Frequentare la montagna per conoscere e per crescere

Giuseppe Festa ha presentato a Milano il suo libro “Cento passi per volare”, edito da Salani Editore dal CAI. Un libro nel quale si respira amore per la montagna, per gli animali, per i più giovani e per gli insegnamenti utili alla loro crescita.

Un momento della presentazione

9 aprile 2018 - Giuseppe Festa ha presentato, lo scorso 7 aprile alla Cascina Cuccagna di Milano, il suo libro “Cento passi per volare”, prima uscita della nuova collana di narrativa per ragazzi “I caprioli”, edita da Salani Editore e Club alpino italiano.

Festa, accompagnato dal gruppo musicale di cui fa parte (i Lingalad), ha alternato letture di passi del romanzo, racconti di vita dai quali ha preso ispirazione, proiezioni di video e canzoni, senza mai far scendere l'attenzione e l'interesse dei bambini e degli adulti presenti.

L'autore milanese, senza svelare troppo della trama, ha descritto i due protagonisti e la montagna vissuta e percepita dal loro punto di vista. Ha iniziato con Zefiro, aquilotto minacciato da due bracconieri, leggendo proprio le righe che raccontano la cattura.  «Un momento raccontato in prima persona da Zefiro, che, mentre viene infilato nel sacco, bendato e legato, sente il verso dei genitori, e spera che vengano a salvarlo. Il rapimento mi è stato ispirato da qualcosa di reale: non solo dall'esperienza di volontario anti bracconaggio che ho fatto in passato, ma da un filmato che racconta l'opera di queste persone in Sicilia, uomini e donne straordinari che sorvegliano nidi e pareti, pronti ad avvisare i forestali in caso di tentativi di cattura degli aquilotti».

Nella seconda parte della presentazione, Giuseppe ha parlato di Lucio, il ragazzino protagonista che ha perso la vista quando era molto piccolo, leggendo il passaggio del libro con il quale lo presenta al lettore. «La cecità si svela alla fine del capitolo (quando leggo il libro nelle scuole, i ragazzi spesso restano meravigliati e sorpresi), in quanto racconto la sua escursione in montagna con la zia senza usare descrizioni visive, luci o forme, se non quelle percepibili con il tatto. Questo per far comprendere quanto sia ricco il mondo di chi non vede, così ricco da permettere di sventare, come narrato nel mio romanzo, il rapimento dell'aquilotto».

Festa si è soffermato poi sull'altra fonte di ispirazione, un altro Lucio, un ragazzino non vedente conosciuto nel Parco d'Abruzzo: «il Lucio reale è diverso da quello del libro, dove ho riportato quella sorta di timore che hanno le persone vedenti quando si relazionano con un cieco: il timore che ho avuto io inizialmente con il Lucio vero e quello che hanno la guida alpina e l'altra ragazzina, Chiara, nel libro con il Lucio inventato».

L'autore conclude l'incontro descrivendo l'eccessiva ricerca di autonomia del ragazzo protagonista, ricerca che si placa grazie al rapporto di amicizia che si viene a instaurare con Chiara (nipote del rifugista). «I due ragazzi mettono a confronto le proprie fragilità, cosa indispensabile per crescere. Accettare le fragilità non è segno di debolezza, tutti le hanno. È necessario imparare a vivere senza vincere sempre, accettando le difficoltà. Chi vuole vincere sempre in realtà è un perdente, questo è quello che dico ai ragazzi».

Un incontro, quello di Milano (organizzato dal Cai e da “Four Seasons Natura e Cultura”), che ha mostrato dunque l'amore dell'autore nei confronti della montagna, degli animali che la vivono, dei più giovani e degli insegnamenti utili alla loro crescita. Insegnamenti che la frequentazione delle terre alte è in grado di dare ampiamente. E “Cento passi per volare” è qui a dimostrarlo.

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Lorenzo Arduini

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