Il Cai Belluno e gli insegnanti tra Grande Guerra e Vaia

Nel convegno al centro le gesta di soldati e donne nel conflitto di 100 anni fa, il ruolo del bosco e le modalità di utilizzo del legno nell'ultimo secolo.

19 ottobre 2020 - Obiettivo del D.G.R. n.870 della Regione del Veneto, in accordo con la Presidenza del Consiglio dei Ministri, Struttura di Missione per gli Anniversari di interesse nazionale, è la valorizzazione dei territori colpiti da Vaia e in passato dalle drammatiche vicende della Prima Guerra Mondiale.
In questo ambito, come spiega Daniela Mangiola (Operatore naturalistico-culturale nazionale del Cai Belluno), “l’aver selezionato il progetto proposto dalla nostra sezione, in collaborazione con le Scuole in rete, ha consentito agli organizzatori di proporre un convegno venerdì 19 ottobre in sala Muccin a Belluno”.

Un convegno durante il quale i numerosi insegnanti e gli appassionati di storia, grazie al racconto di Antonella Fornari, scrittrice della Grande guerra, hanno ripercorso le strategie di guerra che hanno caratterizzato il fronte dolomitico, ma hanno visto principalmente ricordare gli uomini e le donne travolti dal conflitto.

Continua la Mangiola: “sono state ricordate gesta di eroi combattenti, da Sepp Innerkofler ad Angelo Bosi, ma anche di semplici soldati come il soldato dal fisico non perfetto che voleva dare il suo contributo ed ha documentato gli eventi al fronte con piantine e schizzi che ci aiutano la ricostruzione del fronte. Ha ricordato il contributo delle donne da lei scoperte: dalla coraggiosa Vittoria che vuole partecipare alla guerra, che sa sciare e sparare per cui può divenire porta ordini e conduttrice di muli, ad Anna Alverà che porta fuori i corpi dei soldati dall’improvvisato ospedale e dà agli assetati un’assistenza preziosa anche se con un semplice bicchiere d’acqua. E’stata anche l’occasione per scoprire l’origine di nomi famosi come Tre Cime di Lavaredo e le ragioni per cui il confine è finito sulla cima delle montagne”.

Il dottore forestale esperto in pianificazione forestale, Oreste Andrich, ha poi ripercorso velocemente la storia per evidenziare l’importanza del bosco. “Realtà naturale dallo sfruttamento del quale si manifesta la grandezza di una civiltà – continua il resoconto - Senza l’albero non si costruiva Venezia, senza la legna da esso donata i soldati del primo conflitto mondiale non avrebbero potuto sopravvivere agli inverni e combattere nelle trincee. L’uomo di montagna sfruttava il bosco ma con intelligenza: tagliava l’albero del diametro di 40 centimetri perché è facile da maneggiare, non prelevava il giovane o il vetusto difficile da gestire. Dove la battaglia è infuriata nel bosco, come nell’altopiano di Asiago, il 20% è stato distrutto ma la parte rimanente sopravvissuta è risultata danneggiata e poco utilizzabile. Oggi il nemico è il cambiamento climatico che con la tempesta Vaia ha abbattuto i boschi cresciuti sulle ripide montagne che rendono difficile e rischioso l’intervento dell’uomo non sempre preparato alla gestione di una situazione straordinaria. L’augurio del relatore è che si attui una pianificazione differenziata che garantisca sicurezza agli abitati, ma rispetti le diverse personalità dei boschi, conservi la fertilità del suolo e preveda la protezione delle nuove piantine dall’attacco degli ungulati capaci di impedirne la crescita”.

A conferma dell’interesse suscitato è pervenuta notizia da un’insegnante che non potendo essere presente ha seguito l’evento da casa in compagnia dei figli attratti dal racconto.
Il progetto prosegue con gli interventi nelle classi aderenti, ventuno al momento, da parte di Antonella Fornari e Daniela Mangiola, ONCN, che avranno come tema le devastazioni del territorio bellunese procurate prima dalla Grande Guerra  e poi da Vaia.

Red

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