“Circumnavigazione” delle Tre Cime di Lavaredo per i ragazzi dell'Alpinismo giovanile di CAI Belluno e CAI Longarone

Giovani e giovanissimi hanno potuto capire, dopo aver percorso, scarponcini ai piedi, un itinerario mozzafiato, il paradosso della Grande Guerra portata in luoghi così duri e selvaggi.

Sul sentiero, scarponcini ai piedi

17 agosto 2018 - Un’altra escursione rimarrà nel ricordo dei partecipanti al corso monotematico di alpinismo giovanile “Montagne ferite” organizzato dal CAI di Belluno e Longarone: la “circumnavigazione” delle Tre Cime di Lavaredo.

Non poteva mancare nell’esplorazione culturale della Grande Guerra la conoscenza di questo luogo unico al mondo che ha visto gli uomini gareggiare in coraggio e spirito d’avventura.
Il gruppo dei grandi ha salito la valle dell’Agua portandosi così nella Forcella di Mezzo che con il suo panorama ha suscitato sorpresa nei partecipanti, mentre meraviglia ha fatto nascere il verificare come il conflitto sia stato portato sulla cima di quei rilievi.

Percorrere il sentiero che attraversa i ghiaioni sotto le pareti nord delle Tre Cime di Lavaredo ha fatto meglio capire quali difficoltà hanno incontrato i sodati chiamati a conquistare, avanzando nella notte, quel prato di pietre. Il racconto delle imprese alpinistiche, opera di amanti delle cime di un secolo fa trasformate in strumento di “lotta”, ha fatto scoprire uno dei paradossi del primo conflitto mondiale: portare la guerra nel luogo più inospitale che è la vetta di una montagna.

Non può che far nascere ammirazione la passione per quelle cime che si scopre conoscendo la vita di Sepp Innerkofler e nello stesso tempo rammarico nel vederla trasformata in arma da guerra e fonte di morte.
Orgoglio non può che suscitare l’idea e l’impresa di pochi che hanno saputo portare sulla Cima grande a 3000 metri il faro per controllare l’avversario insieme al cannone per attaccarne le postazioni: impresa di Antonio Berti medico accampato sulla forcella Lavaredo riconosciuto “padre degli alpinisti veneti”.

Incredulità hanno suscitato i racconti dei fatti di guerra svoltisi cento anni fa in questo anfiteatro di montagne di cui i giovani hanno potuto grazie alla pace ammirarne la bellezza.
La domanda di un partecipante, che chiedeva dove fosse il confine, curioso di capire se gli sforzi fatti avessero assicurato risultati soddisfacenti, ha consentito di riflettere e riconoscere il valore di essere cittadini di un’Europa unita, conquista alla quale siamo giunti anche grazie al primo conflitto mondiale.

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Daniela Mangiola
CAI Belluno

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