CAI Novellara, in memoria della Grande Guerra sul Lagazuoi

Due giorni nei luoghi della cosiddetta "guerra verticale" per i 25 partecipanti alla due giorni dell'8 e 9 settembre scorsi. Escursioni su Falzarego e Lagazuoi.

Un momento della due giorni

12 settembre 2018 - Il monte Lagazuoi, uno dei luoghi simbolo della Grande Guerra, il cuore del fronte dolomitico, è la meta che la sezione CAI di Novellara ha scelto come destinazione per l’uscita dell’8 e 9 settembre scorsi. Questa uscita ha avuto infatti come scopo quello di conoscere e approfondire uno degli aspetti più peculiari di quel tragico conflitto: la cosiddetta “guerra verticale” che si è combattuta tra il 1915 ed il 1917 e che ha visto contrapposti italiani e austro-ungarici.

Gli italiani tra il 18 ed il 19 ottobre del 1915 avevano occupato la strategica posizione della cengia Martini, mentre gli austro-ungarici, che erano stanziati al di sopra dei nostri, avevano occupato il sentiero Kaiserjäger e la vetta del piccolo Laguzoi a 2778 m. I due eserciti hanno quindi cercato di prevalere l’uno sull’altro mediante una guerra di mine le cui deflagrazioni hanno provocato la distruzione di intere pareti rocciose e migliaia di morti. La mina più potente fu fatta esplodere dagli austriaci il 22 maggio 1917: questa deflagrazione provocò il distacco di una parete di roccia alta 199 m e larga 136 m; gli italiani riuscirono però a mantenere la loro posizione sulla cengia Martini.

Guida eccezionale dei 25 partecipanti all’uscita CAI Novellara è stato Lauro James Garimberti, esperto della Grande Guerra, che nei due giorni di escursione ha fornito nozioni e approfondimenti storici, in particolare sulle durissime condizioni di vita dei soldati che patirono la fame, il freddo (gli inverni del ’16 e del ‘17 furono tra i più freddi del XX secolo, con la neve che raggiunse i 9 m) e la disciplina durissima con decimazioni e fucilazioni.

Il gruppo è giunto nella mattina del sabato al passo Falzarego: da qui imboccando il sentiero CAI 401 e 402 è giunto al Rifugio Lagazuoi, dove lo attendeva Andrea Orsi, rievocatore storico in divisa del III reggimento dei Tiroler Kaiserjäger che ha accompagnato i partecipanti lungo il sentiero Kaiserjäger fin sulla vetta del piccolo Laguzoi da dove ha mostrato i punti da lì visibili lungo i quali correva il Fronte Dolomitico: Tofane, Fanes-Lagazuoi, Col di Lana, Marmolada, ha illustrato le principali azioni di guerra che sono avvenute in quei luoghi e ha spiegato come i soldati, utilizzando attrezzi rudimentali costruivano le gallerie di mina, di cui una delle più famose è appunto la galleria Lagazuoi. La sera è trascorsa tranquilla al Rifugio Lagazuoi, tra racconti di guerra di James Garimberti e risate in compagnia.

Le nubi hanno impedito di godere a pieno del tramonto sulle Dolomiti, ma un’alba infuocata ha dato il buongiorno al gruppo CAI che ha potuto godere della visione mozzafiato delle cime rosate dei massicci che fanno da corona al Lagazuoi: Civetta, Marmolada, Sella, Pordoi, Fanes. Dopo la colazione il gruppo è partito per la visita alla galleria Lagazuoi: fu scavata dagli Alpini italiani ed è lunga 1150 m, presenta una struttura elicoidale: è totalmente buia se si eccettuano delle feritoie che sono servite come colatoi per il materiale di scavo e per arieggiare la galleria.

Quest’opera servì per la costruzione della camera di accensione di circa 35 tonnellate di esplosivo che hanno fatto crollare una parte della cima sul nemico. Al termine della galleria i nostri hanno imboccato la Cengia Martini su cui sono stati ricostruiti alcuni ricoveri delle truppe italiane. Verso l’una il gruppo era nuovamente al passo Falzarego: dopo pranzo, a conclusione della escursione, è stata svolta la visita al Museo della Grande Guerra Forte “Tre Sassi” a Passo Valparola.

L’esperienza vissuta dai partecipanti ha fatto sentire fortemente a tutto il gruppo CAI Novellara come sia preziosa la pace così duramente conquistata con il sacrificio di tanti giovani, di come la montagna, con le sue ferite, conservi la memoria di quanto è avvenuto, e di come sia nostro dovere continuare a fare conoscere tutto questo, perché non si ripeta più un’altra “inutile strage”.

Emanuela Croci
CAI Novellara

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