Cime Bianche, lassù l’ultimo

Il racconto della due giorni in Val D'Ayas, curata dalla Commissione TAM del CAI, dove si è ribadita la necessità di puntare su forme di turismo alternative allo sci da discesa e di tutelare le ultime aree alpine incontaminate.

Escursione CAI-TAM alle Cime Bianche

4 luglio 2019 - L’ultimo grande vallone del Monte Rosa risparmiato dallo sci di pista. “Solo una società malata può pensare di installare piloni per una funivia in un luogo come questo”.
Questo frulla nella mia mente salendo domenica 30 giugno nel Vallone delle Cime Bianche. Riflessione che si fa più intensa una volta superato il limite della vegetazione arborea, là dove il vallone si apre in una successione di pianori, e contro cielo appaiono (sì, un’apparizione), le tre Signore di candido calcare da cui il vallone prende il nome.

C’è sicuramente qualcosa di perverso in un simile progetto, una irrefrenabile patologia da gigantismo.
Fine giugno, l’estate ha esordito senza freni. Il respiro del Sahara non risparmia le valli alpine e la gente fugge in montagna. La Val d’Ayas non sfugge alla ressa e già alle 8 del mattino la piazzetta di Saint Jacques è piena.
La giornata d'altronde è splendida. Soltanto il Gran Tournalin beneficia di timidi vapori vaganti. Per il resto è azzurro. Nel vallone i ruscelli disegnano anse generose fra pascoli e torbiere. In alto i festoni di ghiaccio che debordano dalla Gobba di Rollin trasudano acqua e candore.

Fino a quando? Domanda legittima: i giorni passati hanno fatto provare ai valdotèn l’ebbrezza dei 40 gradi e questo dovrebbe indurre riflessioni …
Condivido emozioni e pensieri con i componenti del folto gruppo della Commissione TAM del CAI (gruppo Liguria Piemonte Valle d’Aosta) che il giorno prima hanno partecipato al Convegno “Vivere le Alpi … e il loro futuro”, organizzato appunto dalla Commissione TAM.

Il salasso della montagna
Azzeccata la metafora utilizzata da Piermauro Réboulaz, Presidente del CAI Valle d’Aosta, come baricentro del suo intervento. I Salassi, etnia che abitava queste valli prima dei Romani. I salassi rimedio medico assai praticato un tempo e che spesso aveva come esito il decesso del paziente. Infine, il salasso che negli ultimi decenni ha subito la montagna. E che rischia, perseverando con la pratica, di uccidere anche in questo caso il paziente.

Fermare il salasso dunque. “Fermare la banalizzazione, i progetti senza futuro”, ha ribadito nel suo intervento il Presidente nazionale del CAI Vincenzo Torti.
Antonello Provenzale, scienziato del CNR, ha tratteggiato gli scenari climatici futuri, un futuro che già “qui e ora” dispensa ansie e timori e che proprio la montagna subisce in modo evidente.
Vanda Bonardo e Claudia Apostolo di Legambiente hanno presentato il dossier Nevediversa, elenco delle località che hanno puntato su forme di turismo non basato sulla monocultura dello sci di pista e della neve artificiale, con il suo impatto e i suoi costi. Ed è di questi costi, economici ed ambientali, che ha parlato Enrico Camanni. “Il turismo dolce esiste – ha affermato - ed è significativo anche come motore di risorse”. Ma soprattutto è l’unico turismo capace di futuro.

Già il futuro. Salendo nel vallone, durante le soste lo sguardo si attardava anche a oriente, sulla cuspide solitaria della Testa Grigia, storico belvedere sul Monte Rosa. Ed è lì, sul versante sinistro della Val d’Ayas che si snodano le ragnatele del Monterosa Ski. Lo sci come industria, che non conosce limiti. Un pachiderma senza pace.
Decine, centinaia di chilometri di piste. Ovunque invasi per fare “neve”. I cannoni. E non basta, non basta mai, si sogna il “terzo comprensorio al mondo”.

“Alzi la mano chi sa quali sono i primi due”. La domanda di Marcello Dondeynaz ha come risposta dall’uditorio il silenzio. Nel suo intervento Marcello evidenzia in modo prefetto l’assurdità anche economica del collegamento Cervinia-Champoluc che stravolgerebbe il Vallone delle Cime Bianche.

Si devono al suo impegno e al suo amore per la montagna, di questa montagna, queste due giornate in Val d’Ayas. Marcello Dondeynaz è l’animatore del Gruppo Ripartire da Cime Bianche, nato appunto con lo scopo di opporsi al progetto di collegamento. E di salvare l’ultimo grande vallone del Monte Rosa risparmiato dal pachiderma.
“Se penso al paradiso penso al Vallone delle Cime Bianche – Una passeggiata fra storia, natura incontaminata e paesaggi idilliaci”.
Questo dice un manifesto con proposte di escursioni affisso all’ingresso dell’Hostellerie de Mascognaz.
Incontaminato? Fino a quando? Dipende anche da voi, gente valdostana.

Toni Farina

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