Ammodernamento dei rifugi alpini: gestione delle acque e fitodepurazione

La gestione dei reflui nei rifugi è un tema di indubbia importanza. Con il CAI Lombardia si è parlato degli impianti di fitodepurazione e delle specie vegetali adeguate a seconda del rifugio.

L'impianto di fitodepurazione del Rifugio Tonolini

11 settembre 2018 - In data 1 e 2 settembre si è svolto un incontro organizzato congiuntamente dalle Commissioni Regionali Tutela Ambiente Montano (TAM) e Rifugi ed Opere Alpine (ROA), insieme al Parco regionale dell’Adamello, per affrontare il tema della gestione dei reflui nei rifugi.
Si tratta di un tema di indubbia importanza per la nostra associazione, che si trova a dovere affrontare in diversi contesti ambientali situazioni da risanare. Riteniamo che la presentazione di quanto discusso nell’ambito del convegno possa essere utile per tutti coloro che vogliono approfondire la questione, sia le Sezioni che possiedono dei rifugi, sia gli stessi gestori dei rifugi.

Sabato 1 i partecipanti, in tutto circa 20, si sono ritrovati nella suggestiva ex-cappella annessa alla Casa del Parco di Cevo, per ascoltare 6 relatori, tre appartenenti alla Commissione Rifugi ed Opere Alpine del CAI, e tre facenti capo al Parco dell’Adamello.
Ha introdotto il tema Giuseppe Meani, della Commissione ROA, che ha illustrato in linea generale le problematiche relative alla gestione dei reflui ed il lavoro impostato dalla commissione per il censimento della situazione lombarda (Progetto Reflui 2018-2020). È stato predisposto un questionario per raccogliere una serie di dati tecnici che è stato inviato a tutte le sezioni proprietarie di rifugi. L’ing. Ilaria Galbiati si è occupata di analizzare e sintetizzare i dati raccolti; dal momento che attualmente meno del 30% degli interpellati ha restituito il questionario firmato, i risultati presentati vanno considerati parziali. Tali risultati evidenziano comunque una situazione preoccupante in merito alla gestione del ciclo delle acque, con una percentuale molto elevata di situazioni fuori norma.

Ha fatto seguito la presentazione di Federico Pagani, che ha illustrato le possibili tipologie di interventi per la gestione dei reflui e l’attuale contesto normativo, caratterizzato da evidenti incoerenze, con differenze di valutazione tra una provincia e l’altra.
Ha quindi preso la parola il dottor Dario Furlanetto, fino a pochi giorni fa direttore del Parco dell’Adamello, già direttore del Parco del Ticino. Con schiettezza Furlanetto ha evidenziato che uno scarico non a norma potrebbe avere ricadute di carattere penale, ed ha sintetizzato le attività svolte negli scorsi anni dall’ente parco da lui diretto al fine di affrontare la situazione dei numerosi rifugi presenti all’interno del suo territorio, i cui scarichi venivano a configurarsi come potenziali sorgenti di inquinamento.

Il parco ha voluto realizzare un primo progetto pilota di trattamento delle acque reflue tramite fitodepurazione presso il rifugio Tonolini, posto ad una quota di circa 2450 m. Proprio per la quota, tale rifugio costituiva il caso più critico, dal momento che la fitodepurazione è basata sull’attività di piante, e con l’aumentare della quota il numero di specie disponibili diminuisce e la stagione vegetativa si riduce: esso è stato affrontato con la logica che se fosse stata trovata una soluzione tecnica adeguata per tale situazione, essa avrebbe potuto essere facilmente riadattata per i rifugi a quote minori, e quindi con minori problemi.
L’intervento è stato realizzato nel 2014 con un budget limitato (alcune decine di migliaia di euro, di cui la maggioranza spesi per il trasporto dei materiali con elicottero) e con una configurazione sperimentale. L’intervento prevede, a valle di una fossa Imhoff, una vasca di fitodepurazione su letto di zeoliti, con un fondo impermeabilizzato mediante telo in polietilene e perimetro in pietrame (nella foto sopra si vede il substrato, prima della semina della parte vegetale), su cui sono state introdotte varie specie vegetali: tra queste, quella che si è rivelata più adatta allo scopo è risultata la Deschampsia cespitosa. L’intervento è risultato funzionare perfettamente, come dimostra il monitoraggio effettuato annualmente, anche grazie alla collaborazione del gestore del rifugio.

Lo stesso parco dell’Adamello si è impegnato nella realizzazione di altri 3 impianti di fitodepurazione: quello del rifugio Aviolo, quello del rifugio Prandini e quello della Casa del Parco di Cevo, appena fuori dal locale dove si è tenuto il convegno. Si è mostrato come l’efficienza di tali impianti risulti dipendere strettamente da come vengono gestiti, ovvero dal fatto che nell’ambito del rifugio tutte le sostanze che confluiscono nei reflui siano biodegradabili: la cooperazione del gestore del rifugio è quindi fondamentale.
Furlanetto ha evidenziato l’estrema criticità del rifugio Gnutti, sollecitando un intervento e mettendo a disposizione le forze dell’ente pubblico per la parte progettuale ed autorizzatoria. La proposta ha trovato immediato consenso da parte del presidente della sezione CAI di Brescia, Angelo Maggiori, che si è impegnato per risolvere il problema.

L’intervento successivo è stato tenuto dall’ing. Beniamino Barenghi, specialista in progettazione di impianti di fitodepurazione e che cura il monitoraggio degli impianti sopra citati. Barenghi ha mostrato le varie parti di cui un impianto si compone, e le relative modalità costruttive, evidenziando come i maggiori oneri siano relativi al trasporto dei materiali (e dei mezzi di scavo) in quota.
All’esterno della casa del Parco Barenghi ha mostrato l’impianto di fitodepurazione, qui basato sulla specie Phragmites australis (canna di palude): esso si nasconde perfettamente nell’ambiente, e non si percepiscono odori malsani.

L’ultima relazione è stata tenuta da Enzo Bona, esperto botanico e senz’altro uno dei maggiori conoscitori della flora dell’area della Valle Camonica. Bona ha illustrato la scelta delle specie per l’impianto di fitodepurazione; nel caso del Tonolini, in ragione della quota elevata e quindi della breve stagione vegetativa, una sola specie è risultata dominante sulle altre e tale da costituire il motore dell’impianto di fitodepurazione: la Deschampsia cespitosa.
Si è discusso con i tecnici presenti delle problematiche relative alla gestione delle vasche Imhoff, i cui fanghi devono essere periodicamente rimossi, essiccati e smaltiti come rifiuti, e della necessità di avere, a monte degli stessi impianti, un sistema di disoleatura, degrassatura, oltre che una griglia per il trattenimento del materiale grossolano.

Domenica 2 settembre, nonostante la pioggia, ci siamo recati in località ponte del Guat e da qui abbiamo raggiunto a piedi il rifugio Tonolini, dove abbiamo potuto vedere l’impianto di fitodepurazione; impianto che in verità risulta ben poco visibile, dal momento che si caratterizza unicamente per specie floristiche differenti da quelle dell’ambiente circostante e dalla vicinanza con qualche chiusino.

Le presentazioni dei vari interventi sono disponibili cliccando qui.
Per maggiori dettagli sui temi trattati, contattare:
• Commissione Regionale Rifugi ed Opere Alpine: caicrl8roa@gmail.com
• Commissione Regionale Tutela Ambiente Montano: tam@cailombardia.it

Roberto Andrighetto
CR TAM CAI Lombardia

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