Congratulazioni del Trento Film Festival a Paolo Cognetti per la vittoria del Premio Strega

Lo scrittore durante l’ultima edizione della rassegna a Trento ha svelato i suoi prossimi progetti (viaggio in Nepal in autunno 2017) e come vede il rapporto tra la città e la montagna (tra opposti, ma non contrastanti).

Paolo Cognetti al 65° Trento Film Festival

7 luglio 2017 - «Il Trento Film Festival è davvero felice per la vittoria del Premio Strega 2017 da parte di Paolo Cognetti, al quale rivolge le più sincere congratulazioni. Paolo Cognetti con “Le otto montagne” è stato uno dei protagonisti di maggiore successo del 65. Trento Film Festival, durante il quale ha vinto anche il Premio Itas del Libro di Montagna 2017. Abbiamo sempre creduto nelle grandi qualità di Paolo Cognetti, considerandolo uno dei maggiori interpreti della montagna dell’oggi e del futuro, con il quale condividiamo i valori espressi dalla nostra rassegna». Così Luana Bisesti, direttrice del Trento Film Festival ha commentato la vittoria di Paolo Cognetti del Premio Strega 2017.

Lo scrittore ha partecipato all’ultima edizione della rassegna in più eventi, riscuotendo sempre un grandissimo successo di pubblico, soprattutto durante la cosiddetta “passeggiata con l’autore” sul Monte Bondone. All’incontro dal titolo “La montagna così lontana, così vicina”, Paolo Cognetti ha anche parlato dei suoi programmi futuri e della sua visione della montagna.  «Il prossimo viaggio sarà in Nepal – ha spiegato lo scrittore - a cui mi ispirerò per il mio futuro progetto letterario. Partirò in autunno».

Alla domanda su quali fossero i suoi scrittori di riferimento ha risposto: «Ettore Castiglioni e Mario Rigoni Stern sono riferimenti cui punto la mia bussola personale come modelli di uomini giusti. Da loro ho capito che la grandezza della persona passa dalle loro scelte e della presa di coscienza di quello che stava accadendo attorno a loro, con il dovere di partecipare».

Alla domanda di come vede il rapporto tra la città e la montagna ha spiegato: «È un rapporto tra opposti, non contrastanti, ma che dialogano in un’alternanza continua. Da un lato la città è più bella perché è piena di varietà, dall'eterogeneità di Milano, alle 180 lingue diverse che si possono trovare a New York. Questo in montagna non si può trovare. A volte in montagna mi rattristo quando vedo razzismo e maschilismo. Vorrei coltivare e trovare anche qui arte, cultura, letteratura. Infatti per ripopolare la montagna ho organizzato, dove vivo un festival, il cui nome è "Il richiamo della foresta", in un paesino a 1800 metri, a cui a luglio parteciperà anche Mauro Corona. La montagna è vocazione di alterità, di resistenza, ma è anche sinonimo di paradosso, dove le comunità locali vogliono modernizzare per portare lavoro mentre i cittadini che la frequentano sporadicamente la vogliono preservare: sono due sguardi con lo stesso diritto di esistenza, la soluzione dev'essere pragmatica e va trovata nella dialettica».

Infine, a proposito del suo libro “Le otto montagne” ha detto: «Felice dei feedback dei montanari del mio libro, magari può portare alla rinascita di quei valori sani della montagna».

Comunicato Trento Film Festival

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