I bambini dell'alpinismo giovanile di CAI Belluno e CAI Longarone "conquistano" il Sass de Stria, nell'ambito del corso "Montagne ferite"

25 bambini tra i 6 e i 10 anni hanno esplorato la "Strada della fan" nelle Prealpi bellunesi, renedendosi conto delle difficili condizioni dei soldati della Grande Guerra, per raggiungere, dopo aver attraversato un nevaio, la loro prima vetta.

Gli scarponcini dei "bambini del CAI che non si stancano mai"

17 luglio 2018 - Il corso monotematico di alpinismo giovanile “Montagne ferite” rivolto ai “piccoli” organizzato dal CAI di Belluno e Longarone è arrivato alla terza escursione.
L’esplorazione nelle Prealpi bellunesi della “Strada della fan”, costruita durante la Grande Guerra dalle donne e dai bambini nutriti miseramente sotto il comando del Genio austriaco che voleva portare in alto i cannoni per bombardare il Piave, ha divertito i bambini che hanno apprezzato il bosco ricco di castagni e ascoltato il racconto delle difficili condizioni di vita della popolazione nel corso del conflitto e soprattutto durante l’occupazione austriaca.

La salita alla forcella Col di mezzo ai piedi delle Tre Cime, senza vederle grazie alle nuvole incombenti, non ha consentito di esplorare le postazioni presenti ma ha fatto apprezzare gli edifici in muratura che ci hanno ospitato, mentre la grandine imbiancava i prati, e consentito di comprendere le dure condizioni di vita nelle trincee.

Le condizioni metereologiche ci hanno permesso, domenica 8 luglio, di salire sul Sass de Stria anche se sempre accompagnati da nuvole in movimento e vento freddo che i bambini poco hanno apprezzato ma che ha loro consentito di riflettere sulle difficili condizioni di vita dei soldati in quei luoghi durante la guerra.

La salita ha impegnato i venticinque partecipanti dell’età compresa tra i sei e i dieci anni che, oltre a dover salire le scale di legno e di ferro che il percorso nelle trincee propone, hanno dovuto affrontare un nevaio “appuntito” che ha chiesto doti di equilibrio e coraggio per essere percorso anche se aiutati dai numerosi e attenti accompagnatori.

Lo testimonia la poesia che come tradizione alla fine dell’escursione i piccoli poeti, Alessandro, Isabella e Martina, compongono: “Il nevaio abbiamo incontrato, ma intrepidi e senza paura abbiamo attraversato”.
Ancora una volta le trincee aperte nella montagna e i bui cunicoli che l’attraversano hanno facilitato la ricostruzione della vita del soldato e delle strategie escogitate per sopravvivere in quei luoghi oltre che aiutato a capire come lo spettacolo della neve che cade sia affascinante, ma possa trasformarsi in qualcosa di terrorizzante quando ne cadono diversi metri.

“Il meraviglioso paesaggio intorno a noi abbiamo ammirato” rivela lo stupore dei giovani che per la prima volta sono saliti sulla cima di una montagna e che qui hanno seguito il racconto delle gesta della pattuglia di quindici uomini che comandati dal sottotenente Mario Fusetti conquistarono la cima. In rispettoso silenzio hanno infine ascoltato la lettura dell’ultima lettera scritta dal giovane ventiduenne insignito di Medaglia d’oro. Questa è stata letta da Claudia, una delle due ragazze che partecipano alle attività grazie a un percorso di Alternanza scuola e lavoro basato su una Convenzione stipulata con la sezione CAI di Belluno.

Il ritorno ha previsto la visita del Villaggio Militare Edelweiss che ha permesso di vedere le strutture abitative perfettamente ricostruite ed ascoltare ancora il racconto delle imprese degli alpini, in questa occasione delle gesta del “diavolo della Tofana”: Angelo Schiocchet, Medaglia d’argento al valor militare.

E’ tradizione concludere l’esperienza con un gioco: la valutazione dell’escursione grazie ai cappelli colorati. Il rosso invita a segnalare le emozioni provate, il giallo ad indicare cosa è piaciuto mentre il nero cosa non è piaciuto. In questo caso solo il freddo è stato segnalato, nessuno si è lamentato della fatica e delle difficoltà superate.

L’entusiasmo manifestato nelle numerose risposte, proposte durante il rientro in corriera e attente alla bellezza del paesaggio e allo splendore dei fiori, ha rivelato come l’esperienza anche se faticosa abbia conquistato ed esaltato i bambini riempiendo di soddisfazione tutti gli accompagnatori ed il direttore del corso Alleris Pizzut AAGN.

Daniela Mangiola
CAI Belluno

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