Biomasse, taglio dei boschi e Testo Unico Forestale: il mondo scientifico e associazionistico si mobilita a Rieti

Di seguito la posizione personale di Ines Millesimi e Patrizia Gentilini relativa al convegno del 6 aprile 2018 organizzato dal Corso di laurea in Scienze della Montagna dell’Università della Tuscia.

Il Terminillo nella bella stagione

16 aprile 2018 - Il Testo Unico Forestale recentemente approvato ha generato commenti e reazioni molto diverse le une dalle altre. Per il Club alpino italiano si tratta della "volontà, quasi uno sforzo titanico, di mettere ordine in una sovrapposizione in cui uno si perde", come dichiarato dal Presidente generale Vincenzo Torti in una recente intervista a montagna.tv.


Di seguito riportiamo l'articolo con la posizione personale di Ines Millesimi (CAI Amatrice) e Patrizia Gentilini (oncologa, ISDE) dopo il convegno di Rieti del 6 aprile scorso.

E’ stato un grande successo il convegno Biomasse forestali ad uso energetico: aspetti ambientali, forestali, giuridici economici e sanitari, organizzato il 6 aprile a Rieti dal Corso di laurea in Scienze della Montagna dell’Università della Tuscia, con il Comune di Rieti, l’ISDE (Associazione Internazionale dei Medici per l’Ambiente) e Attuare la Costituzione.

Oltre 300 persone provenienti da ogni parte d’Italia (dal Piemonte alla Calabria), l’adesione di ben 107 associazioni, alcune molto note e storiche come Italia Nostra, centinaia di accademici ed esperti delle più svariate discipline che avevano sottoscritto lettere aperte ed appelli (è attiva la raccolta firme, ora a quota 38.000, su change.org).

Obiettivo: che venga sospesa e profondamente rivista la legge riguardante il Testo Unico Forestale, ribattezzata la legge “tagliaboschi”. Approvato in extremis dal Governo uscente e promulgato qualche giorno fa dal Presidente della Repubblica, il testo di legge ha necessità di una profonda riflessione da parte di tutti perché apre uno scenario irreversibile, destinato a nuocere sulla salute dell’uomo e degli ecosistemi.

Questo articolo vuole aprire in seno al CAI un’importante riflessione da parte di tutti i soci d’Italia. E’ così necessario, a fronte di tante criticità poi qui elencate, il potenziare centrali a biomasse forestali per scopi energetici? E’ indispensabile, secondo quanto dichiara il Testo Unico Forestale, privilegiare il taglio massiccio di boschi per lanciare un’economia del legno per l’industria italiana del settore che ora importa il materiale dal Canada, cioè da un Paese che conta 979 milioni di ettari di boschi stimati, con una estensione geografica del territorio appena più piccola dell’Europa? E’ consona questa visione di sfruttamento dei boschi e delle foreste in relazione ai principi di Tutela Ambiente Montano? E’ coerente con i principi statutari del CAI e in particolare con l’articolo 1 visto che la montagna è anche fatta di boschi, in molti casi di pregio (aree SIC e ZPS), indispensabili per la conservazione degli habitat?

Durante la giornata di studi (22 relazioni), le biomasse forestali  sono state trattate dal punto di vista ambientale, energetico, sanitario, forestale e giuridico analizzando il nuovo Testo Unico Forestale. Dall’ampia trattazione dei vari argomenti e dalla partecipata discussione, sono emersi chiaramente i seguenti punti che vale la pena riassumere, vista la posta in gioco (la dimensione sanitaria, le lobby e gli interessi economici che ci sono dietro il taglio dei boschi italiani, il problema degli incendi boschivi e dei danni agli ecosistemi ecc.).

Nelle relazioni di Schirone, Tamino, Piovesan, Gomiero e Bellini è emerso con chiarezza come continuare a produrre energia dai processi di combustione  bruciando materia (in particolare biomassa) ed addirittura incentivando questa pratica con soldi pubblici sia assolutamente  fuori da quella che è l’”economia della natura”. Boschi e foreste sono ecosistemi che svolgono importantissime funzioni dal punto di vista ambientale ed ecologico: della purificazione di acqua ed aria, alla tutela dell’assetto idrogeologico e della biodiversità fino  alla mitigazione del clima e al benessere per la salute umana.

