Corpo nazionale soccorso alpino e speleologico, record di interventi nel 2018: 9554

Mai così tante missioni come nello scorso anno. Il presidente Maurizio Dellantonio: “Aumenta la propensione al rischio e a praticare sport 'estremi' senza adeguata preparazione”. Virtuosi come sempre i Soci CAI, cher sono il 3,8% delle persone soccorse.

Foto Mattia Bergagnin - Soccorso alpino e speleologico Veneto

4 aprile 2019 - Mai così tanti interventi di salvataggio come nel 2018. Il Corpo nazionale del soccorso alpino e speleologico (Cnsas), Sezione nazionale del CAI, ha effettuato 9554 missioni di soccorso. Non era mai successo nella storia dell'associazione. Già il 2017 aveva fatto registrare cifre record: 9059 interventi. Era la prima volta che si infrangeva la barriera delle 9mila missioni di soccorso.

In alcuni casi si è trattato di interventi, in particolare quelli di protezione civile, che hanno costretto a un impegno di molte ore e anche di diversi giorni. Per la gran parte sono stati interventi di protezione civile o che hanno riguardato valanghe, gole strette e profonde, grotte e l'evacuazione di impianti a fune. Il 9% di queste missioni è stata la risposta a richieste di soccorso nei comprensori sciistici. L'11% ha riguardato la ricerca di persone scomparse.

L'esercito di volontari messo in campo per queste operazioni è stato notevole: 40.270 tecnici di soccorso, 28 unità cinofile da valanga, 146 unità cinofile da ricerca in superficie, 13 unità cinofile da ricerca molecolare. E soprattutto è stato messo in campo un notevole impegno, una media di 244.467 ore dedicate da ogni uomo impegnato nei soccorsi. Un totale di 32.074 giornate lavorative. Il 73% di queste missioni ha riguardato zone di territorio montano particolarmente impervie. Per questo è sempre più usato l’elicottero sanitario, grazie alle convenzioni siglate con il sistema sanitario delle Regioni italiane.

Gli esiti sono stati a volte molto positivi. Le persone illese hanno raggiunto la soglia del 33,5%. Non sono mancati eventi tragici, ma in termini percentuali si è trattato di numeri ridotti. In particolare le persone disperse e non ritrovate sono state purtroppo 61, ma con una percentuale al di sotto dello 0,7%. Virtuosi sono risultati gli iscritti al Club alpino italiano: i soci CAI coinvolti in un soccorso sono stati 354 (3,8%) mentre i non soci 9028 pari al 96,2%.

Il Presidente Nazionale del Cnsas, Maurizio Dellantonio, ha analizzato la situazione: “aumentano gli incidenti in montagna e dove l’ambiente è impervio e questo è sicuramente frutto di una maggiore frequentazione delle nostre aree verdi. Ma notiamo anche una maggiore propensione al rischio, da parte di molti utenti della montagna. Le attività più specializzate, a volte definite 'estreme', attirano giovani e meno giovani, che si avvicinano ad esse spesso senza la dovuta preparazione. Penso soprattutto al freeride, lo sci fuoripista, al downhill in bicicletta, fino ad arrivare alle 'tute alari'. Come Soccorso alpino e speleologico non demonizziamo questi sport, che anzi possono essere una risorsa importante e nuova per i nostri territori montani. Ma chiediamo agli appassionati di migliorare la loro preparazione in termini di sicurezza, se necessario rivolgendosi alle Guide Alpine o agli ottimi corsi del Club Alpino Italiano (CAI), che diffondono la cultura della sicurezza di pari passo con le nozioni tecniche”.

Valerio Castrignano

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