Giusto Gervasutti: uno (sci)alpinista

Il 16 aprile al Museo Nazionale della Montagna, un pomeriggio dedicato al famoso scalatore

Leggere le Montagne - un'iniziativa della Biblioteca Nazionale del Club Alpino Italiano e del Museo Nazionale della Montagna con il sostegno del Club Alpino Italiano e della Città di Torino - prosegue con un pomeriggio dedicato al famoso scalatore Giusto Gervasutti, scomparso settant’anni fa. Appuntamento a Torino, Museo Nazionale della Montagna - Sala Stemmi sabato 16 aprile 2016, ore 17.00 (Ingresso libero).

Durante l’incontro, presentato da Gianluigi Montresor, i relatori Carlo Crovella e Renzo Stradella analizzeranno l’altro Gervasutti: direttore della Scuola di Alpinismo Boccalatte, ma anche scialpinista, profondamente legato alla SUCAI e “progenitore ideale” del corso di scialpinismo.

Gervasutti, nato a Cervignano del Friuli il 17 aprile 1909, si era trasferito a Torino nel 1931. Avendo maturato un discreto bagaglio di scalate nelle Dolomiti, nelle Alpi Carniche e nelle Giulie, giunto nel capoluogo sabaudo Giusto cercò subito il contatto con l’ambiente alpinistico. Nella primavera del 1932 fece la prima invernale (e scialpinistica) della Nordend al Monte Rosa, insieme a Emanuele Andreis e Paolo Ceresa, e l’ascensione invernale del Cervino, con Gabriele Boccalatte e Guido De Rege. Poi, nel corso dell’estate, con Gabriele Boccalatte e Renato Chabod, affrontò la traversata della Verte, con salita per il Canalone Mummery e discesa dal Canalone Whymper. Dall’anno successivo l’attività di Gervasutti divenne frenetica. Durante il Trofeo Mezzalama, si guadagnò il soprannome di Fortissimo che lo segnerà per tutta la vita. In estate, con Piero Zanetti, percorse in seconda ascensione la cresta sud dell’Aiguille Noire de Peuterey, e una prima esplorazione alla parete nord delle Grandes Jorasses.

Nella primavera del 1934, Giusto partecipò a una spedizione alpinistica sulle Ande, guidata da Aldo Bonacossa. Scalò in Dolomiti, poi ritentò la Nord delle Jorasses, con Chabod; salì il canalone nord est del Mont Blanc du Tacul (oggi Canalone Gervasutti) e, in Delfinato, con Lucien Devies, vinse la Nord Ovest dell’Olan (1100 m, TD).

L’anno seguente, con Chabod, Gervasutti portò a termine la seconda salita dello Sperone Croz alla Nord delle Jorasses; scalò in prima ascensione (con Chabod, Boccalatte e Ninì Pietrasanta) il  Pic Adolphe. Nel 1936 realizzò una delle sue imprese più belle: la prima ascensione alla parete nord ovest dell’Ailefroide, in Delfinato(1050 m, TD+), con Lucien Devies.

Ormai Giusto era diventato un mito. Nel 1938 per un soffio “perse” la Walker, conquistata da Riccardo Cassin, Gino Esposito e Ugo Tizzoni. Ma poco dopo si prese la rivincita disegnando con Gabriele Boccalatte una splendida linea di salita sulla parete sud ovest del Picco Gugliermina.

Nel 1939 con Paolo Bollini, salì in prima ascensione il Pilone nord (oggi Pilone Gervasutti) del Frêney. Nonostante la parentesi bellica nel 1942 Gervasutti Giuseppe Gagliardone riuscirono a scalare la mitica parete est delle Grandes Jorasses. Fu un successo davvero importante.

Nel 1946, dopo un’estate di intensa attività, il 16 settembre mentre con Giuseppe Gagliardone tentava di aprire una via sul Mont Blanc du Tacul lungo il pilastro che oggi porta il suo nome, accadde l’incidente mortale.

Per ricordare la portata del personaggio, può essere utile rileggere quanto scrisse su di lui Massimo Mila: «(…) nel decennio che precedette la guerra, la tecnica dell’alpinismo occidentale fece un balzo in avanti e crollarono una dopo l’altra, per merito di Gervasutti o di altri nelle sue orme, pareti e creste considerate fino ad allora al di fuori delle possibilità pratiche dell’alpinismo. Perché il progresso della tecnica consiste appunto in questo: muta il giudizio degli uomini circa il possibile e l’impossibile. Si dirà che tutto ciò era nell’aria, e che le nuove generazioni degli alpinisti torinesi e lecchesi l’avrebbero comunque realizzato. È vero: ma il fatto è che il simbolo, l’incarnazione suprema di questo fenomeno storico dell’alpinismo fu proprio lui, il nostro Gervasutti» (“L’Unità” 3 ottobre 1946).

 

Comunicato Museo Nazionale della Montagna

 

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