#destinazioneK2, il reportage della seconda tappa del viaggio sostenibile di Gian Luca Gasca

Il protagonista della spedizione verso il K2 racconta il suo viaggio da Mosca a Ekaterinburg sulla Transiberiana, il treno dal percorso più lungo al mondo

10 agosto 2017 - Lo zaino è pronto per andare nuovamente verso est. Pesa leggermente di più a causa di qualche souvenir russo comprato qua e là tra le bancarelle che affollano il mercato di Izmailovsky, un Balon moscovita che mi fa sentire a casa nonostante gli oltre 3000 chilometri di distanza. Un posto dove si trova qualunque cosa, dagli oggetti d’antiquariato ai souvenir più moderni e pacchiani fino alla memoria dell’Unione Sovietica con divise, fucili, munizioni e cartoline d’epoca. L’unico luogo della capitale in cui, per assurdo, è facile sentirsi parlare in italiano.

Mosca ha il fascino dell’impero, ha la stazza e la mole della superpotenza, eppure lascia in bocca l’amaro dei principi svenduti al dio denaro. Lascia trasparire il fallimento del socialismo abbandonato in fretta e furia con la fine dell’URSS, quando il popolo si è ritrovato libero di sognare l’America. Un sogno che ha conquistato il mio compagno di viaggio, sul treno dal percorso più lungo al mondo, che porta tatuata un’enorme e sfocata statua della libertà. Chiedo se l’ha mai vista dal vivo, ma non ci capiamo. Risolvo con disegni e gesti che raccontano un viaggio dalla Russia a New York e lui mi risponde molto semplicemente “niet” prima di iniziare a disegnare sè da ragazzo che sognava l’America, quel Paese che pareva essere un regno di libertà.

Il treno corre traballante su rotaia. Ogni tanto pare stia per deragliare e nel frattempo la Provodnitsa consegna ad ognuno le proprie coperte, quindi inizia un lungo movimentare di materassi e coperte per sistemarsi ognuno al proprio posto e prepararsi per le lunghe ore scandite non più dal passare del tempo, ma dei chilometri. Provate a chiedere sul treno quanto tempo manca a Ekaterinburg, vi risponderanno che mancano mille chilometri, ottocento chilometri e ancora duecento chilometri. Su questo treno il tempo perde completamente il suo senso. Qui sopra non c’è frenesia. Ognuno si prende il suo tempo e si rilassa parlano e chiacchierando. Solo per un occidentale che viaggia da solo e senza conoscere una parola di russo (a parte “niet” e “da”) le ore passate nella terza classe della Transiberiana possono diventare momenti di totale sconforto, lasciando al contempo molte ore per osservare il variegato mondo attorno a sè prima della liberante aria frizzante di Ekaterinburg che segna la fine della Russia in questo viaggio con destinazione K2.

Gian Luca Gasca

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