Gli Alpini? Sono «nati» a Napoli

Lo scrittore Mario Tonini ha presentato alla Baita Caviet il suo libro sulla nascita del celebre corpo militare

La firma del Re per costituire il corpo d'armi degli Alpini avvenne a Napoli; ai piedi portavano mocassini; in testa avevano un cappello alla «calabrese» e indossavano una divisa sgargiante: blu, azzurra con bordure rosse. Non stiamo parlando della costituzione dell'arma dei carabinieri o della polizia di stato ma delle prime truppe alpine italiane.

Ecco perché l'autore di «Alpini in Piemonte», Mario Tonini, avrebbe desiderato intitolare il suo volume: «La strana storia degli Alpini in Piemonte». «Ma, come ben sapete - ha detto agli uditori alla presentazione del suo libro, avvenuta sabato 26 ottobre alla Baita Caviet - il titolo e il compenso allo scrittore sono di esclusiva competenza dell'editore».

Gli Alpini, come ha raccontato, nascono per bloccare l'invasione degli eserciti ai confini. «E i confini italiani sono, in primis, le montagne. A proporre la nascita di questo corpo d'armata fu Quintino Sella, allora Ministro delle finanze, banchiere e fondatore del Cai. E proprio dalla tradizione delle passeggiate in montagna che scaturisce l'idea di un corpo armato in grado di conoscere il territorio sul quale muoversi».

Al tempo, però, non c'erano risorse per acquistare nuove divise e creare nuove caserme. Per questa ragione, agli albori del corpo, le divise furono le medesime della fanteria e le prime caserme furono ricavate in sedi vescovili abbandonate, in ex-conventi o in ex-scuole. «A Torino, dietro alla Gran Madre - ha spiegato - nel plesso Rubatto, fu fondata la prima caserma degli Alpini. Sempre nella capitale subalpina nacquero la prima scuola e la prima fabbrica di sci».

Tonini ha quindi proseguito la sua narrazione di aneddoti raccontando la nascita dell'artiglieria da montagna, dei fucili in dotazione e del miglior amico dell'alpino: il mulo. Il racconto di Tonini è stato intervallato dai canti del coro Ana Baita Caviet che ha intonato, sotto la direzione dei maestri Silvano Di Natale e Silvana Bergera, brani come: Improvviso, Mamma mia vienimi incontro, Serenata al castel Toblin e Monte Cauriol. In serata si è tenuta la classica fagiolata a cui hanno preso parte una settantina di commensali.

Fonte: Il Canavese

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