Cai Amatrice, grande partecipazione per la festa di San Martino

Dai più piccoli agli anziani, con il coinvolgimento delle sezioni delle regioni vicine, sono stati in quattrocento a dare vita alla tradizionale escursione il 10 novembre

14 novembre 2019 -La festa di San Martino è, per me, la nostra festa di sezione. Non abbiamo rinunciato quest'anno alla nostra tradizione, anche se tre anni fa la Chiesa di San Martino è crollata e ora si cercano i fondi per ripristinarla. Perché noi ci siamo ancora. Anche se gli edifici sono crollati, le persone sono ancora qui e le loro tradizioni sono vive. Questo vogliamo continuare a ribadirlo”. Così Franco Tanzi presidente del Cai Amatrice, commenta la grande partecipazione a uno degli eventi simbolo della storia della sua sezione: la festa di San Martino. L'evento è stato organizzato il 10 novembre, alla vigilia del giorno dedicato dalla Chiesa al Santo, e ha visto partecipare come ogni anno quattrocento persone.
“Voglio sottolineare la grande allegria che ha dominato questa giornata e nonostante le difficoltà del nostro territorio, il gran numero di volontari che hanno dato una mano all'evento”, ribadisce orgoglioso Tanzi. Non è una festa qualunque questa. È un evento inscritto nel DNA di questa comunità. Si parte da Amatrice lungo uno dei cinque sentieri religiosi che collegavano il paese con la frazione che custodisce la chiesa di San Martino. Oggi la chiesa è crollata e nella frazione è rimasto un solo abitante, l'ultimo custode di un territorio che il 10 novembre è tornato a vivere come in passato.
Il percorso di un'ora e mezza è facile, nonostante bisogni attraversare un torrente. Il sentiero è dominato da faggi e da alberi secolari, come la quercia monumentale sul bivio per la frazione di Retrosi o il ciliegio antico vicino alla chiesa di San Martino.
Hanno partecipato in tanti e di tutte le fasce d'età, dai ragazzi dell'Alpinismo giovanile ai Seniores. Sono arrivati anche i soci di sezioni vicine, sono venuti dall'Aquila, da Viterbo, da Ascoli Piceno, da Spoleto.
Giunti nella frazione, dopo la messa celebrata all'aperto, spazio ai panini di carne, all'amatriciana e al vino. Una festa e un'allegria che ha il sapore della tradizione, ma anche del futuro. Un futuro a cui in queste terre non si vuole rinunciare e che ci si promette stringendosi intorno al motto che il presidente Tanzi ripete ancora una volta: “Amatrice non è morta, si sta solo riposando”.

Valerio Castrignano

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