Giuseppe Festa: "Abbiamo smesso di immaginare il mondo"

Con Festa, Lo Scarpone ha parlato della percezione dell’ambiente che ci circonda, del rapporto con la natura e delle riflessioni che nascono dall’epidemia di coronavirus

5 aprile 2020 - La vita di Giuseppe Festa è divisa tra l’amore per la montagna e la natura e quello per la scrittura. Nel 2018, Festa ha pubblicato il libro “Cento Passi per volare” edito da Salani e Club Alpino Italiano. Un’opera in cui l’autore milanese racconta la storia di un bambino non vedente, la cui vicenda si intreccia con quella di un aquilotto, Zefiro, rapito da un gruppo di bracconieri senza scrupoli. Con Festa, Lo Scarpone ha parlato della percezione dell’ambiente che ci circonda, del rapporto con la natura e delle riflessioni che nascono dall’epidemia di coronavirus.

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Lei è un autore di libri per ragazzi e si occupa di educazione ambientale. Il personaggio di “cento passi per volare è una bambino di 14 anni: cosa possono insegnare le giovani generazioni ai loro padri e nonni?
“Questa è una bella domanda. Possono ricordarci cosa eravamo noi. Di non farsi prendere dai preconcetti ed essere aperti alle novità”.

Ci parli del protagonista
“Il protagonista si chiama Lucio, ha 14 anni ed un ragazzo che ho incontrato veramente. A 4 anni, è diventato cieco. E come tutti i bambini di quell’età si adattano alla loro condizione molto velocemente. Allo stesso tempo, Lucio ha avuto la fortuna di avere una famiglia splendida. In particolare, ha un rapporto speciale con la zia, che gli ha trasmesso l’amore per la montagna: infatti Lucio è anche un grande camminatore e allo stesso tempo ama anche leggere”.

Esattamente come il Lucio di "cento passi per volare"
“Quando andava ancora alle medie, Lucio ha letto il mio primo libro “Il passaggio dell’orso” ambientato nel parco nazionale d’Abruzzo. E siccome i protagonisti sono dei giovani volontari, anche Lucio ha voluto vivere questa esperienza. Quando l’ho incontrato, mi ha detto: sono andato in montagna e ho visto due bellissime aquile. Infatti, Lucio vede, vede con la sua sensibilità. Questo aspetto, mi ha molto colpito e per questo ho chiesto a Lucio se potevo scrivere un libro con un personaggio a lui ispirato".

Il protagonista non ha la vista ma riesce comunque a percepire la natura, anzi con più forza rispetto a una persona vedente. Forse abbiamo smesso di percepirla anche noi?
“Abbiamo smesso di percepire il mondo che ci circonda ma soprattutto abbiamo smesso di immaginarlo.  Ad esempio, quando scrivevo il mio ultimo libro sono andato a visitare la mostra “dialogo nel buio” organizzata dall’istituto dei ciechi di milano: si passa da una stanza ad un’altra, al buio, e si percepisce l’ambiente che ci circonda con altri sensi: un prato di montagna, una cucina, un porto. Insomma, io di quell’esperienza ricordo tutto con precisione. Il mio cervello ha registrato con maggiore nitidezza di quanto io potessi fare solo con gli occhi”.

Si può dire che i nostri problemi con la natura, nascono dal fatto che abbiamo smesso di percepirla, di sentirla?
“Si, esatto e credo che questo derivi dalla nostra abitudine di vivere in un ambiente estremamente stressante Per sopravvivere agli stimoli ci siamo rinchiusi in una bolla. Il problema è che non riusciamo ad uscire dalla bolla, neanche quando andiamo nella natura. Quello che dovremo fare è ripulirci dai nostri filtri sensoriali”.

Passiamo all’attualità, secondo te l’emergenza covid - 19 può contribuire a cambiare la nostra percezione dell’ambiente che ci circonda, se si in che modo?
“Prima di tutto, partiamo da questo dato di fatto. Mi accorgo guardando la televisione, che c’è un grande assente dalla narrazione sul virus. L’ecologia: le cause profonde che hanno portato il virus in tutto il mondo. Tutto questo è giusto, durante la fase dell’emergenza, ma allo stesso tempo è necessario impostare una riflessione più profonda: l’allevamento intensivo, la riduzione delle foreste e della biodiversità hanno reso più facile il salto di specie”. Insomma, alla fine dell’isolamento oltre ad apprezzare di nuovo la natura è forse il caso di porci qualche domanda”.


La montagna sa aspettare, vuoi lasciare un messaggio in merito?
“Tutti noi dobbiamo imparare ad aspettare e forse quello che ci lascerà questo periodo di quarantena è la necessità di vivere il momento. Dobbiamo imparare dagli animali: invece che attraversare il momento, viverlo. Allo stesso tempo, spero che si possa ritornare alla montagna anche con questa nuova percezione. Vivere quel momento, sul sentiero, essendo lì, senza un passato o un futuro”

In attesa delle montagne, cosa stai facendo durante il tuo isolamento in casa?
“In questo periodo sto scrivendo molto”.

Marco Tonelli

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