I Monti Pizzi e il sentiero della libertà

Il percorso scento da un Socio CAI perchè attraversa la foresta demaniale regionale di Monte Sécine (1883 m) e le Pietre Cernaie (1785 m) e permette di conoscere la Linea Gustav.

10 settembre 2018 - La scelta di questa escursione, è stata desiderata per due obiettvi. Il primo perché attraversa la foresta demaniale regionale di Monte Sécine (1883 m) e le Pietre Cernaie (1785 m), che fanno parte della catena dei Monti Pizzi, una propaggine meridionale del Parco Nazionale della Maiella. Il secondo per conoscere la Linea Gustav (o "linea invernale"), una linea fortificata difensiva allestita in Italia il 4 ottobre 1943 e ordinato da Hitler, che passava su questo territorio.

L’escursione inizia dalla Baita del Cervo (1497 m) in località Sant’Antonio, dove c’è una piccola chiesa ed un laghetto, seguendo il sentiero con indicazione M1.E’ una comoda carrareccia che transita per l’area faunistica del cervo (1500 m) e costeggiando un ruscello, si arriva allo sbarramento, con un cartello che segnala “Foresta demaniale regionale Monte Secine”. C’è un altro cartello, direi… umoristico… (sarebbe utile per l’escursionista capire il significato di un avviso: Transito vietato - Escursioni a piedi libere). Dopo circa venti minuti, si incontra Fonte Basilio (1615m) con acqua sorgiva freschissima. Peccato che sulla pietra nascosta nell’erba, è illeggibile il nome della fonte in esso scolpito, perché scolorito.

Purtroppo la segnaletica è scarsa, il sentiero è poco calpestato e spesso bisogna abbandonarlo perché paludoso. Il bosco è fitto e due pali con i cartelli segnaletici sono a terra. Colpa dell’uomo, o della fauna selvatica o delle intemperie? A terra sono inutili per l’orientamento e bisogna piantarli nuovamente con un’altra tecnica. Arriviamo al panoramico stazzo di Monte Secine (1620 m), sorpassiamo un serbatoio dell’acqua e qui iniziano le tracce delle zone trincerate di guerra. Bisogna superare con la massima attenzione spazi circondati dal filo spinato, e ad intuito arriviamo nei pressi di un abbeveratoio, nelle vicinanze dell’area picnic di Colle Castagna. Ora si prende il sentiero M2 in direzione del Passo della Paura (1585m) e si prosegue su praterie, radure e una zona boscosa, fino a un piccolo valico (1725 m), dove ci affacciamo e restiamo ammutoliti per la bellezza, nel vedere i caratteristici bastioni delle Pietre Cernaie.

Nella conca, la sorgente di Fonte Cernaia (1680 m), forma l’omonimo laghetto con una estesa superficie di ninfee. È ipotizzabile che il nome Cernaia derivi da Cérnere, “Osservare”, quindi un luogo di osservazione.  Infatti il panorama è ampio sia sul confinante Molise, sia sulle tante montagne che circondano e avvolgono, questa riserva, sia sui tanti piccoli paesi e borghi arroccati sulle colline, che si tengono stretti e aggrappati come artigli delle aquile, per non scivolare a valle. È riconoscibile la Maiella con Monte Amaro (2795 m), Monte Pizzalto (1986 m), Monte Rotella (2129 m), Monte Genzana (2170 m), l’altopiano delle Cinquemiglia, l'Altopiano di Quarto Santa Chiara, Monte Pratello (2058 m), Monte Porrara (2137 m), le cime del Parco Nazionale d'Abruzzo, con Monte Greco (2285 m) e Monte Meta (2242 m). Anche il Gran Sasso (2912 m) si può riconoscere in giornate limpide.

La flora è molto particolareggiata con le tante specie di alberi, le erbe spontanee campestri con le varietà di cicoria, i funghi, (prataioli, spinaroli, mazze di tamburo, porcini), il tartufo, e le altre qualità floreali, come i crochi settembrini (zafferano selvatico). Anche su questo percorso si può sfruttare “la cura con la cromoterapia ecologica” un valido e risolutivo aiuto allo stress. Il colore è un modo naturale per calmare il corpo, la mente, lo spirito.

