Il CAI Guardiagrele compie 60 anni e celebra un partigiano

In occasione del 60° anniversario della Sezione abruzzese, si è celebrata la figura di Antonio Pantalone

Soci in escursione - PH Taraborrelli

La sezione guardiese del Club alpino italiano (Cai) celebra i 60 anni dalla sua nascita nel ricordo di un eroe della Brigata Maiella e con il ripristino di storiche fontane disseminate lungo i sentieri che portano nel cuore della montagna.

Corposo il programma preparato dal direttivo presieduto da Gloria Di Crescenzo, che ha tra l'altro riscoperto e battezzato "L'altro sentiero della libertà", che in analogia a quello sulmonese legato al nome dell'ex presidente Carlo Azeglio Ciampi serviva a portare in salvo verso il fronte inglese prigionieri alleati, sfollati e internati per sottrarli alla vendetta nazista.

«In questo anniversario», spiega Carlo Iacovella, segretario della sezione guardiese e presidente della Commissione regionale Tam (Tutela ambiente montano del Cai), «rinverdiamo la memoria di Antonio Pantalone, un eroe della libertà che in circa quaranta viaggi tra Sulmona e Guardiagrele, ultima tappa nel territorio occupato dai tedeschi durante l'inverno '43-'44, condusse verso la salvezza centinaia tra militari alleati, prigionieri di guerra e fuggitivi, tanto da ottenere dal comandante interalleato, il feldmaresciallo Alxander, un attestato di benemerenza per il rischioso lavoro di intelligence svolto».

Conoscitore profondo della Maiella e del Morrone, Pantalone varcava il massiccio all'altezza di Pretoro proveniente dalle valli di Roccamorice e il pendio di Santo Spirito, per poi condurre i suoi protetti attraverso Bocca di Valle verso il cimitero, dove le grotte offrivano protezione prima dell'ultima tratta verso Casoli.

«Pantalone, un uomo abile e animato da un profondo senso della libertà», osserva Iacovella, «è emerso dalle nostre ricerche come un campione di umanità che incarna anche tutti i valori cui si ispira il Cai, come l'amore per la montagna e la sua fruibilità sostenibile, e la conoscenza del territorio come legame tra le popolazioni locali e la storia della convivenza tra l'uomo e il suo habitat».

Nel 60° anniversario il Cai ha regalato a tutti gli appassionati della montagna il restauro di sei fontane storiche sparse nelle valli incassate nel massiccio. «Dobbiamo quest'opera», annota il presidente della Tam, «a due nostri soci in particolare, Giuseppe Ricciuti e Bruno Tinari. Questa impresa vale anche per ricordare che la montagna ha bisogno di noi per continuare a vivere come luogo fruibile. Dopo la fine dell'economia pastorale», chiarisce, «la manutenzione del paesaggio in quota è stata demandata anche a organizzazioni di volontari come la nostra. Ma è importante coinvolgere i giovani per garantire un passaggio generazionale che potrebbe essere in pericolo già tra pochi anni».

 

Fonte: Il Centro

 

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