Da Fobello a Baranca: cronaca di una bella e interessante esperienza In Val Mastallone per oltre 80 Soci CAI Torino e CAI UGET

"Ci siamo rigenerati camminando nella natura incontaminata, non ci sono stati acquazzoni, abbiamo visitato luoghi nuovi, ricchi di storia, cultura e antiche tradizioni", è il commento finale dell'autrice dell'articolo.

L'inizio dell'escursione

5 giungo 2018 - La Val Mastallone, alla sinistra orografica della Valsesia, è quella delle sue laterali che si svolge per un maggior numero di chilometri e che confina a nord con le valli ossolane.
Il Gruppo Escursionismo TAM (Tutela Ambiente Montano) delle Sezioni CAI di Torino e CAI Uget di Torino domenica scorsa 3 giugno 2018, per la prima volta vi si è avventurato.

Le condizioni metereologiche, come di norma in questi ultimi tempi, non erano particolarmente allettanti, data la massima variabilità, ma il desiderio di camminare, di trovarsi in compagnia degli amici, e, per la quasi maggioranza, di scoprire luoghi nuovi, è stata la molla che ha portato a una massiccia partecipazione all’escursione.

Partiamo alle sette da Torino. In ottantatré scendiamo dai due bus nei pressi della chiesa di Santa Maria, una delle ventitré frazioni di Fobello, sotto un cielo prevalentemente azzurro e scaldati dal sole. Raggiunta La Gazza sulla stradina asfaltata e rabboccate le borracce alla fontanella, la lunga fila multicolore si snoda lungo il sentiero n. 517 ben segnalato dal CAI, superando le case Cattolino e Lungostretto.

La vegetazione è lussureggiante, il verde dell’erba e del fogliame, lucidato dalle recenti e frequenti piogge, i fiori che iniziano a far capolino, forse spaventati dagli improvvisi e violenti acquazzoni, sono un piacere per gli occhi, come lo spumeggiante Mastallone che scorre, volteggia e impazzisce sotto di noi, con cascatelle, salti e allegri spruzzi. Lo attraversiamo sul ponte di cemento e risaliamo il versante opposto sulla mulattiera lastricata che qui resiste ancora bene agli assalti del tempo.

I primi rododendri fanno capolino, più in basso il giallo delle ginestre e dei maggiociondoli punteggia l’infinita distesa delle tonalità di verde. L’enorme faggio sul lato destro del sentiero attrae la nostra attenzione, prima di iniziare il lunghissimo traverso che supera numerosi valloncelli laterali, alcuni ancora ingombri dei resti delle tante e massicce slavine. L’inverno scorso è stato insolitamente ricco di precipitazioni nevose, che sono utilissime per l’acqua che riversano sull’ambiente, mentre a noi escursionisti creano qualche problema, relegandoci ancora alle quote più basse.

Le nuvole aggrediscono l’azzurro, ma il sole resiste e raggiungiamo il Rifugio Alpe Baranca Baranca, dove il gruppo si ricompatta. Con noi, anche tre amiche della Sezione CAI di Omegna. Per alcuni questa sarà la meta, approfittando dell’ospitalità della signora Alda. Ripartiamo, superando la Cappella degli Alpini, saggiamente addossata al grosso masso che la ripara dalle slavine, e il primo grosso fronte nevoso che ricopre la mulattiera. La ritroviamo poco oltre e raggiungiamo il punto critico, all’altezza della grande cascata del Mastallone che esce dal Lago di Baranca e che va a infilarsi nel fronte della slavina sottostante.

Il cielo si è coperto, una parte del gruppo, soddisfatta, ridiscende alla conca del Rifugio per lo spuntino. Alcuni superano sulla sinistra l’ammasso nevoso profondo ancora alcuni metri e in sicurezza raggiungono il lago e l’alpeggio Selle con la vista sui ruderi della Villa Aprilia, fatta costruire dai Lancia all’inizio del secolo scorso e distrutta durante la seconda guerra mondiale. Le prime gocce li faranno rientrare velocemente.

Si scende al piano: la pioggia è iniziata e cessata a più riprese, ma senza disturbarci più di tanto. Ci hanno raggiunto anche due amici del CAI di Gattinara. A Fobello, grazie all’interessamento della Signora Carla (segreteria comunale) ci attendono i banchetti con i prodotti locali, i biscotti artigianali di montagna I Biscutin Dal Strii, le confetture e conserve di Ca’ di Mori, i formaggi della Latteria La Giuncà, e gli assaggi con il pane di montagna di Vulaiga.
Il signor Stefano ci attende e nella piazzola all’ingresso del Museo Lancia ce ne espone velocemente (i tempi sono strettissimi) la storia. La visita al museo stesso e a quello del puncetto con i bellissimi e colorati costumi di Fobello, dove una gentile signora ci fa anche vedere l’esecuzione del puncetto, meriterebbe molto più tempo, ma il tempo è tiranno. Prima di ripartire ci attende la consueta merenda: con l’aiuto di tutti si prepara, ci si abbuffa e si ritira il poco o nulla rimasto.

Alle diciassette a trenta si parte e alle venti siamo a Torino. E’ stata una giornata intensa e positiva: ci siamo rigenerati camminando nella natura incontaminata, non ci sono stati acquazzoni, abbiamo visitato luoghi nuovi, ricchi di storia, cultura e antiche tradizioni, non si è perso nessuno e nessuno ha avuto alcun tipo di problema. Tutte esperienze condivise: cosa chiedere di più?

Daria Fava (Valsesiana di nascita, Valsusina di adozione)
CAI Torino

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