Gli sport invernali e la montagna: un convegno alla SAT

Venerdì 21 novembre a Trento si è svolto il convegno “La montagna e lo sci”, che ha voluto indagare l'impatto del turismo invernale nelle Terre alte, con un occhio di riguardo al Trentino

Attività sciistiche in Val di Sole

Una giornata di studio sulle prospettive delle pratiche sportive e del turismo della montagna in inverno, con una particolare attenzione al Trentino. E' quello che è avvenuto venerdì 21 novembre a Trento, in occasione del convengo “La montagna e lo sci” organizzato dalla SAT.

L'obiettivo della giornata, come hanno sottolineato nell'introduzione ai lavori Stefano Fontana e Anna Facchini (rispettivamente Vicepreseidente e Vicepresidente Commissione scientifico – culturale della SAT), è stato quello di “tenere alta l’attenzione e la pre-occupazione delle ricadute di ogni scelta, un filo resistente che non lasci cadere nel vuoto gli interrogativi e che contribuisca a tessere la rete di un sistema territoriale integrato”.

Sono stati diversi i temi trattati dagli intervenuti, che hanno sottolineato innanzitutto la diversificazione del mercato turistico invernale delle località montane, in cui sta sempre più perdendo peso la monicultura dello sci alpino. Contemporaneamente la montagna esercita oggi un forte richiamo per chi voglia concedersi una vacanza, sia d'inverno che d'estate. Ma non solo per la ricerca di avventura, sport e divertimento (data dallo sci alpino, ma anche da altre pratiche come l'alpinismo e lo sci alpinismo). Anche quiete e tranquillità rappresentano le motivazioni principali per vivere la montagna, elementi che possono suggerire l'aumento di opportunità per un turismo lento, d'inverno rappresentato ad esempio dalle escursioni con le ciaspole.

Questa tesi viene supportata anche dagli studi sul ruolo economico del turismo invernale, alcuni dei quali sostengono che i turisti non sciatori che soggiornano nelle località turistiche provinciali non sono secondari, sia per consistenza che per spesa. Questi riscontri prospettano che lo sviluppo futuro dell’economia turistica invernale debba fare leva sulla differenziazione dell’offerta e sulla sua diversificazione su attrattive diverse dallo sci.

Inoltre è stato evidenziato il rischio dell’omologazione delle iniziative verso alcuni modelli di successo (sci alpino), mentre le diverse condizioni geografiche e le diverse motivazioni delle comunità locali compongono una varietà di situazioni che possono rispondere ad una domanda di turismo invernale in via di diversificazione.

Dopo aver dato uno sguardo ai cambiamenti antropologici e degli stili di vita delle comunità montane locali causate dall'arrivo dei turisti, spazio all'impatto su flora e fauna alpina delle piste da sci: come è facile immaginare essi sono in larga parte negativi, ma c'è qualche eccezione. Ad esempio le piste possono essere utili nelle aree in cui l’abbandono delle pratiche pastorali sta favorendo il rimboschimento dei pascoli perché risultano essere gli unici habitat disponibili per gli insetti degli ambienti aperti (lepidotteri) e per qualche tipologia di specie rara.

Lorenzo Arduini

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