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Guide alpine in guerra contro l’abusivismo. Intervista all’avvocato Massimo Viola, uno dei maggiori esperti in tale delicata materia

L'avvocato Viola (a destra) con Lio de Nes, presidente delle guide alpine del Veneto

Un aspetto inquietante nella professione di guida alpina era emerso nel corso dell’assemblea nazionale dell’Associazione guide alpine italiane (Sezione nazionale del CAI) svoltasi il 28 novembre al Palamonti di Bergamo: la difficoltà nell’attuare procedure atte a smascherare gli abusivi nell’esercizio della loro attività. Le vie dell’abusivismo sono molteplici, come numerose sono le modalità per camuffarsi da professionisti e darla così a bere agli utenti. Con gravissimo danno per la profesisone e per la società in genere. Tutti i collegi delle guide sono d’accordo: il fenomeno è fortemente penalizzante e così non si può andare avanti. Sullo scabroso argomento la redazione dello Scarpone ha incontrato l’avvocato Massimo Viola, tra i maggiori esperti in materia. Nato a Trento nel 1967, Viola si è laureato nel 1992 presso la facoltà di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Trento discutendo una tesi in diritto civile dal titolo “La responsabilità civile nelle attività sportive alpine”. Dal 1994 si occupa delle tematiche giuridiche connesse sia allo svolgimento delle professioni di guida alpina e maestro di sci, sia agli incidenti sciistici e alpinistici. Ha partecipato a numerosi convegni in qualità di relatore ed è autore di articoli su riviste specializzate in tema di responsabilità nelle attività sportive alpine, nonché del libro “La responsabilità civile nell’incidente sciistico” edito da eXperta, Modena, 2002.

 

Sulla base della sua personale esperienza, avvocato Viola, sono in aumento i reati di abusivismo?

“Purtroppo la risposta non può che essere positiva, vuoi a causa della complessità della disciplina, vuoi a causa della difficile situazione economica in cui ci troviamo”.

 

Si profila l’ipotesi di un osservatorio sull’abusivismo, un fenomeno che penalizza fortemente la professione di guida alpina. Dal suo punto di vista, con quali eventuali risultati?

“Arrivare ad avere un’esatta dimensione del fenomeno e, nel contempo, monitorarlo, sono presupposti fondamentali per elaborare, da parte della categoria e delle istituzioni, strategie di risposta adeguate”.

 

Quale deve essere il ruolo dei Collegi e delle associazioni di categorie nello stroncare la piaga dell’abusivismo?

“Ai collegi regionali, ancor più che alle associazioni di categoria, spetta un ruolo fondamentale nella lotta all’abusivismo dato che è ad essi che, per legge, spettano le funzioni di autogoverno e autodisciplina della professione con conseguenti compiti di vigilanza e controllo circa il possesso, da parte di chi esercita la professione, dei requisiti e delle abilitazioni necessarie”.

 

Quali prove vanno fornite alla magistratura inquirente in caso di denuncia per abusivismo?

“La raccolta delle prove nei casi di abusivismo, così come di qualunque altro reato, spetta alla Polizia giudiziaria. Ma l’attivazione dell’attività di polizia giudiziaria avviene di norma a fronte della segnalazione dei comportamenti sospetti da parte dei collegi, nell’ambito dell’attività di vigilanza e controllo da questi espletata, o da parte delle singole guide/scuole di alpinismo che operano sul territorio”.

 

Che cosa consiglia di fare quando si voglia “smascherare” il colpevole con prove certe e inoppugnabili?

“L’attività d’indagine finalizzata alla raccolta delle prove espletata dalla Polizia giudiziaria sotto il controllo delle locali procure della repubblica riguarda, nei casi di esercizio abusivo di una professione, e in particolare nei casi di esercizio abusivo della professione di guida alpina, sia l’elemento dell’abusività, ovvero la mancanza dei presupposti oggettivi e soggettivi che legittimano l’esercizio della professione da parte di un determinato soggetto (essenzialmente: abilitazione professionale e iscrizione all’albo), sia l’elemento dell’esercizio professionale dell’attività riservata per legge alle guide: ovvero l’accompagnamento di persone in ascensioni sia su roccia che su ghiaccio o in escursioni in montagna, l’accompagnamento di persone in ascensioni sci-alpinistiche o in escursioni sciistiche e l’insegnamento delle tecniche alpinistiche e sci-alpinistiche”.

 

A chi può essere attribuito il ruolo di polizia giudiziaria e attraverso quali procedure?