Schirone, professore del corso di laurea Scienze della Montagna dell'Università degli Studi della Tuscia, ha illustrato con dati scientifici la complessità della tutela e ha dimostrato l’insostenibilità, anche economica, dell’alimentazione delle centrali a biomasse con il materiale proveniente dalle foreste italiane.

CONSERVAZIONE BOSCHIVA. Pur mimetizzandola attraverso vari richiami alla conservazione dell’ambiente, la nuova legge forestale penalizza sia la conservazione dei boschi che la selvicoltura naturalistica e, sebbene la parola biomasse non venga mai citata, di fatto propone una politica di interventi, basati sulla cosiddetta gestione attiva, che sono studiati per favorire il taglio dei boschi per la produzione di biomasse ad uso energetico.

ECOSISTEMI COME INFRASTRUTTURE. Una serie di documenti prodotti dalla UE sta arrivando ad abbandonare la visione del bosco inteso come “ecosistema” per interpretarlo come “infrastruttura verde” del territorio. Ciò porterà inevitabilmente alla progressiva cancellazione di tante norme di tutela per le foreste dell’Europa meridionale, le più ricche di biodiversità, per assimilarle a quelle nord europee dove si pratica una selvicoltura industriale lontanissima dagli equilibri naturali. Quasi che fosse colpa del bosco che accumula molto materiale combustibile che ci siano gli incendi della scorsa estate, sottovalutando che siano statisticamente quasi sempre dolosi, che molti di questi nascondano legami con la malavita e appetiti economici, proprio come la produzione di biomasse ad uso energetico. Gli interventi seguenti hanno rafforzato questi scenari che vengono taciuti. Pedrotti, ex presidente della Società Botanica Italiana, e Spada, hanno analizzato come la gestione attiva dei boschi, in particolare per la produzione di biomasse, è semplicemente letale per la flora e la vegetazione spontanea e per la stabilità degli ecosistemi forestali. 

SVILUPPO ECONOMICO. Bellini del gruppo di scienziati di Energia per l’Italia, ha dimostrato che già oggi sarebbe possibile abbandonare combustibili fossili e biomasse per ricavare l’energia di cui necessitiamo  dalla sola energia solare e dalle altre forme ad essa connesse. Andrisano e Contu, tecnici forestali SISM, hanno messo in luce l’assoluta antieconomicità del taglio dei nostri boschi per produrre cippato o pellet ed anche in questo caso il valore viene solo dalle incentivazioni economiche di cui gode questa pratica.  L’uso delle biomasse forestali ad uso energetico è ad oggi antieconomico e i gestori delle centrali trovano il loro utile solo perché lo stato elargisce consistenti contributi per l’impiego delle energie rinnovabili. Laghi, medico ISDE, ha ricordato il caso della centrale ENEL del Mercure nel Parco del Pollino, il cui bilancio è di 49.000.000 euro l’anno ma di questi ben 39.000.000 sono di incentivi pubblici.  Oggi molte centrali a biomasse calabresi sono state acquistate e sono gestite dalla società EPH del magnate ceco Daniel Kretinsky. In pratica i nostri boschi vengono demoliti per fare arricchire una società straniera. Italia Nostra intervenuta con il suo Presidente Generale Rutigliano, con Giacometti e Signorini, ha dimostrato che tale tipo di gestione non porta al recupero dei paesaggi tradizionali, come vorrebbe la nuova legge, né individua spazi per il rewildening (rinselvatichimento) dei territori rurali e forestali, mentre in tutto il mondo la richiesta di wilderness è in costante crescita ed sta diventando un pilastro della nuova offerta turistica. 

