Ami la natura? Impara a raccontarla!

In un manuale Sapienza e Michieli svelano i segreti della scrittura

Sapienza e Michieli

Dalla giungla in compagnia di Joseph Conrad, al grande Nord di Jack London, sino al deserto con Dino Buzzati, senza dimenticare gli alberi e le alpi venete di Mario Rigoni Stern: in dieci capitoli “Scrivere la natura” (Zanichelli, 160 pagine, 15 euro) è un manuale di scrittura ma è anche un saggio sugli uomini d’azione che scrivono di natura. A questa categoria appartengono, ciascuno a modo suo, entrambi gli autori: Davide Sapienza si dedica a nuove forme di narrativa legate alla natura e al viaggio e ha lanciato le camminate “natural reading”; Franco Michieli, geografo e giornalista, ha esplorato a piedi territori selvaggi dve ha imparato a orientarsi come gli animali migratori. Lo Scarpone li ha intervistati.

Spesso nei viaggi in terre lontane scopriamo che ciò per noi è disagio, per la gente del posto è normalità: dove noi arriviamo con la tecnologia a loro bastano le stelle e il sole. Scrivere di natura significa anche superare le barriere della nostra cultura?

FM: È prima di tutto questo. Anzi, la prima barriera che è indispensabile superare è l'antropocentrismo: finché ci riteniamo il centro del Creato potremo forse scrivere di noi stessi, ma non della Natura. È utile non solo avvicinare il punto di vista delle culture più legate alla natura, ma anche, per quanto possibile, mettersi nei panni di animali e piante riconoscendo loro piena dignità.

DS: Assolutamente sì. Quello che non bisogna mai dimenticare scrivendo, è che serve farlo con la massima sincerità nei confronti di ciò di cui scriviamo: ma non solo se devi scrivere un reportage o stai scrivendo un libro. Devi farlo sempre, perché solo la verità personale ti può aiutare a scoprire quell’onestà spirituale necessaria per avere un rapporto vero e profondo con le geografie a te sconosciute, ovvero culture luoghi e storie.

E’ necessario recarsi come tanti Bonatti in terre lontane o per scrivere di natura basta, volendo, accontentarsi di quello che abbiamo a portata dei nostri occhi?

FM: Il linguaggio della Natura è simile in tutto il mondo: spetta a noi “farci prossimi” della natura che incontriamo. La lezione di Bonatti sta nell'aver saputo trovare intimità con ogni aspetto della natura, anche quelli che a molti fanno paura. Possiamo realizzare questa dimensione anche seguendo per settimane la vita di un insetto che abita la nostra casa, e scrivere la sua storia.

DS: In linea generale, la meraviglia è sotto i nostri occhi ogni giorno. E’ tuttavia vero che le “terre lontane” sono i luoghi e i giorni, le settimane che da tempo si trasformano in uno spazio, un orizzonte che ho chiamato “Ognidove” in un mio libro. Quello è il posto dove la capacità di ascoltare e di trovare una voce personale, unica, che tutti abbiamo, si esprime con sincerità. Viaggiare interrompe la consuetudine e permette di scoprire cose impensabili.

Il nostro destino sembra anche legato alla cultura della natura che riusciamo a respirare fin dagli anni della scuola. E’ questa la lezione del vostro libro?

FM: Direi che abbiamo seguito due idee fondamentali: una è che senza una cultura autentica della natura l'umanità non può compiere scelte sagge; l'altra è che possiamo conoscere davvero la natura solo con la partecipazione del corpo: non solo con alcuni dei sensi, ma immergendoci davvero in un habitat. Di conseguenza, l'educazione ambientale fin da bambini è indispensabile per la sopravvivenza dell'umanità, ma non deve essere teorica, deve essere “apprendimento esperienziale”.

DS: E’ sicuramente un assunto base mio e di Franco, che ci unisce come amici e come colleghi: lui mi ha insegnato tantissimo e io ho cercato negli anni di lavorare da scrittore affinché si capisca che la nostra cultura ha una grave schizofrenia nei confronti della Natura, che considera qualcosa al di fuori dell’uomo. Invece, noi SIAMO Natura.

Osservate che l’universo studiato dalla scienza è solo il 4% del totale. E’ questo che ci impedisce di avere un rapporto “sano” con la natura?

FM: Riconoscere che l'ambito indagabile fino a oggi dalla scienza è solo il 4% dell'universo (il resto è “oscuro”) non è un limite, ma un invito all'umiltà. I guai vengono perché l'uomo pensa di saperne abbastanza. Invece, a parte le fantasie del nostro cervello egoista, conosciamo davvero poco.

