“Economia di montagna e possibili ritorni”: il Comitato Scientifico LPV del CAI ne ha parlato a Stresa (VB)

E' emerso il difficile contesto normativo per fare impresa in montagna. Impresa che, per avere successo, deve puntare su qualità e specificità del prodotto, oltre alla capacità di dialogo con la comunità locale.

I partecipanti (foto Katia Galizia)

13 novembre 2019 - Nei giorni 9 e 10 novembre si è tenuto a Stresa (VB) un convegno su “Economia di montagna e possibili ritorni”, organizzato dal Comitato Scientifico Ligure Piemontese Valdostano del Club Alpino Italiano con il patrocinio Parco Nazionale della Val Grande e dell'Ente Parco delle Aree Protette dell'Ossola.
L'iniziativa era valida come corso di aggiornamento per Operatori Naturalistici e Culturali (ONC) del CAI.

Il programma: ricercatori, imprenditori e attori locali a confronto
L'evento si è strutturato in una prima giornata di studio con le presentazioni di giovani imprenditori di montagna, di ricercatori e di soggetti facilitatori nelle dinamiche territoriali; nella seconda si sono svolte visite tecniche presso la sede operativa del Parco Nazionale Val Grande a Vogogna (VB) e a Domodossola (VB) con l'incontro del responsabile dell'accoglienza del Sacro Monte Calvario, patrimonio mondiale dell'Unesco, e di un produttore di vini, rappresentante della viticoltura eroica di montagna.

I giovani imprenditori di montagna
Chi frequenta paesi e versanti delle medie valli si è già sicuramente imbattuto nel racconto di qualche giovane o meno giovane che ha scelto la sfida del fare impresa in montagna. Probabilmente è rimasto affascinato dall'entusiasmo e dalla determinazione di questi piccoli imprenditori che hanno maturato la visione di una vita possibile in montagna e ne hanno fatto un progetto di vita attraverso lo sviluppo di un'attività economica. Non è una decisione facile, neppure comoda. A render difficile la sua realizzazione è soprattutto il contesto normativo o strutturale, più che le difficoltà ambientali. Sembra paradossale che ambiti caratterizzati da marginalità, abbandono e spopolamento siano invece condizionati dalla difficoltà di accesso alla terra e dalla frammentazione e polverizzazione delle proprietà. I giovani imprenditori intervenuti al convegno erano tutti agricoltori o allevatori. Hanno spiegato che la riuscita della loro sfida deriva dalla capacità di dialogo con la comunità locale, dalla possibilità di trovare un equilibrio tra passato e presente e nella scelta di produrre con piante e animali che sono adattati alla montagna.

La sostenibilità della piccola azienda agricola di montagna: qualità, rispetto delle specificità e integrazione
Ognuno di loro sa di non poter competere per quantità in un mercato diventato globale, ma nella qualità, nella specificità e nell'unicità del prodotto può trovare la sostenibilità della sua azienda. È dunque nelle relazioni territoriali, nella trasmissione di saperi e competenze, nel mantenimento di reti escursionistiche, nell'integrazione con gli altri sistemi di valle (reti dei beni naturali e dei beni culturali, reti sociali), che la singola iniziativa può trovare la sua affermazione e, attraverso il suo slancio generoso, restituire valore alla montagna. Come? Producendo paesaggio, garantendo un presidio del territorio, valorizzando la rete di accesso sentieristico, recuperando e restaurando il patrimonio agro-pastorale ancora disponibile. Oggi i versanti delle medie valli sono infatti sempre più caratterizzati dal ritorno del bosco su grandi superfici un tempo coltivate, pascolate, terrazzate.

Montanari e natura "di ritorno"
Gli attuali montanari e i futuri montanari di ritorno si trovano oggi ad interagire con una natura anch'essa "di ritorno": entrambi, a modo loro, interpretano il tema del vuoto, simbolo della montagna di mezzo del secolo scorso. Dalle testimonianze e dal dibattito in sala sembra però che i due approcci non si escludano reciprocamente, ma che possa esserci allo stesso tempo un modello di fare impresa in montagna sostenibile sia sul piano economico sia sul piano ambientale. Certo non è una decisione facile, neppure comoda, ma sappiate che è ciò che rende felice l'imprenditore di montagna.

Un evento nell'evento
Il convegno del 9/10 novembre di Stresa e delle Valli Ossolane è stato definito un "evento nell'evento". Quattro titolati ONC nell'ultimo corso del 2017/2018 (Sabrina Freddi, Katia Galizia, Roberto Ghio, Stefania Tron) hanno infatti proposto il tema e, supervisionati dal presidente del Comitato Scientifico LPV Dino Genovese e supportati localmente dal vicepresidente del CAI Piemonte Bruno Migliorati, hanno organizzato ogni aspetto del convegno: la logistica, la progettazione delle due giornate, la scelta dei relatori e delle realtà da visitare nella giornata di domenica, la comunicazione, la gestione del budget e gli aspetti amministrativi. Positivo il riconoscimento di valore dell'evento testimoniato anche dalla partecipazione del vicepresidente generale Antonio Montani.
È stata dunque una proficua esperienza formativa per il gruppo di ONC, che hanno così potuto sperimentarsi nell'organizzazione di un evento con finalità didattiche, con grande attenzione al rigore scientifico, frutto di un lavoro di ricerca e di mediazione tra persone con esperienze lavorative, interessi, formazione e caratteri diversi. Un altro esempio di come la diversità può portare ricchezza e nuove opportunità.

Comitato Scientifico LPV CAI

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