“Cosa è successo l’8 e il 9 maggio alla nostra acqua?” A Teramo incontro pubblico dell'Osservatorio Indipendente sull’Acqua del Gran Sasso

Sabato 20 maggio 2017, l'Osservatorio, del quale fanno parte CAI Teramo e altre 9 associazioni, intende capire il grado di sicurezza del sistema idrico del Gran Sasso parlandone con istituzioni e cittadini.

La locandina dell'incontro

19 maggio 2017 - Il sistema acquifero del Gran Sasso d'Italia rifornisce oltre la metà della popolazione d'Abruzzo.
Il sistema è vulnerabile e nell'agosto 2002 a causa di un incidente si verifica lo sversamento di 50 litri di trimetilbenzene che finiscono nel pozzetto all'interno dei laboratori di Fisica del Gran Sasso. Non si conoscono gli esiti del successivo intervento straordinario a seguito dell'emergenza socio-ambientale indotta.

Le problematiche connesse con l'emergenza del Gran Sasso possono essere ricondotte alla interazione esistente tra il traforo autostradale A24, i laboratori sotterranei di fisica nucleare, le captazioni idropotabili e l'acquifero.
Le contaminazioni dell'acquifero si sono ripetute fino a quelle avvenute nel 2016 tra la fine di agosto e l'inizio di settembre e quella ancora più grave del 9 maggio 2017.

Club Alpino Italiano e altre associazioni hanno riattivato il Comitato nato nel 2000 per impedire la realizzazione del terzo traforo sotto il Gran Sasso (obiettivo conseguito) attualizzando il nome in “Osservatorio Indipendente sull’Acqua del Gran Sasso".

L'Osservatorio ha indetto un confronto pubblico a Teramo, sabato 20 maggio 2017, alle ore 16.30 nella sala polifunzionale della Provincia. “Cosa è successo l’8 e il 9 maggio alla nostra acqua?”: sarà questa la domanda che sarà rivolta ai rappresentanti di ASL, ARTA e Ruzzo Reti SpA.

Il rimpallo delle responsabilità tra tali enti disorienta i cittadini che hanno diritto di essere correttamente e tempestivamente informati (accesso all'informazione) ed evidenzia che in materia di sicurezza per l'acquifero del Gran Sasso, l'Abruzzo sia privo di quanto necessario (diritto alla qualità ambientale).

E' indispensabile ridurre il rischio per qualunque attività svolta negli ambienti sotterranei del traforo e dei laboratori: è quindi necessario attivare procedure operative di sicurezza inderogabilmente preventive, con la delocalizzazione delle attività che evidenzino un indice di rischio non compatibile agli ecosistemi interessati e provvedere alla totale messa in sicurezza degli ambienti e dei luoghi.

ScienzaAmbiente: il problema per le interazioni presenti tra le tre strutture, tutte operanti in un particolare sistema acquifero con faglie attive,è particolarmente complesso e andrebbe affrontato con un gruppo di studio e di lavoro di spessore internazionale.

Sotto è scaricabile il comunicato dell'Osservatorio.

Filippo Di Donato
Presidente CCTAM del CAI

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