IL CICLO DELLA NATURA.  Damiani  del CISDAM ha chiarito come gli alberi non si limitano, attraverso la fotosintesi, a fissare il carbonio nella loro struttura fisica vivente ma sequestrano anidride carbonica (gas serra responsabile principale dell’alterazione del clima globale) anche attraverso la respirazione dei loro apparati radicali, in genere imponenti.  Ciò avviene nel sottosuolo, attraverso l’interazione con l’acqua e le rocce di vario tipo.  Queste funzioni  sono tanto più efficaci quanto più i boschi sono allo stato naturale con alberi adulti o vetusti.  Il governo a ceduo “a turno corto” dei boschi italiani avrebbe inaccettabili riflessi negativi sul ciclo dell’acqua, sulla sua qualità, sul clima e sugli ecosistemi acquatici. Inoltre i boschi italiani di pianura e collina stanno già in pessime condizioni ecologiche proprio a causa del precedente sfruttamento; infine in buona parte non sono neanche protetti.
Contributi importanti su come boschi e foreste siano essenziali per la mitigazione del clima e  la biodiversità, sono venuti da Bianco, Petroselli, Russo. In particolare quest’ultimo ha dimostrato l’importanza di aree boschive assolutamente integre per la riproduzione di colonie di pipistrelli da loro studiate nel parco d’Abruzzo,  questo perché anche gli alberi  caduti e marcescenti sono fondamentali per fornire riparo e cibo ad altre forme viventi.

SALUTE E BIOMASSE La qualità dell’aria, già pessima in Italia non potrà che peggiorare con l’incremento di combustioni da biomassa. Gentilini, medico oncologo dell’ISDE Italia, ha ricordato gli inquinanti principali emessi dalla combustione: particolato, ossidi di azoto, ozono, diossine, IPA, metalli pesanti. L’OMS valuta che solo l’8% della popolazione mondiale respiri una aria che rispetta i limiti individuati dalla stessa OMS e che i limiti di legge (ampiamente superati purtroppo), sono molto meno cautelativi di quelli indicati dall’OMS. Già oggi si stimano in Italia 60.000 morti premature per il PM2,5, di cui circa 2/3 (20.000), riconducibili a PM2.5 emessi da biomasse come particolato primario. Gentilini ha ricordato la gravità della situazione ambientale in Italia, ad esempio a Forlì nel 76% di 221 bambini che hanno partecipato ad una indagine spontanea per la ricerca di metalli pesanti nelle unghie è stato trovato cadmio, nel 73% alluminio, nel 62% berillo etc. Queste morti sono essenzialmente cardiovascolari nel breve termine, ma a lungo termine anche incremento di cancro al polmone, malattie respiratorie, danni alla salute riproduttiva (incremento di infertilità, malformazioni, aborti, diabete,  Alzheimer, aumento del rischio di autismo per i nuovi nati. Avino dell’Università del Molise  ha presentato i risultati preliminari delle analisi sul contenuto delle pericolosissime particelle ultrafini nell’aria di Rieti. Per fortuna la qualità dell’aria del capoluogo è da considerarsi ancora abbastanza buona. Corrieri, psichiatra, ha ricordato i benefici che provengono dal contatto con il verde e la natura si è dimostrato una più rapida guarigione nei pazienti ricoverati per il solo poter godere di un panorama verde e del miglioramento dei processi cognitivi proveniente dal passeggiare in boschi ricchi di biodiversità.

Il convegno ha visto l’attiva partecipazione del Comune di Rieti ed è stato rappresentato dall’Assessore all’Ambiente Valentini che ha commentato con particolare competenza tecnica gli interventi di vari relatori, invitando a intervenire con  un contributo condiviso  la Consigliera M5S e l’Assessore alla Cultura.

Sul Corriere della Sera nel 1948 lo scrittore Dino Buzzati scriveva: Quanto più si estende sulla terra vergine il dominio dell'uomo, tanto più diminuiscono le sue possibilità di salvezza e a un certo punto egli si troverà prigioniero di sé stesso, gli verrà meno il respiro e per un angolo di autentico bosco sarà disposto a dare via tutte le sue diaboliche città, ma sarà troppo tardi, delle antiche foreste non rimarrà più una fogliolina.

 

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