Guida alpina narciso e rovinafamiglie: ma è solo fiction

Alberto Paleari parla dei colleghi e del suo nuovo romanzo

Alberto Paleari: il suo romanzo fa discutere

Tra crimini e debolezze, un romanzo che dissacra la guida alpina… Un giudizio forse troppo drastico quello pronunciato da Montagna.org sul romanzo "Volevo solo amarti" di Alberto Paleari, edito da Vivalda nella collana "I licheni". Guida alpina è il protagonista, un uomo pieno di contraddizioni (si chiama non a caso Cristiano Saracino). E guida alpina è dal 1977 l’autore Alberto Paleari del Gruppo guide dell’Ossola, scrittore raffinato e indagatore come pochi della psicologia di chi va in montagna per passione e professione. “Trovo che sia un giudizio un po’ esagerato”, osserva Paleari. “Il mio intento non era quello di dissacrare la guida alpina ma di descrivere un lato poco conosciuto dell’alpinismo, in cui si riflette il mondo in cui viviamo. Le famiglie che si disfano e si rifanno sono all’ordine del giorno. E questa guida alpina così spaesata non fa eccezione”.

Come può uno che fa l'8c tentare di violentare una donna come succede nel romanzo?

“E’proprio da questa frase, pronunciata nella finzione da un gendarme di Chamonix che sta indagando su un caso di tentata violenza denunciata da una cliente contro la sua guida alpina, che nasce il romanzo. Lui, Cristiano Saracino, fa la guida a Chamonix dopo essersi separato dalla moglie. Lei, Marion d'Anger, è una piacente e ricca signora che cerca nella montagna uno sfogo alla disperazione per una storia d'amore finita male”.

Ma è vero che la guida alpina ha molto carisma, specie nei riguardi delle donne?

“Non vedo tutto questo fascino della guida, eppure di colleghi ne ho frequentati tanti da quarant’anni in qua. Il problema è che questa nostra professione ti allontana dalla famiglia e questo complica i rapporti umani. Perché la guida alpina non è più quella che vive nel suo paesello di montagna, munge le mucche, gestisce un ristorante o un rifugio. Adesso è un professionista un po’ migrante, che a casa ci sta poco”.

Un aspetto della professione che ti riguarda personalmente?

“Si, io stesso sono separato, ho due figlie da due mogli diverse. E la maggior parte dei miei colleghi hanno una vita sentimentale problematica. Può anche succedere, non dovrebbe, che una guida alpina aggredisca a scopo sessuale la cliente che va in coma, e che dopo un po’ di tempo lo denuncia. La notizia è vera, l’avevo letta sul periodico francese Vertical. Ma, intendiamoci, il romanzo è tutto inventato”.

Che cosa pensi quando senti parlare della sacralità dell’alpinista?

“Ma per carità! Ho iniziato il romanzo con la descrizione del pene della guida alpina e della sua fierezza nell’esibirlo. Nel nostro ambiente, come succede in genere tra gli sportivi praticanti, il narcisismo è diffuso, la cura del fisico sfiora spesso l’esasperazione. Se questa me la chiami sacralità…”.

Chissà quante te ne avranno dette i colleghi dopo avere letto il romanzo!

“Pensavo che mi arrivasse una lettera di diffida, temevo un’espulsione. E invece, con enorme stupore, e con grande piacere, il Collegio del Piemonte nella sua newsletter ha addirittura consigliato la lettura del libro. Ho scritto tantissimo, ma non mi era mai successo di essere citato nella newsletter delle guide”.

Nel romanzo hai dato vita a importanti figure femminili: la moglie, la cliente, l’amica. Le tue lettrici hanno apprezzato?

“Si, ho ricevuto per posta elettronica elogi da molte clienti. Gli uomini mi sembrano più restii a esprimersi”.

Più clienti o più amici?

“Per una guida alpina i clienti sono quasi sempre amici, sono persone che la pensano allo stesso modo. Altrimenti non ce la faresti ad andare in giro con loro per settimane. In  realtà se se non sei in sintonia con loro non vai molto lontano”.

C’è un aspetto di questo romanzo di cui sei particolarmente orgoglioso?

“Ho curato parecchio l’aspetto didattico, non dando niente per scontato nel descrivere l’arrampicata. Non ho inteso scrivere un libro per alpinisti, ma un noir di ambiente alpinistico, leggibile anche dagli incompetenti”.

Sostieni che arrampicando la mente si svuota da ogni pensiero che non sia quello della ricerca dell’appiglio giusto. La montagna non ti offre dunque ispirazione?

“Certo che me la offre, ma soltanto quando cammino o scio. Quando arrampico, io che sono un patito dell’arrampicata, non penso ad altro. Molte idee poi mi vengono di notte. Appena ne ho la possibilità scrivo tantissimo, metodicamente. Scrivo e riscrivo. Questo libro potrei riprenderlo in mano e rifarlo di sana pianta: sono tanti gli aspetti di cui non sono soddisfatto”.

E adesso che cosa stai scrivendo?

“Sono impegnato nella compilazione di tre guide alpinistiche per le edizioni Monte Rosa. Dopo il Mottarone, appena pubblicato, presenterò le cento più belle scalate dell’Ossola in due volumi: dal 1° al 5° grado e dal 5° all’infinito. Perché, invecchiando, sono sempre più legato alla mia Ossola e sempre più sono felice di potermela godere”.

Ser

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