CAI Veneto: "Porre un limite allo sfruttamento delle risorse naturali sulle quali si fonda il turismo"

Il presidente Renato Frigo interviene con un comunicato nel dibattito relativo all'ampliamento dei comprensori sciistici dell'area dolomitica

16 gennaio 2020 - In questi giorni sono apparsi numerosi articoli riguardante il maxi progetto di giro completo delle Dolomiti con gli sci. La costruzione di un nuovo impianto ha l'indubbio vantaggio economico di generare un indotto turistico industriale nell'area, permette la creazione di posti di lavoro. Ma sono stati valutati i costi ambientali di costruzione? Vale la pena di fare un investimento così oneroso sia in termini economici che di natura.

Come CAI Veneto riconosciamo che lo sci ha rappresentato e rappresenta un ruolo strategico nell’economia della montagna, questo ha permesso ad alcune comunità di mantenere il proprio radicamento geografico e la salvaguardia di un irrinunciabile patrimonio ambientale e naturalistico. Ma non può esservi uno sviluppo di impianti a fune che sia NO LIMIT.

Bisogna porre un limite allo sfruttamento delle risorse naturali sulle quali si fonda il turismo. Se la natura (ma anche la cultura e le tradizioni) vengono “distrutte” nel lungo periodo si arriva alla distruzione economica di un territorio. Secondo gli studi, le tre principali ripercussioni del cambiamento climatico sul turismo saranno una riduzione della stagione invernale con una conseguente diminuzione delle entrate per le destinazioni che vivono di turismo invernale.

Un aumento dei costi di gestione degli impianti per riduzione stagione invernale e un aumento della neve artificiale e un notevole aumento dei costi per i turisti che vogliono praticare gli sport invernali. Pertanto, per tutto quanto sopra esposto il CAI Veneto esprime le propria contrarietà in merito agli impianti e alle piste previste dal maxiprogetto, ritenendoli troppo onerosi e troppo impattanti nel contesto ambientale dove si andrebbe a collocare.

Presidente del Cai Veneto Renato Frigo

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