30 anni sono troppi, per il Gran Sasso d'Italia e la Foresta del Cansiglio

Il Presidente della CCTAM Di Donato accomuna le due manifestazioni del prossimo weekend che coinvolgono il CAI: per la tutela dell'acquifero del Gran Sasso a Teramo, per quella dell'antica foresta nel Cansiglio.

9 novembre 2017 - Sabato 11 novembre 2017 si manifesta in Abruzzo per la tutela dell'acqua del Gran Sasso d'Italia.
Domenica 12 novembre 2017 è la volta del Veneto e del Friuli dove si manifesta per la tutela dell'antica Foresta del Cansiglio.
I due eventi sono accomunati dalla tenacia che vede le Associazioni Ambientaliste protagoniste da ben 30 anni e oltre nell'impegno di tutela. Si evidenzia così il senso del bene comune che prevale su interessi di settore e sull'assenza di visione nella gestione delle risorse e dell'ambiente. Ma non si può continuare così; è tempo di una "amministrazione responsabile" dell’ambiente. Il Presidente Generale Cai Vincenzo Torti ci richiama alla sfida data dal senso del limite e dalla consapevolezza delle conseguenze nella scelta dei propri comportamenti. Il Bidecalogo, che sintetizza il comune sentire del Cai, ci aiuta a comprendere regole e autoregole.

In Abruzzo si manifesta per la tutela del Gran Sasso d'Italia, di questo singolare massiccio montuoso diventato Parco nel 1991, di una montagna dai grandi e riconosciuti primati: l'altopiano di Campo Imperatore, la cresta del Centenario, il Corno Grande (vetta più elevata d'Appennino), il Calderone (o quanto resta del ghiacciaio più meridionale d'Europa), il Paretone e la Parete Nord del Monte Camicia e poi, racchiuso nel segreto della montagna, l'acquifero che disseta oltre 700.000 persone.

L'autostrada A24 (impropriamente chiamata con la vicina A25, Autostrada dei Parchi - diventata la SpA che ha la concessione fino al 2030) attraversa una orografia complessa d'Appennino e questo ha comportato la realizzazione di impegnative e costose soluzioni di ingegneria per gallerie, viadotti e ponti la cui manutenzione, per decadimento e anche a seguito dei terremoti, sarà una enorme voce di spesa.
La storia del tunnel del Gran Sasso inizia con i lavori nel 1968 e la prima canna (l'Aquila verso Teramo) inaugurata il 1 dicembre 1984 (casualmente percorsa da me proprio quel primo giorno di apertura tornando da Roma, dopo una riunione dell'allora Convegno Cai del CMI, insieme ad Aldo Possenti, Cai Teramo). Ci vollero altri 9 anni per completare, nel 1993, la seconda canna (Teramo verso L'Aquila) e i saloni sotterranei del Laboratorio di Fisica Nucleare. Nell'insieme i lavori sono un'opera ingenerosa e invasiva che ha modificato storia, cultura e paesaggio del Gran Sasso d'Italia e con l'avvio degli esperimenti e i primi inquinamenti nei Laboratori si rivela in pieno la vulnerabilità dell'acquifero, per il quale la prevenzione sarebbe stata d'obbligo, ben noto nei volumi e nelle portate anche a seguito dell'incidente del 1970, quando fu bucato il serbatoio di acqua alto ben 600 m. Ed è un bene che, grazie all'impegno del Cai e delle altre Associazioni, sia stata scongiurata la realizzazione della 3^ canna autostradale.

Spostandoci in Veneto e Friuli, nell'antica Foresta del Cansiglio, nelle Prealpi Carniche, troviamo un suggestivo,  esteso e vario altopiano ricchissimo di biodiversità. La prima volta che raggiunsi il Cansiglio rimasi colpito da valore del paesaggio e della foresta, con la faggeta che, salendo di quota svettava, arricchita dal manto stagionale, e poi, esplorando per più giorni, si scopre il vario bosco misto con l'abete bianco e l'abete rosso. Ci troviamo nel Regno prediletto dai botanici, luogo di particolare cura dal parte del Corpo Forestale dello Stato. La presenza dell'uomo in Cansiglio  è raccontata da un dedicato Museo che ne ripercorre le tappe dalla Preistoria in poi, con in evidenza i 250 anni di dominazione della foresta da parte della Serenissima Repubblica di San Marco (con la foresta considerata strategica per la risorsa che rappresentava).
Il valore della Foresta è riconosciuto nel tempo infatti dopo la nascita del Regno d’Italia nel 1871, il Governo italiano dichiarò il Cansiglio Foresta Demaniale Inalienabile. Successivamente è stato inserito nella Rete Natura 2000, come Sito di Interesse Comunitario e Zona di Protezione Speciale.
Le minacce però non sono mancate e non mancano, tra la realizzazione di impianti sciistici, la possibile vendita di beni demaniali, la modifica del paesaggio e la perdita di identità locale. E cosi iniziarono le manifestazioni di tutela, dal lontano 1988, assegnando al Cansiglio piena riconoscibilità nel Veneto e nel Friuli.

Il tempo, i cambiamenti climatici, la crescita di sensibilità ambientale, l'attenzione alla sostenibilità e alla qualità della vita ci danno ragione sia in Abruzzo, sia in Veneto.
Ma è necessario un cambio di rotta con la partecipazione delle Associazioni ai tavoli di concertazione, quali conoscitori del territorio, cittadini attivi, mediatori culturali e sociali. Sono indispensabili trasparenza, coerenza e condivisione di scelte e azioni, da adottare in tempi brevi e con efficacia.
Le Associazioni innervano positivamente il Sistema degli Enti locali e delle Aree Protette (per il Cansiglio l'istituzione del Parco potrebbe essere una soluzione, mentre per il Gran Sasso è necessario sostenerne il ruolo). Per il Gran Sasso d'Italia e il Cansiglio il giusto riconoscimento deve essere internazionale attraverso la Rete Natura 2000.

La minaccia alle Montagne (ecosistemi fragili) deve diventare occasione per la gestione integrata di risorse e cultura. Con visione olistica dai monti al mare,  guardiamo agli obiettivi di Agenda 2030 e dell'Educazione Ambientale per lasciare un'eredità di serenità alle future generazioni. Le Montagne, come importante ecosistema, rappresentano la complessità e l’interdipendenza ecologica del nostro pianeta, essenziali per la sopravvivenza dell’ecosistema globale. (Rio de Janeiro, 1992).

Filippo Di Donato
Presidente CCTAM del CAI

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