“La qualifica di ufficiale o agente di polizia giudiziaria spetta agli appartenenti delle forze dell’ordine. In alcuni casi, specificatamente previsti e disciplinati da leggi regionali, spetta anche ai funzionari dei servizi regionali competenti in materia”.

 

Per fare un esempio, un istruttore di mountain bike in quali casi può entrare in concorrenza con una guida alpina e invadere il suo abituale terreno?

“La legge dispone espressamente che lo svolgimento a titolo professionale dell’attività di accompagnamento di persone in escursioni in montagna, su qualsiasi terreno e senza limiti di difficoltà e comunque laddove possa essere necessario l’uso di tecniche e di attrezzature alpinistiche, è riservato alle guide alpine abilitate all’esercizio professionale ed iscritte nel relativo albo. Tutta l’attività di accompagnamento in escursioni, anche se effettuate con la mountan bike, piuttosto che con le ciaspole, così come l’attività di canyoning, che prevedano l’attraversamento o comunque la frequentazione di terreni nei quali, a causa delle difficoltà presenti, possa rendersi necessario, anche solo occasionalmente, l’uso di tecniche e di attrezzature alpinistiche, può essere svolta solo ed esclusivamente da guide alpine”.

 

Oggi il freeride con gli sci rappresenta, più che una disciplina, una filosofia. A chi compete, guide alpine o maestri di sci, accompagnare gli sciatori nei percorsi fuoripista?

“In base alla vigente normativa, è maestro di sci chi insegna professionalmente, anche in modo non esclusivo e non continuativo, a persone singole e a gruppi di persone, le tecniche sciistiche in tutte le loro specializzazioni, esercitate con qualsiasi tipo di attrezzo, su piste di sci, itinerari sciistici, ma anche su percorsi di sci fuori pista ed escursioni con gli sci che non comportino però difficoltà richiedenti l'uso di tecniche e materiali alpinistici, quali corda, piccozza, ramponi. Non rileva quindi, da un punto di vista normativo, il nome che si vuole dare all’attività sciistica praticata o lo spirito con cui la si pratica: ciò che rileva è il tipo di terreno ove detta attività si svolge e la presenza o meno di difficoltà richiedenti l'uso di tecniche e materiali alpinistici. Se si tratta di terreni che presentano difficoltà richiedenti l'uso di tecniche e materiali alpinistici, quali corda, piccozza, ramponi, l’unico soggetto autorizzato a svolgere sia l’attività di accompagnamento sia di insegnamento è la guida alpina”.

 

Un tale che allestisce un sito ad hoc in rete e organizza gite può essere definito per questo solo fatto un abusivo?

“No. Ciò che rileva, da un punto di vista penale, è il concreto esercizio (abusivo) dell’attività riservata alle guide. Certe situazioni potrebbero però configurare gli estremi del tentativo di esercizio abusivo. Sono casi che vanno esaminati di volta in volta nella loro specificità”.

 

L’arrampicata sportiva in strutture naturali protette è di competenza esclusiva delle guide alpine o la legge prevede che possano intervenire altri tipi di istruttori?

“L’unica deroga contenuta nella legge per quanto riguarda lo svolgimento dell’attività di istruzione e insegnamento nell’arrampicata, compresa l’arrampicata sportiva, è a favore degli istruttori del CAI, i quali però possono operare solo quali volontari, e percepire perciò solo un rimborso delle spese, nell’ambito delle scuole del CAI e nei limiti dei regolamenti all’uopo emanati da tale ente”.

 

L’istruttore del CAI può liberamente svolgere attività di formazione e accompagnamento, nell’ambito della scuola di competenza, nei confronti di elementi non iscritti all’associazione?

“L’attività delle scuole del CAI, all’interno delle quali operano gli istruttori titolati, è per l’appunto regolamentata. In base ai regolamenti vigenti l’attività deve essere espletata dalle scuole del CAI solo in favore dei soci e solo in casi particolari, per esempio a fini promozionali, anche in favore di non soci”.

 

Se un abusivo viene scoperto in flagranza di reato, le forze dell’ordine possono intervenire e arrestarlo?

“Per il reato di esercizio abusivo non è previsto l’arresto in flagranza, ma unicamente la denuncia a piede libero”.

 

Se un accompagnatore svolge attività abusiva per conto di un Parco naturale, in che misura il Parco stesso può dirsi responsabile?

