Etna tra scienza e mito: il racconto del corso CAI per Operatori Naturalistico-Culturali

Quattro giorni intensi per i partecipanti all'iniziativa formativa del Comitato Scientifico Centrale CAI, tra vulcanesimo etneo(con il contesto ecologico-vegetazionale che lo accompagna) e il rapporto uomo-vulcano nei secoli.

Una delle escursioni sul vulcano

22 luglio 2019 - Il Comitato scientifico centrale del Club Alpino italiano ha individuato il vulcano Etna come luogo nel quale realizzare nel 2019 il corso nazionale di aggiornamento dei propri titolati. La scelta è stata dettata del fatto che ricorrevano i 20 anni dalla organizzazione del primo corso nazionale promosso in Sicilia dal Comitato Scientifico alle Madonie nel 1999.

Grazie alla magistrale capacità organizzativa di Antonino Gullotta, onc della sezione CAI di Giarre, con l’importante   supporto delle sezioni Etnee, del GR Siciliano ed il costante impegno del nostro consigliere Alberto Liberati, gli operatori naturalistici culturali del comitato scientifico convenuti a Linguaglossa dal 4 al 7 luglio hanno  partecipato ad un'importante esperienza formativa realizzata in un luogo che come pochi  altri coniuga il mito con la più avanzata ricerca scientifica. Questo intreccio tra mito e scienza costituisce uno dei risvolti più significativi di questo corso nazionale poichè ha schiuso ai partecipanti le più profonde radici della civiltà mediterranea che attorno al culto di Efesto e le forze primordiali personificate dai Giganti ha costituito le basi della moderna cultura scientifica.

Il rigore formativo delle relazioni, tenute da un pool altamente qualificato di geologi, vulcanologi, botanici e responsabili tecnici del parco dell'Etna, ha consentito di acquisire un quadro conoscitivo pressochè completo sul vulcanesimo etneo e sull’eccezionale contesto ecologico-vegetazionale che lo accompagna. Uno degli aspetti che ha maggiormente sorpreso i partecipanti ha riguardato infatti la prorompente ed inaspettata bellezza della vegetazione pioniera, spesso costituita da specie endemiche, che in forma di pulvini ed altre forme evolutive, allignano tenacemente ad alta quota, punteggiando di variopinte macchie di colore le nere superfici dei grandi depositi di ceneri prodotte dalle continue eruzioni.

La prof. ssa Emilia Poli, ha magistralmente descritto questo spettacolare patrimonio botanico, che è stato ben visualizzato nel corso delle escursioni scientifiche che hanno attraversato l’apparato vulcanico. L’attività formativa si è basata su di una serie di lezioni propedeutiche tenute in “aula”, alle quali hanno fatto seguito le escursioni di apprendimento, condotte dai medesimi docenti, consentendo in tal modo di perfezionare sul campo le nozioni teoriche, assicurando in tal modo la completa padronanza dei concetti scientifici che erano stati espressi.

Tra queste escursioni scientifiche, quella che probabilmente ha suscitato maggiore interesse ha riguardato la discesa lungo un ripidissimo versante nella grande valle del Bove, quasi interamente colmata da un nereggiante mare di lava, attraversando grotte laviche, dicchi, dagale e spettacolari pulvini fioriti di silene, astragalo, e tante altre varietà di piante erbacee “pioniere”, molte delle quali endemiche dell’Etna.

Un’altra escursione particolarmente suggestiva ha attraversato la grande pineta di Linguaglossa, avvicinando lungo il percorso spettacolari esemplari di pini ultrasecolari, solcata a tratti dalle colate laviche, che hanno creato grandi varchi nella foresta, lasciando sporgere qua e la i mozziconi isolati di alberi bruciati dal magna, testimonianza diretta del continuo contrasto tra le opposte forze della natura, che continuamente distruggono e ricostruiscono la vita sulla Terra. Oltrepassata la pineta l’escursione si è inoltrata nel cuore del paesaggio lavico di quota, tra imponenti coni eruttivi, sciare e fratture magmatiche, percorrendo un paesaggio di grande bellezza e di notevole suggestione che nella sua aspra materialità abiotica, ha trasmesso a tutti l’immagine senza tempo dei primordi del nostro pianeta. Il tutto reso ancora più coinvolgente dal cupo rintronare del vulcano che con cadenza regolare proiettava verso il cielo grandi sbuffi di gas e ceneri, interrompendo l’irreale silenzio dei luoghi.

I nostri titolati hanno qui fattivamente percepito la grande forza endogena e primigenia che anima il nostro pianeta, e che è all’origine della vita sulla terra. Ma l’Etna è anche portatrice di cultura , espressa da un paesaggio antropizzato che alle quote meno elevate è stato plasmato dalla millenaria interrelazione tra uomo e forze primordiali della natura, in un continuo susseguirsi di muretti a secco, manufatti a cupola per il ricovero degli armenti e dei contadini, piccoli feracissimi appezzamenti coltivati e vaste estensioni boschive, il tutto modellato sulla irregolare superfiche di antichissime “sciare” progressivamente disgregate dagli agenti atmosferici, dai muschi, dai licheni, dalle piante pioniere e dalla incessante opera dell’uomo.

