CNSAS: record di missioni, nel 2019 gli interventi sono aumentati del 7,1%

Gli interventi sono cresciuti rispetto all’anno precedente: 10234 contro i 9554 dell’anno scorso. “Un incremento numerico che ha fatto superare per la prima volta nella storia la quota di 10mila missioni”

6 aprile 2020 - Il Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico ha pubblicato i dati relativi alle attività del 2019. In particolare, gli interventi sono aumentati rispetto all’anno precedente: 10234 contro i 9554 dell’anno scorso, con un incremento del 7,1%. “Un incremento numerico consistente che ha fatto superare per la prima volta nella storia la quota psicologica di 10mila missioni”, scrive lo stesso soccorso alpino in un comunicato stampa. “E’ frutto di una più intensa frequentazione delle montagne italiane, caratterizzata anche da un’estate particolarmente mite, ma questi dati dimostrano anche che la nostra rete di stazioni di soccorso (242 stazioni alpine, 27 speleologiche) è sempre più attiva sull’intero territorio del Paese”, spiega lo stesso presidente del corpo Maurizio Dellantonio. Complessivamente nel 2019 sono stati impiegati 41.666 soccorritori, distribuiti in 28.458 giornate/uomo, per un totale di 187.504 ore di effettivo utilizzo.


Le missioni
Le missioni si sono svolte per il 75% in terreno montano, impervio e ostile. Gran parte delle richieste di soccorso hanno riguardato persone ferite, ma ci sono stati anche 950 ricerche di persone disperse, 280 casi classificabili come interventi di Protezione civile, 164 incidenti stradali che hanno richiesto l’intervento del Soccorso Alpino e Speleologico, 42 valanghe, 30 soccorsi in forra, 10 nelle grotte e 2 interventi per l’evacuazione di impianti a fune. Le false chiamate sono state 117. La suddivisione mensile delle missioni conferma la consueta fotografia con i mesi estivi di giugno, luglio, agosto e settembre che assieme toccano la percentuale del 51,2% con l’altro picco, seppur ben distanziato di dicembre, gennaio e febbraio (23,3%).


L'identikit
Le persone tratte in salvo sono state 10.073. Fra queste 3.376, pari al 33,5%, sono stati gli illesi. I feriti hanno raggiunto la quota di 6.190 unità (61,4%), suddivisi in feriti leggeri (4.501, 44,7%). Ferma allo 0,6% la percentuale dei dispersi non recuperati, mentre si registra un leggero calo dei morti in montagna, passati dal 458 nel 2018 a 446 nel 2019 (il 4,4% del totale). Nel 77% dei casi (7.761) si è trattato di infortunati italiani, nel 709 (7%) di nazionalità tedesca. 227 i francesi (2,3%), 99 gli austriaci (1%), 51 gli svizzeri (0,5%), 884 pari all’8,8% appartenenti ad altri paesi dell’Unione Europea e il restante 3,4% a nazioni extracomunitarie. I soci del Club Alpino Italiano a cui si è prestato soccorso sono 356 pari al 3,5%, mentre gli uomini sono 7.018 (69,7%) e le donne 3.055 (30,3%).


Le cause
Per quanto riguarda le attività svolte dalle persone soccorse, la più comune è l’escursionismo con 4.415 casi (43,8% del totale), seguito dallo sci alpino e nordico, con 1.602 operazioni di soccorso. Seguono l’alpinismo con 613 soccorsi, mountain bike con 571, ricerca funghi (504) e scialpinismo (316). 10 le richieste di aiuto dalle profondità di grotte e cavità ipogee.

Al primo posto fra le cause degli incidenti in montagna restano le cadute e le scivolate (4.653 casi, il 46,2% del totale). Segue poi l’incapacità a continuare il percorso (2.630 casi, il 26,1%) che comprende oltre all’incapacità di proseguire o di tornare sui propri passi, il ritardo, la perdita dell’orientamento e lo sfinimento. Seguono i malori (1.239 richieste di soccorso, 12,3%) un dato in costante crescita in rapporto anche con l’invecchiamento della popolazione del nostro Paese.

Infine, in alcuni casi l’elicottero è di grande aiuto per gli interventi: sono 3.169 le operazioni di soccorso effettuate con questo mezzo. A seguire i mezzi aerei della Protezione Civile, 1217 missioni, concentrate soprattutto in Valle d’Aosta e Friuli Venezia Giulia.

Red



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