Fabrizio Silvetti e il suo terzo 8000 al CAI Reggio Emilia

Il 12 dicembre una serata con l'alpinista di Castelnovo ne' Monti, che ha salito il Manaslu senza ossigeno e portatori. Saranno anche premiati i soci con più anzianità di iscrizione.

La locandina della serata

4 dicembre 2017 - Martedì 12 dicembre, alle ore 21:00, presso il Centro Sociale “Buco Magico” in via Martiri di Cervarolo 47 a Reggio Emilia, l’alpinista Fabrizio Silvetti presenterà “Manaslu 8163m”. Nel corso della serata, organizzata dal Club alpino italiano di Reggio Emilia, verranno anche premiati con l’aquila d’oro i soci del Cai con più anzianità di iscrizione.

Fabrizio Silvetti, ospite della serata, trekker e alpinista di Castelnovo ne’ Monti, racconterà la sua ultima sfida agli 8000 metri dopo l’arrivo sul Shisha Pangma, nel 2013, e sul Gasherbrum 2, insieme a Samuele Sentieri, nel 2011. Il Manaslu è quindi il suo terzo 8000.

Silvetti è partito per il Nepal a fine agosto di quest’anno: ha compiuto prima un trekking di acclimatamento, e poi una graduale salita dal campo base a campi alti sulle pendici del Manaslu. Spiega lo stesso Silvetti: «Sono partito per il Nepal il 28 agosto. Mi sono fermato 45 giorni, per un primo acclimatamento e per affrontare successivamente la salita alla vetta del Manaslu. Mi sono aggregato a un gruppo composto da alpinisti russi, americani e iraniani, e dal campo base ho poi allestito campi alti gestendomi in modo indipendente, senza uso di ossigeno supplementare e portatori. Nell’ultimo campo, a quota 7400 m, le condizioni non sembravano buone ma il giorno dopo la situazione è migliorata e ho trovato le condizioni giuste per la salita». Anche in questa occasione Fabrizio Silvetti ha associato all’impresa un aspetto solidale di raccolta fondi per il Progetto Damar di Ngima Sherpa che prevede la ricostruzione di scuole e presidi medici nell’area del Damar, in Nepal.

La sfida di Silvetti è stata raccontata “live” sulla pagina facebook Manaslu Project. «Ora sono al Campo base del Manaslu – ha commentato sulla pagina – pronto per riprendere la strada verso casa. È stata un’esperienza provante quella su questa affascinante montagna. Dura per il lungo impegno sui quattro campi alti tra difficoltà tecniche e maltempo. L'essere riuscito a ottenere il massimo da questa esperienza di vita con il raggiungimento dell’obiettivo, mi dà fiducia per il futuro, oltre a una intensa felicità. Ora, dopo qualche giorno di trekking nel Manaslu Circuit, potrò ritrovare gli affetti, i luoghi a cui appartengo e, finalmente, la normalità».

Quella di Silvetti è stata un’impresa lunga e complessa: come nelle sue precedenti esperienze, ha difatti compiuto tutta la salita senza uso di ossigeno supplementare e portatori. E non sono mancati momenti di dubbio e sconforto, non solo legati alla condizione meteo e alla fatica, ma anche a una situazione lungo il percorso, al campo base e ai campi più bassi, diversa da quella che Silvetti si aspettava.
«Non nascondo che la situazione al campo base del Manaslu mi preoccupi un po’ – aveva scritto prima di salire ai campi più alti, sempre sulla pagina facebook Manaslu Project – siamo in tanti, troppi. Ieri ho contato le tende al campo e a 250 mi sono fermato. A preoccuparmi non è solo l’impatto di tanta gente in questi luoghi privilegiati, ma soprattutto la situazione di spazio ai campi alti e lo spostamento lungo i tratti attrezzati. Tutto questo non giova alla sicurezza, oltre che creare difficoltà nuove». Ma poi è arrivata la salita in quota, e al campo più alto Silvetti incontra una atmosfera molto diversa, solitaria e appacificante.
«Arrivare in vetta – scrive sempre Silvetti – non è trovare qualcosa. Per me è come intravvedere un nuovo viaggio, verso casa, capace di riportare dove nulla è estremo, e tutto incredibilmente bello».

CAI Reggio Emilia

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