Ghiacciai in forte ritiro

Resi noti primi risultati della spedizione scientifica dell'estate 2011

Il ghiacciaio Chaalati nel Caucaso georgiano fotografato a 121 anni di distanza. 1890 V.Sella - © Fondazione Sella / 2011 F. Ventura - © Arch. F. Ventura
Ghiacciaio Chalaati, 1890 V.Sella - © Fondazione Sella / 2011 F. Ventura - © Arch. F. Ventura

Fitti boschi sono cresciuti dove si estendevano gigantesche lingue glaciali delineando una demarcazione netta: le importanti contrazioni, avvenute soprattutto negli ultimi 50 anni, sono state oggetto la scorsa estate di una indagine fotografica e scientifica nella catena montuosa del Caucaso, nella regione della Svanezia (Georgia). Oltre sei mesi, al ritorno da questa seconda spedizione del progetto “Sulle tracce dei ghiacciai”, sono serviti a Riccardo Scotti, glaciologo al Dipartimento di Scienze Geologiche e Geotecnologiche dell’Università degli Studi di Milano - Bicocca, per tracciare un primo quadro riassuntivo delle indagini, suffragato dalla possibilità di incrociare i dati emersi dalle misure sul campo con il parallelo lavoro di comparazione fotografica compiuta dall’ideatore del progetto e fotografo Fabiano Ventura e dalla sua equipe.

"Si tratta di un lavoro di ricostruzione fotografica senza precedenti, dal restauro delle immagini storiche di Dechy e Sella a partire dalle lastre o negativi originali, alla ricerca in situ degli esatti punti di ripresa per ottenere una sovrapponibilità ottimale" spiega Ventura, che attraverso l'associazione no profit Macromicro da diversi anni promuove questo progetto con l'obbiettivo di ripercorrere in diverse spedizioni le catene montuose più significative del Pianeta e studiare gli effetti intervenuti sui ghiacciai in seguito ai cambiamenti climatici in atto. Così, alle immagini scattate oltre 100 anni fa dai maestri della fotografia di montagna, si affianca la ripresa e la rielaborazione dei nuovi scatti, acquisiti attraverso moderne camere fotografiche di grande formato, fino a renderli perfettamente sovrapponibili con quelli storici. (Nell'immagine in apertura Il ghiacciaio Chaalati nel Caucaso georgiano fotografato a 121 anni di distanza, nel 1890 da Vittorio Sella e nel 2011 da Fabiano Ventura. Dal confronto risalta la forte erosione sui pendii laterali della valle a seguito del ritiro del ghiacciaio) 

"Tecnicamente le immagini realizzate dallo stesso punto geografico, dopo un lungo lavoro di post produzione, vengono sovrapposte digitalmente tramite dei software specifici" aggiunge il fotografo "e grazie a questo lavoro gli studiosi possono ottenere dei confronti ad altissima risoluzione, accendendo e spegnendo i livelli su cui sono caricate le due immagini, una a colori e una in bianco e nero, per verificare visivamente i mutamenti occorsi nel lasso di tempo che separa le due riprese". Un processo di post produzione laborioso, ma che sta dando ottimi risultati consentendo oltretutto di rendere più tangibili anche a un pubblico di non addetti ai lavori argomenti in genere appannaggio di una ristretta cerchia di esperti. È forse per questa ragione, per la connaturata spettacolarità delle immagini, oltre che per la capacità di comunicare in modo evidente, che il materiale fotografico finora elaborato è stato oggetto di diverse mostre e il documentario girato nella precedente spedizione in Karakorum è stato trasmesso sulle principali reti televisive internazionali come la prestigiosa ZDF tedesca, ARTE francese e tedesca, NHK giapponese, RTSI svizzera e la RAI e ha ottenuto diversi premi cinematografici e nomination a diversi festival di cinema di montagna, natura e avventura, e un nuovo documentario sulla spedizione in Caucaso a firma di Marco Preti e prodotto dalla SD Cinematografica sarà presto sugli schermi.

Infine la rilevanza dei risultati scientifici, tradotti qui in una serie di osservazioni puntuali sui ghiacciai Caucasici: dalla Piccola Età Glaciale (PEG), culminata attorno al 1810 in questa regione, ad oggi, il Ghiacciaio Tviberi, il più grande ghiacciaio in Caucaso fino al 1965, ha mostrato la contrazione di superficie più forte (- 16,4 km ² - 34,9% della superficie originaria) e il ritiro lineare più marcato (- 3,98 km, il 42% della lunghezza massima lungo la principale linea di flusso). Il Ghiacciaio Chaalati, quello che spinge ancora oggi la sua fronte alla quota più bassa nel Caucaso meridionale (1861 m s.l.m.) ha mostrato una contrazione di 4,4 km² (- 27,1%) e un ritiro frontale di 2,16 km. Il Ghiacciaio Adishi, il più piccolo dei tre, ma con la quota media più elevata, ha mostrato la contrazione più modesta (- 1,5 km², - 13%), e un ritiro lineare di 1,15 km. I rilievi geomorfologici e dati scientifici analizzati sono stati presentati per la prima volta al sedicesimo Alpine Glaciology Meeting, uno dei più prestigiosi meeting di glaciologia in ambito europeo, a Zurigo il 2-3 febbraio scorsi.


Segnala questo articolo su:


Torna indietro