conferma una evoluzione meteo climatica che tra i suoi aspetti peggiori annovera proprio la deglacializzazione delle fasce altimetriche più elevate del territorio.

Dott. Geol. Franco Secchieri, responsabile scientifico SGAA
Gen. Pietro Bruschi, coordinatore SGAA

Segnala questo articolo su:


Torna indietro