Questo territorio è presidiato da un gran numero di altaretti votivi eretti tutela dei coltivi contro le avverse forze della natura che d’improvviso e quasi diabolicamente sono sempre pronte ad ingoiare e distruggere con un fiume di fuoco il lavoro di intere generazioni. L’ultima giornata del corso è infatti stata dedicata all’apprendimento dell’atavico e plurimillenario rapporto tra uomo e vulcano. Un esperto accompagnatore del CAI di Catania ha condotto i partecipanti alla scoperta di tutti gli aspetti che legano la città al vulcano, la cui scena urbana è marcata indelebilmente dalle perduranti testimonianze della l’imponente colata lavica che nel XVII sec] raggiunse la fortezza federiciana di castel Ursino, fiancheggiando le mura medievali e di qui poi proseguendo verso il mare, inoltrandovisi per oltre 800 metri; il tutto permeato dal culto tutt’ora vivissimo di Sant’Agata, protettrice dalle eruzioni vulcaniche ma nel contempo espressione di una ritualità che tramanda reminescenze di miti e credenze pagane.

Per tutti questi aspetti l’esperienza siciliana è stata molto di più di un semplice corso di aggiornamento: si è infatti configurata come una profonda esperienza di vita che ha portato alla riscoperta delle autentiche dimensioni della nostra esistenza, sgrondandola dai pesanti fronzoli che tutti i giorni ci abbagliano e ci distraggono facendoci perdere il significato del nostro essere sulla Terra. E’ anche stato un grande momento di comunione all’interno del Sodalizio, rinsaldando un senso di appartenenza che ha fatto incontrare soci provenienti da tutta Italia, mettendo a confronto tante diverse esperienze che si sono sublimate all’ombra del gran vulcano, facendo emergere quei grandi valori di solidarietà, amore per la natura, condivisione e di cultura nei quali si riconoscono tutti i soci del Club Alpino Italiano. Il corso si è svolto con la costante presenza del Consigliere centrale referente sia alle lezioni in aula, che alle escursioni/visite, in rappresentanza della Sede Centrale CAI ad indicare l’attenzione e la vicinanza della stessa alle manifestazioni di qualità di rilievo nazionale, che sono un valore per tutto il sodalizio.

Pienamente motivato quindi l’alto patrocinio che UNESCO e la Regione Sicilia hanno ufficialmente concesso a questo Corso del Comitato Scientifico Centrale del CAI.
Un vivo ringraziamento a tutti i docenti,dirigenti CAI e collaboratori che con grande competenza e professionalità hanno organizzato l’evento, condotto le lezioni, partecipando anche alle escursioni:

Antonino Gullotta, Giovanni Scribano – ONCN , Alberto Ghedina,  CCCAI referente CSC, Alberto Liberati CSC CAI, Gruppo Regionale CAI  Sicilia ,Sebastiano Marino  (Cai Catania) Giuseppe De Giorgio (ASE-CAI Giarre) Giuseppe Tornatore (CAI Linguaglossa), Sebastiano Russo (Guida Parco dell'Etna - Guida Alpina) ,  Salvo Caffo - Vulcanologo, Dirigente responsabile dell’Unità Operativa “Ricerca vulcanologica e Fruizione” del Parco dell’Etna. Stefano Branca - Vulcanologo, Responsabile UF Vulcanologia e Geochimica –INGV-OE (Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia-Osservatorio Etneo) Carmelo Ferlito – Docente di vulcanologia Università di Catania Enza Messana - Geologa, direttrice Riserva Naturale “Grotta di Entella” (CAI Sicilia) Carmelo Bucolo - Biologo, specializzato in biospeleologia, direttore del Gruppo Grotte del CAI di Catania. Andrea Belfiore – Agronomo, vicedirettore del Gruppo Grotte del CAI di Catania. Ornella Cocina - Sismologa, specializzata nell’analisi dei segnali sismici in aree vulcaniche-INGV-OE (Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia- Osservatorio Etneo) Pasqualino Cappuccio – Perito elettronico, specializzato nella gestione delle stazioni multiparametriche- INGV-OE (Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia-Osservatorio Etneo) Massimo Cantarero- Geometra, specializzato nella Progettazione e Logistica delle stazioni di monitoraggio, responsabile tecnico del Gruppo DRONI, INGV-OE (Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia-Osservatorio Etneo) Emanuela De Beni- Vulcanologa, monitoraggio attività effusiva e gestione geoportale INGV-OE (Istituto Nazionale di geofisica e Vulcanologia-Osservatorio Etneo) Emilia Poli Marchese-già Prof. Ordinario di Botanica Università di Catania, Maurizio Cutuli - Avvocato, Guida Alpina

Ai link qui sotto due video che raccontano l'iniziativa:
- Etna con il CAI corto 2', da Piano Provenzana - secondo giorno
- Etna con il CAI 12', da Piano Provenzana - secondo giorno

Giuliano Cervi, Presidente CSC CAI

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