Baroni (1833-1912) signore delle Orobie

Il CAI di Bergamo celebra la grande guida alpina

Antonio Baroni

A cento anni dalla morte, il CAI di Bergamo celebra Antonio Baroni (1833-1912), celebre guida alpina e pioniere dell’alpinismo che esplorò e scalò tutte le vette delle Orobie. Una messa è stata celebrata il 20 aprile a Sussia, nei pressi di San Pellegrino Terme, in un angolo di quiete della Valle Brembana dove è nato ed è sempre vissuto.

FIGLIO DI CONTADINI. Baroni ha salito una infinità di cime esplorando creste e nuove vie delle Orobie spingendosi pure tra le montagne della Val Masino e della Val Grosina, oltre che nel massiccio del Disgrazia. Figlio di modesti contadini - Giuseppe e Anna Maria Oberti - la sua esistenza non si era discostata di molto da quella dei genitori. Un montanaro che ricorreva alle risorse di quel vecchio borgo a mille metri di quota, unito a San Pellegrino Terme da una mulattiera, con prati e macchie di bosco, giusto per allevare un paio di mucche, falciare e mettere da parte il fieno, fare scorta di legna per l’inverno. 

LA SUA SCOPERTA. Come cercatore di minerali aveva un occhio esperto ed esercitato. Lo rivela la storia del rarissimo fossile conservato al Museo di Sciente Naturali di Bergamo. Nel 1902 Baroni si presentò al professor Enrico Caffi, sacerdote e studioso della natura e della geologia delle Orobie, fondatore del museo ora in Cittadella. Teneva in un involto un pesciolino fossile. Il pesciolino, dedicato al Caffì (Polidophorus caffii) è l’unico esemplare al mondo della sua specie, come ricorda Pino Capellini in un articolo su Baroni pubblicato il 22 aprile dall’Eco di Bergamo.

A PIEDI NUDI. “Baroni lo si può definire”, annota Capellini, “una guida completa, alla quale i compagni di salita si affidavano fiduciosi. Non c’era ostacolo insormontabile. Se un passaggio in parete lo metteva in difficoltà e gli scarponi chiodati non gli davano sicurezza, li toglieva e saliva a piedi nudi". Sfogliando annuari, diari di guida, annotazioni di alpinisti con i quali era andato in vetta, il CAI di Bergamo ha ricostruito la lunga carriera di questa guida, simbolo dell’alpinismo sulle Orobie, e non solo. La sua fama si diffuse. Divenne la guida preferita del conte Francesco Lurani di Milano, che per anni lo volle con sé nelle ascensioni sui monti del gruppo Albigna-Disgrazia.

UN ESEMPIO. Nel luglio del 1878 con il conte Lurani, Baroni salì in vetta al Disgrazia, per una via che venne dedicata al suo nome. “Per noi”, sottolinea Paolo Valoti, past presidente della Sezione di Bergamo, “è un esempio che vale per il passato e per l’oggi. Si può dire che tutti gli alpinisti bergamaschi, e non solo i più grandi, non possono non seguirne le orme. Anche per il futuro”.

Segnala questo articolo su:


Torna indietro