“Nel caso in cui, nella fattispecie concretamente considerata, fossero ravvisabili gli estremi del concorso, potrebbe essere imputato del medesimo reato di esercizio abusivo anche l’amministratore dell’ente Parco”.

 

L’accompagnatore di media montagna e la guida vulcanologica vanno considerate figure professionali autonome rispetto alle guide alpine?

“Accompagnatori di media montagna e guide vulcanologiche sono professionisti intellettuali al pari delle guide alpine. Operano nello stesso ambito d’attività, sia pure con delle limitazioni ed esclusioni, con la componente aggiuntiva dell’illustrazione, alle persone accompagnate, delle caratteristiche dell'ambiente percorso”.

 

L’avere dichiarato di essere guida alpina (senza esserlo) può risultare determinante ai fini dell’accertamento del reato di esercizio abusivo?

“Dichiarare di essere guida alpina senza esserlo integra gli estremi dell’autonomo reato di usurpazione di titolo, previsto e punito dall’art. 498 del Codice Penale. Se a ciò si accompagna anche l’esercizio effettivo della professione corrispondente al titolo dichiarato, al reato di usurpazione di titolo si aggiunge pure quello di esercizio abusivo di cui all’art. 348 Codice Penale”.

 

E’ necessario raggiungere la prova che l’abusivo è stato retribuito per poterlo denunciare?

“Tale prova non è considerata necessaria dalla magistratura in quanto il reato in questione si configura con il solo esercizio dell’attività professionale, ovvero con lo svolgimento dell’attività riservata ai professionisti abilitati ed iscritti all’albo, e non per il fatto che da tale attività sia stato effettivamente tratto un guadagno”.

 

Su quali basi è possibile stabilire con certezza se l’insegnamento e l’accompagnamento sono avvenuti professionalmente ovvero a titolo professionale?

“L’insegnamento e l’accompagnamento in montagna s’intendono svolti professionalmente quando sono svolti in maniera professionale, ovvero alla maniera in cui sono soliti svolgerla i professionisti abilitati e quindi in modo organizzato e strutturato, rivolto a un numero potenzialmente indistinto di persone e al di fuori di vincoli di parentela o amicizia”.

 

L’esercitare la professione con un titolo abilitante acquisito in altri Paesi della Comunità europea può costituire un abuso?

“Potrebbe costituire un abuso, per un cittadino italiano, il conseguire un titolo in un altro paese al solo fine di evitare di dover affrontare gli impegnativi esami attitudinali e di abilitazione che la normativa italiana invece prevede. Negli altri casi, i principi della libera circolazione dei lavoratori e della libertà di stabilimento garantiscono ai cittadini comunitari di poter esercitare, a parità di condizioni, la propria professione ovunque all’interno dell’Unione europea”.

 

In tal caso è possibile comunque mettersi in regola con le leggi del Paese dove si esercita la professione?

“Per esercitare stabilmente la professione in Italia, il cittadino comunitario (e anche quello italiano che, trasferitosi in altro paese della comunità, vi abbia conseguito il titolo di guida) deve chiedere il riconoscimento del proprio titolo alle competenti autorità. Ciò avviene solo a seguito delle opportune verifiche circa l’effettiva equipollenza del titolo posseduto rispetto a quello italiano. Ottenuto detto riconoscimento, il soggetto potrà iscriversi all’albo tenuto da uno dei collegi regionali ed esercitare stabilmente la professione”.

 

Per concludere, quale può essere il principale motivo che scatena gli abusi?

“La criminogenesi del reato di esercizio abusivo di una professione, comprese quelle di guida alpina e di maestro di sci, va ricercata essenzialmente nell’ambito economico e risulta condizionata da valutazioni razionali in ordine alla “convenienza” di certi comportamenti. In altre parole, se la valutazione comparata tra i ‘benefici’, sia in termini economici sia in termini di prestigio, derivanti dal tenere il comportamento ‘criminale’ e i costi conseguenti all’eventuale azione repressiva/punitiva va a favore dei primi, la commissione del reato risulta incentivata. Nella sostanza, l’essere effettivamente scoperti e lo scontare realmente pene detentive e/o pecuniarie svolgono un ruolo fondamentale nella decisione di commettere il reato di esercizio abusivo di una professione. Inoltre è un dato di fatto che, in queste fattispecie di reato, più il quadro normativo di riferimento risulta articolato e di dubbia interpretazione, più sono complesse le incombenze burocratiche che debbono essere espletate per accedere alla professione, più il fenomeno dell’abusivismo tende ad aumentare”.

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