Cai Nuoro, il gruppo escursionistico tra i faraglioni e le gole d’Ogliastra

L'ultima escursione sezionale effettuata tra pietre di bianco calcare, piccole frane che modificano gli assetti di una geologia in continua evoluzione.

Uno scorcio durante l'escursione

16 marzo 2018 - Una giornata di questo mezzo marzo. Sardegna aggredita positivamente dalle piogge. Non si scoraggia il Gruppo escursionistico del CAI Nuoro e prova una delle classiche e più amate gole, “bacu”, nell’Ogliastra. La discesa a Bacu maore, la forra stretta maggiore, che dall’altipiano del Golgo scende, col suo carico di storie, ai porti nascosti di Portu Cuau e Portu Pedrosu.

La mattina, l’alba dove i cumuli giocano a rincorrersi. Curve e piazzole, la vecchia 125, oltre un secolo di vita, a collegare con Caralis tutta la parte orientale dell’Isola. Dirigono l’escursione Angelo Corrias, Lina Sanna, Antonio Paolo Mura, Giacomo Attardi. Si lascia il paese di Baunei, accovacciato sotto falesie di calcare. L’inverno lo rende quasi muto, pronto a svelare a breve i suoi tesori di spiagge e paesaggi. E quella grande cultura del lavoro che passava aggrappata alle forre e ai camminamenti dei caprai, con i cuiles a scandire stagioni senza tempo. Tornanti ripidi per il Golgo. I silenzi dei boschi di roverelle e la voragine, sulla sinistra con i suoi misteri di profondità infinite.

Porteddu ancora chiuso, forse non per molto. Accoglierà a breve l’esercito dei curiosi che non resistono alla discesa ardita verso Goloritzè. L’arco è lì, non lo scuotono le onde invernali e neanche i tentativi di trasferirlo a Malta per improvvide, fantasiose e false immagini, subito cancellate per intervento dell’amministrazione comunale. Lasciate le macchine, si scollina. Sulla sinistra Cuile “Carta”, lo straordinario, nella sua naturale evoluzione,  sistema idrico messo a punto dai pastori. Il vento che sale dai canali arrotola le nubi. I direttori prendono una rapida decisione, al bivio di Bacu Maore e Bacu Linnalbu: si scende dalla parte alta. E non si rivela scelta sbagliata. Si spalancano i paesaggi del grande canale che degrada violento verso i fiordi nascosti. Pietre di bianco calcare, scolpite dall’artista ignoto, piccole frane che modificano gli assetti di una geologia in continua evoluzione.

E nella parte di fronte i gradoni delle mulattiere dei carbonai. Qui, ancor più evidente i resti della guerra silenziosa che in pochi decenni ha eroso e sradicato macchia e foresta. Camminamenti e piazzole, “fogaie”, catena di montaggio: tagliare, carbonizzare, depredare, fuggire verso il mare. Qui si è consumata larga parte della storia d’Ogliastra. Ma la “grande bellezza” si è ripreso la sua forza. Lo spettacolo alla vista degli escursionisti Cai, dall’alto, dentro il Bacu è condensato di  sogno e fantasia. Pareti candide sfioranti il grigio del cielo, picchi di calcare disegnati da architetti, radici di piante mai dome che spaccano e avvolgono la roccia. Cuile Ilchiera e Bacu Sonnoli, per incrociare una parte del “Selvaggio Blu”.

E affacciarsi al mare d’oriente che sbatte le onde in fragorosi suoni e armonie. Laggiù le cale aggrediscono terra e roccia. Approdavano gli zatteroni per caricare carbone e fragile economia di Sardegna interna. Chiude il golfo Capo di Monte Santo. Ma riapre spazi, oltre, con mondi e storie diverse ma dello stesso mosaico di armonie di luoghi. Risalita inseguendo i sentieri scavati dalla fatica di caprai e pastori, tra grotte e pareti ancora grondanti d’acqua di questo marzo piovoso. Rivisitando i luoghi dell’escursionismo suggestivo del Cai Nuoro.

Matteo Marteddu
CAI Nuoro

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