Borgna: “Spero che attraverso ‘Il pastore di stambecchi’ possiate vedere un pezzo di Gran Paradiso”

Presentiamo il libro scritto dall’antropologa, guida naturalistica e socia Cai con Louis Oreiller, del quale si racconta la vita straordinaria. È la storia di un valdostano che in gioventù fu bracconiere per poi diventare custode e difensore della natura

8 aprile 2020 - “Il pastore di stambecchi, storia di una vita fuori traccia” è il libro che l’antropologa Irene Borgna ha scritto con Louis Oreiller, per raccontare la vita di questo valdostano eccezionale. Una figura che sembra esotica, legata a un mondo distante. Una vita coltivata tra le montagne che circondano Rhêmes-Notre-Dame. Un mondo che ‘Luigi’, come lo chiama affettuosamente la scrittrice, conosce meglio di chiunque altro perché è la sua casa. Un libro edito dal Cai e da Ponte alle Grazie che può essere riscoperto in questi giorni complicati.

Da giovane Oreiller ha seguito la strada del bracconaggio per sfamarsi, per poi diventare un difensore degli stambecchi, un guardiaparco, un guardiacaccia. Una conversione anche interiore, uno sguardo che cambia. Ed è con questa saggezza conquistata attraverso le valli selvagge del Gran Paradiso, che ha conquistato la scrittrice e guida naturalistica Borgna:

“Luigi è una di quelle persone che ti colpiscono. La sua vita è stata al limite della sopravvivenza, dell’arrangiarsi. Dopo gli anni da bracconiere, c’è stata una redenzione, una conversione, quando è diventato guardiaparco. Per gli appassionati di montagna è difficilissimo non restare conquistati. Così ho deciso di raccontare la sua storia”.

Proprio questa conversione ci sembra renda molto attuale la sua storia. L’uomo ha vissuto da secoli in conflitto con la natura, ma adesso forse dovrebbe riconciliarsi con essa. È questo un po’ quello che succede al protagonista di questa storia?

“Sì, Luigi attraversa una trasformazione profonda. Ricavava per necessità dalla natura quello di cui lui e la sua famiglia avevano bisogno. Quando poi però da guardiaparco osserva la natura attraverso il suo binocolo, il suo sguardo si modifica. Quando parla sembra che sia la montagna stessa a raccontarsi”.

Sembra parlarci da un’epoca diversa…

“Assolutamente, sembra un altro mondo. Eppure è anche super attuale. Ha traghettato dagli anni Trenta del Novecento una saggezza che può aiutarci tutt’oggi. In particolare un senso del limite, l’idea che a volte bisogna saper rinunciare. Valori che oggi si rivelano molto contemporanei”.

Questa storia ci porta in una dimensione diversa. Lontana. Che è un po’ la funzione della letteratura, dei libri, ma anche quello che cerchiamo quando esploriamo le montagne…

“Sì, ci porta in una dimensione in cui c’erano meno oggetti, meno denaro, meno persone con cui poter intrecciare relazioni. C’è però anche una maggiore connessione con l’ambiente e con queste persone. A Rhêmes Notre-Dame, la realtà in cui vive, per esempio, c’è un forte legame comunitario”.

Luis Oreiller è anche un po’ un archetipo.

“Di personaggi come lui ce ne sono tanti. In ogni sezione del Club alpino italiano in cui mi sono recata ne ho incontrato uno. E anche la letteratura di montagna ha spesso tratteggiato figure simili”.

In questi giorni stiamo scoprendo che la natura ci manca…

“Decisamente!”

Questo libro può essere un modo per far finta di essere trasportati nella natura?

“Me lo auguro. Spero che chi lo legga venga trasportato in montagna e in buona compagnia con Luigi. E attraverso le sue parole farsi portare fuori, in alto, in quota. Vedere questi stambecchi, questi camosci che si sfidano, queste marmotte che si danno delle gran legnate o l’ermellino che si vendica con la vipera. Affacciarsi attraverso i suoi occhi su un pezzo di Gran Paradiso. Credo che in questi giorni farebbe un gran bene”.

Stiamo riscoprendo in questo periodo la fragilità umana, di essere parte della natura e di essere fragili al suo interno. Quindi anche di far parte di un universo più grande di noi stessi.

“In questi giorni strani, siamo confinati nella nostra dimensione urbana e nelle nostre case. Fuori intanto c’è una natura che sta esplodendo, che sta benissimo anche senza di noi. Forse dalla nostra condizione di clausura capiremo di esserci esclusi da qualcosa di cui facciamo parte e che viviamo spesso con non curanza. Spero che quando finalmente usciremo ci comporteremo con più attenzione, un po’ come ospiti”

Come sta trascorrendo queste giornate?

“Ho un orto a cui mi sto dedicando in questi giorni. Poi lavoro da casa e se non mi stanco troppo di stare al computer, la sera scrivo qualcosa”

Invitiamo dunque i soci Cai a rimanere a casa?

“Vorrei salutare tutti i soci del Cai. So quello che state soffrendo. Facciamo tesoro di questo momento difficile e poi quando torneremo in montagna facciamo sì che sia ancora più bello”.

Guarda il video dell'intervista a questo link:

 

Valerio Castrignano

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