Il Cai Catanzaro inizia settembre lungo i passi di San Francesco da Paola

Elena Romano racconta in una lettera l'escursione lungo la via del Giovane, terza tappa del cammino che conduce al Santuario calabrese. Una giornata in cui si sono alternate nebbia, sole e pioggia.

11 settembre 2019 - Il Cai Catanzaro ha inaugurato il periodo settembrile con la via del Giovane, la 3°tappa del Cammino di San Francesco di Paola. Qui di seguito Elena Romano ci racconta questa esperienza:
“È una domenica uggiosa, nubi minacciose oscurano il sole, quel sole che è il simbolo del cammino stesso. Una pietra miliare segnaletica decorata con i suoi raggi, con una freccia gialla che ci indica la direzione e i chilometri mancanti e con una scena della vita del Santo, sarà costante presenza in questo itinerario che ricalca i passi dell’eremita calabrese durante la sua giovinezza. Sono 17,8 i chilometri che ci separano dal Santuario di Paola. Lasciamo il laghicello, specchio d’acqua naturale contornato da faggi, di cui ne scorgiamo solo la riva perché avvolto nella nebbia, come pure rimane nel nostro immaginario il piccolo anfibio che lo popola, il tritone alpino. Raggiungiamo la cima di Cozzo Cervello. Pur trovandoci sulla terza cima più alta di questa catena costiera poco riusciamo a scorgere della sottostante Valle, ma si prosegue comunque animati dalla voglia di calcare le orme del Santo.
Ci addentriamo nel bosco Cinquemiglia, una faggeta di rara bellezza… Gli esemplari di faggio che incontriamo sono maestosi, dal fusto slanciato, quasi monumentali, sembra di percorrere una foresta tropicale. Calpestiamo un tappeto soffice di foglie decomposte dalle infinite sfumature di giallo ocra e terra bruciata. Il muschio, di un verde brillante è il colore predominante nel sottobosco, riveste la parte inferiore dei tronchi come a volergli mettere dei calzari di soffice velluto, assumendo così forme strane e curiose. Ci addentriamo in questa faggeta incantata percependone odori e suoni, rapiti dai colori esaltati attratti dalla luce del sole, i cui raggi si insinuano tra le dense chiome di questi giganti dando origine a luccichii abbaglianti e giochi d’ombra che amplificano la bellezza degli sconfinati prati di ciclamini.. Le nostre guide, giovani appassionati, ci presentano questo longilineo albero dal tronco dritto e dalla corteccia liscia e lucente, e ce ne fanno cogliere un aspetto singolare, la sua individualità…la sua volta chioma seppur prepotentemente protesa verso l’alto, fino a raggiungere altezze vertiginose, si interseca con la chioma del faggio vicino… Il faggio di San Francesco, uno dei simboli di questo cammino, vuole suggerirci forse che si può convivere armoniosamente condividendo le risorse e mantenendo il rispetto degli spazi altrui? Direi proprio di sì!
Usciti dalla suggestiva faggeta” nuotiamo in un mare” di felci, il sole in questo tratto fuori dal bosco è così forte che una nube di vapore si alza investendoci con il suo calore! Giungiamo ad un crocevia dove la statua di bronzo a grandezza naturale del Santo calabrese ci fa indugiare, è lui il piccolo uomo dell’ordine dei Minimi , la cui memoria rivive in questi luoghi. È l’inizio della discesa, manca ancora oltre metà del Cammino ed è a questo punto che ci sorprende la pioggia… una pioggia battente che scandirà, da qui in avanti, i nostri passi…
Solo una curiosa creatura silente dal colore nero e giallo intenso, sembra essere perfettamente a suo agio in questi luoghi umidi. È la salamandra pezzata che si muove con disinvoltura nel fogliame bagnato. Le nostre guide da subito non sottovalutano il repentino peggioramento del tempo e ci invitano a proseguire compatti, sempre vigili e attenti… Siamo fradici ma proseguiamo a ritmo sostenuto. La pioggia, da questo punto in poi, ci accompagnerà costantemente. Nell’ultimo tratto del Cammino ci investe un odore acre di un recente incendio, reso ancora più nauseabondo dalla pioggia… tronchi carbonizzati, rocce franate, la devastazione causata dal fuoco. Intravediamo la cupola e i tetti del Santuario su cui finalmente splende il Sole… D'altronde 'segui il sole' dicevano le indicazioni. Noi pellegrini lo abbiamo seguito, atei e credenti, in questi luoghi impervi dove cinque secoli fa un giovane di nome Francesco condusse vita da eremita. 'Finirai per trovarla la via se prima hai il coraggio di perderti'  diceva Tiziano Terzani”.

Red

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