Il secondo obiettivo, è conoscere la Linea Gustav (o "linea invernale"). A Gamberale CH (1343 m), un borgo di 310 abitanti, c’era la zona di combattimento, e sul sentiero M1 che abbiamo calpestato, si trovano le tracce dei camminamenti trincerati delle postazioni di controllo e avvistamento che i tedeschi attrezzarono su questi pendii. Mi hanno incuriosito e obbligato a riflettere le due croce in ferro con queste iniziali e data: (S.E.M. 3-6-43 E S.D.M. 3-6-43). Ho fatto delle ricerche ed un anziano di Gamberale mi ha fornito una spiegazione che proviene dalla tradizione orale… “Dovrebbero essere i patrioti, probabilmente fratelli, Saraceno e Dragone di Pizzoferrato”. Non sono convinto di questa notizia perché le date non coincidono con i rastrellamenti e la guerra che iniziò a febbraio 1944.  Penso più a due boscaioli che hanno urtato una mina, in quanto il territorio era difeso molto bene grazie a postazioni di mitraglieri ed alla presenza di mine che rendevano oltremodo pericoloso avvicinarsi alla zona.

La Linea Gustav (o "linea invernale") fu una linea fortificata difensiva predisposta in Italia con ordine di Hitler, nella seconda guerra mondiale. Si sviluppava dalla foce del fiume Garigliano, al confine tra Lazio e Campania, fino a Ortona CH, passando per Cassino FR, le Mainarde, gli Altopiani Maggiori d'Abruzzo e la Majella.

La sua funzione (che sfruttava il tratto più corto della penisola italiana e gli ostacoli naturali costituiti dalle montagne appenniniche), era quello di ritardare l'avanzata degli alleati e di tenerli impegnati affinché non potessero rinforzare la pressione sui fronti orientale e settentrionale.

Venne sfondata il 18 maggio 1944, a fronte dell'avanzata alleata e i tedeschi si dovettero attestare sulla linea Hitler, posta poco più a nord. La Linea Gustav in questa zona diventa quasi inattaccabile. Sulle alture vengono posti nascondigli di mitragliatrici per poter contrastare l’avanzata della fanteria alleata, vengono scavate trincee, costruiti rifugi e il territorio viene accuratamente minato. Fra fine maggio e inizio giugno del 1944, le truppe tedesche si ritirarono spontaneamente dai paesi della Majella e dell’Alto Sangro, dopo la sconfitta nella lunga e sanguinosa Battaglia di Cassino che segna il definitivo sfondamento della Linea Gustav.

Il maggiore Valentino D’Aloisio, che fu a capo di una formazione partigiana la “Banda di Pizzoferrato” racconta nel suo diario, che all’alba del giorno 6 febbraio 44 – o 3 febbraio 44? – una nostra pattuglia in ricognizione di tredici persone, formata da paracadutisti e due civili, rassicurati dalle informazioni di un cittadino, devia verso Gamberale. A pochi metri dalle case del villaggio alcune raffiche di fuoco incrociato di armi automatiche tedesche uccise la pattuglia.

Delle tredici persone, si salvarono solo il Capitano Gay (ferito) e il suo attendente. Sulla neve i corpi agonizzanti di nove paracadutisti e dei patrioti Saraceno e Dragone di Pizzoferrato. “Quindi la data del 6 giugno 1943 è sbagliata? Qualche numero c'è? Ma anche per i nomi c’è qualche problema… S.E.M. E S.D.M – “M”  dovrebbe essere il cognome, “S” non so. Dragone si può capire (D) … ma Saraceno? Il nome dovrebbe iniziare “S” e non con “E”! Insomma, non posso fare io una ricostruzione storica. Concludendo, va bene il racconto dell’anziano di Gamberale, va bene il diario del maggiore Valentino D’Aloisio e va bene data e nomi del fabbro che ha forgiato le croci. Il lato positivo è che due persone hanno avuto degna sepoltura in montagna.

DISLIVELLO 450 METRI
DIFFICOLTA’ E - SENTIERO PARZIALMENTE SEGNATO
TEMPO 4 ORE senza soste
DISTANZA 12 KM

Le foto sono visualizzabili qui.

Luciano Pellegrini
CAI Chieti

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