DS: E’ anche questo. E’ la scienza che si fa dogma arrogante. Noi sappiamo poco o nulla. E’ così evidente: la Natura non può essere ridotta a statistiche e comportamenti calcolati matematicamente. Un orso delle Alpi non è uguale a un orso del Canada. Hanno culture e luoghi differenti. Hanno spiriti, comportamenti, visioni diverse. Basta viverla, la Natura, per capirlo: i bambini, questo, lo sanno d’istinto perché non sono ancora addomesticati.

Scrivere di natura con profondità è un compito che voi due autori vi assumete nei vostri libri. Quali sono le vostre principali fonti letterarie d’ispirazione?

FM: In verità ho scritto molto di montagna e di natura, ma per ora spesso in spazi editoriali diversi dai libri. Ho lavorato a questo libro pensandolo come un esercizio anche per me, in vista di altri libri che sto cominciando a scrivere. Non c'è dubbio che la mia principale fonte di ispirazione sia l'esperienza; per trasformarla in letteratura, è però necessario leggere molto e imparare dagli altri. Autori citati nel libro come London, Melville, Leopardi, Buzzati e Lopez sono tra i miei insegnanti, così come Bonatti o Diemberger, perché tutti accomunati dal saper descrivere dimensioni veramente vissute.

DS: L’ispirazione viene dalla Terra, dal camminarla e dal viverla, chiaramente nel tempo le letture, i film, gli incontri, la musica, tutto ha contribuito. Barry Lopez, Jack London piuttosto che un bosco o un crinale in montagna, un incontro nell’intimo della montagna con un alpeggiatore o un viandante, un camoscio che si ferma a osservarti da una pietraia, un bambino che guarda il mondo, un’opera d’arte che ti regala visioni e orizzonti. Tutto questo e molto altro, sono l’ispirazione quotidiana. Tutto, deve contenere Amore.

Vi è capitato qualche volta di sentirvi incompresi?

FM: Venire compresi sempre non sarebbe un buon indizio, vorrebbe dire che si scrivono cose già risapute e acquisite. Bisogna considerare che molti grandi autori hanno cominciato a essere apprezzati solo dai posteri, segno che avevano saputo vedere oltre la contingenza. Qualche volta ho anch'io l'onore di non essere compreso rispetto ad affermazioni che a me sono chiarissime.

DS: Si, decisamente si. Ma nel momento in cui è così, c’è sempre qualcuno che capisce se stai facendo qualcosa di diverso, personale, per proporre un percorso in qualche modo nuovo. Quando è uscito “I Diari di Rubha Hunish” nel 2004 pensavo, come l’editore, che era troppo presto per un libro così in Italia. E a pagina uno, c’era citato Franco Michieli…invece, quel libro fu accolto bene. Certamente chi legge è più avanti degli editori. Ma del resto, se si vive la natura, la montagna, l’avventura, si capisce dove sta il cammino.

Nella bibliografia la montagna sembra infine fare la parte della Cenerentola: Walter Bonatti, Mauro Corona, Erri De Luca, Mario Rigoni Stern non sono citati per i loro scritti di montagna e solo Luisa Mandrino tiene alto il vessillo dell’alpinismo con il libro su Franco Miotto, alpinista sui generis. Come mai questa scelta?

FM: Il compito affidatoci da Zanichelli riguardava esplicitamente la Natura in senso lato, perciò abbiamo scelto di trattarla senza concentrarci su nessuno scenario particolare (il nostro non è neanche un libro sul mare o sui deserti). Gli esempi portati possono essere applicati ovunque, anche alla scrittura di montagna. Inoltre, ci siamo detti che il futuro potrebbe riservarci un nuovo lavoro proprio sul tema “scrivere la montagna”, che merita di sicuro un volume intero.

DS: Il libro doveva comprendere esempi di diversi modi di scrivere la natura. I nomi inclusi sono già molto importanti. Il sogno, come dice Franco, è quello di realizzare uno “scrivere la montagna”. La montagna è la Natura espressa magnificamente dal Grande Spirito, ma in “Scrivere la Natura” ci sono esempi limitati di tanti altri autori, inclusi gli esploratori,  perché il libro doveva abbracciare tanti aspetti; le proporzioni ci sono parse eque. Ogni scrittore è un esempio possibile, quello funzionale al discorso spiegato nella introduzione (che si può leggere a questo link: http://www.davidesapienza.it/doc/INTROScrivereLaNatura(Zanichelli2012).pdf )

 

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