I ragazzi del CAI Massa ai piedi dell'Annapurna

I sei giovani, arrivati al campo base, coronano un'esperienza condivisa sui social network. Gli Accompagnatori: "C’eravamo tutti, tutte quelle (ex) bimbe e bimbi che con noi hanno condiviso la bellezza, la fatica e l'emozione della montagna".

I ragazzi al campo base

20 dicembre 2018 – La parola d’ordine è Namaste, mi inchino a te, il saluto in sanscrito che si accompagna con le mani giunte all’altezza del petto. Un saluto e un benvenuto, che la giovane spedizione del Cai Massa ha portato con sé, nella mente e nel cuore, nella lunga ascensione fino al campo base ai piedi dell’Annapurna, a 4130 metri di altezza, in un’avventura che segna una vita.

I social regalano il diario di un dicembre emozionante, un crescendo di sensazioni da parte dei ragazzi apuani e dei loro accompagnatori. Dalle attese della vigilia: li immaginiamo con il naso schiacciato contro il finestrino del pullmann che li porta a Nayapul, dopo dieci ore di trasporto gommato, cercando di afferrare ogni attimo, di fotografare ogni immagine così lontana dalla quotidianità. E li pensiamo oggi, con il fiato sospeso, ai piedi della montagna sacra. 

Il diario spiega tutto, da quando comincia davvero l’avventura in poi, quando da “comparsa” si diventa attore protagonista. Il copione è la fatica. La recita è cominciata nel giorno del’Immacolata, salendo a Gandruk: “dura ma con tante soddisfazioni”, scrivono. “Sette ore (comprese le pause), vari villaggi, primi nepalesi cordiali e simpatici”.

Quindi il giorno seguente, con l'ascensione fino a Chhomrong, sette ore (con le pause) e “il primo ponte tibetano che ballava tanto, i boschi di rododendro (un albero) e di bamboo, prima di Dovan”, superando i 2000 di altitudine, a metà strada, con una temperatura ancora assai accettabile, sette gradi, e un meteo più che buono. “Ma domani – scrivevano – è previsto un peggioramento, peraltro momentaneo”. Con gli occhi (della mente) rivolti più su, al traguardo, la “temperatura in diminuzione al campo base dell’Annapurma, minima prevista -11, massima -3, ma quella percepita è quattro gradi più bassa”.

La terza tappa, Dobhan, 2500 metri, “collegamenti scarsi, c’è meno possibilità di comunicare” e la quarta, l'11 dicembre, a Deurali, 3200 metri, “con la sorpresa neve”. Arrivata in tempo per festeggiare il compleanno delle ventenni Lucia e Ginevra, insieme e raggianti nella foto del compleanno più unico possibile.

“Partiti con tempo buono da Dobhan, poi un peggioramento climatico nella norma” per arrivare “a circa 900 metri dalla meta prefissata”, potendo già godere dello spettacolo delle prime grandi montagne, come il Machapuchare, alto 6993 metri.

E l'emozione che cresce: “domani saremo tutti insieme al campo base di questa grande e sacra montagna” scrivono sulla pagina Facebook. Ed è evidente come il significato spirituale stia crescendo in tutti.
Infine il 12 dicembre, foto di gruppo sotto al cartellone: NAMASTE’ - scritta enorme, in maiuscolo come in maiuscolo sono i battiti cardiaci.

E le parole dell’accompagnatore Nicola sono il miglior traduttore dei pensieri.
“Quante volte Gianmarco, Laura, Lucia, Ginevra, Norberto e Camilla penseranno a questa scritta - scrive su Facebook -. Quante volte a scritte simili abbiamo pensato noi, accompagnatori dell’alpinismo giovanile di Massa, in vent’anni di attività” (…) “Al campo base dell’Annapurma c’eravamo tutti, tutte quelle bimbe e quei bimbi che con noi hanno condiviso la bellezza della montagna, le fatiche della salita, le emozioni dei sentieri, il freddo della neve, i sorrisi dele conquiste”.

E cita, Nicola, i più piccoli alpinisti e quelli che invece sono saliti in Perù nel 2006, e poi i presidenti di sezione “che hanno sempre sostenuto le nostre iniziative”. (…)
“Dobiamo ringraziare Gianmarco, Laura, Lucia, Ginevra, Norberto, Camilla, Gustavo, Andrea, Matteo e Viviana – scrive ancora – perché sono il gruppo a cui tutti noi vorremmo partecipare, perché ci dicono che vent’anni hanno lasciato traccia e il valore, alpinistico e umano, dell’Alpinismo Giovanile, che è un bene di tutti”.

Non c'è bisogno di dire altro: in casi come questo, la parola mostra tutta la sua precarietà di fronte all’emozione.
O forse no. Una parola ancora c'è. Tashi delek! Chiude il messaggio. Lieta benignità, vuol dire, è il commiato locale.

Ora il gruppo giovanile del Cai di Massa è sulla via del ritorno. Probabilmente pensando di già alla seconda parte della missione, la parte umanitaria, il compito di raccontare questa grande avventura - con le foto e il cuore - a chi non c'era, con lo scopo di raccogliere fondi destinati alle popolazioni di questa terra, ancora alle prese con le difficoltà del terremoto di tre anni fa. Per il Nepal, Paese che ha rialzato orgogliosamente la testa, ma che sa che la grande ricostruzione è solo agli inizi.

Diego Costa

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