Il Cai in Sardegna alla riscoperta dei sentieri intorno al monte Tarè

Il 6 agosto il Club Alpino dell’isola insieme all’associazione Beranu ha percorso il cammino che porta in vetta all'altura che si erge dalle vicine spiagge di Barisardo, Cardedu e Tortoli

8 agosto 2019 - L’altro ieri, il 6 agosto, il CAI in Sardegna ha partecipato alla riscoperta dei sentieri intorno al monte Tarè. È stato ripercorso il sentiero che dalla sorgente di monte Tarè, conduce fino alla vetta. La proposta è arrivata dalla associazione “Beranu”, ‘Primavera’ in sardo, del piccolo centro di Ilbono, nell’Ogliastra, parte orientale della Sardegna. Una iniziativa nata in occasione della "Sagra del Mirto e dei Prodotti Enogastronomici” di Ilbono. La pianta del mirto è effettivamente molto diffusa in questa parte della Sardegna. Emana profumi forti e se ne traggono liquori tipici che rendono unica la produzione in queste contrade. All’evento non poteva mancare il Club Alpino dopo la recente costituzione della sezione Gemmata di Cai Ogliastra, già all’opera con il suo presidente, il Dottor Giacinto Staffa e il consiglio direttivo, nella preparazione del programma escursionistico 2020, da coordinare con la sezione di Cai Nuoro.

Monte Tarè è una cima sagomata con pietre di scisto e granito. Si erge dalle colline e dalle vicine spiagge di Barisardo, Cardedu e Tortoli. Il suo nome richiama le fantasie, le leggende e i misteri delle vette dedicate alle divinità elleniche. Tutti sanno che nella sua sommità, tra lentischi, corbezzolo, lecci e sugherete, si nascondono tracce di una civiltà sconosciuta.

Tarè, anche quando qualche decennio fa è stato violato da un incendio devastante, è stato sempre visto dalle genti locali come un angelo protettore, custode di storie che vanno di generazione in generazione. Le popolazioni di questo territorio sono sempre state più legate a questo monte che sembrava proteggere, piuttosto che al mare, guardato con sospetto. Troppe le incursioni barbaresche di Mori e Saraceni che si sono susseguite nella storia. Se il mare però sembrava portare violenze e paure, il Monte Tarè invece era visto come un elemento difensivo.

I ragazzi di Beranu e il loro presidente, Nicola Melis, è impegnato a valorizzare diversi luoghi e sentieri di questa zona. Per esempio i siti nuragici che arricchiscono l’intera area. Realtà come Scurì, che conserva tracce antiche di quattromila anni, dal neolitico ai romani, o la necropoli di Piranseri o le domus de Janas di Texere e Perda Carcina. Ovviamente Il Cai non poteva non essere presente in questa importante iniziativa.

L’ascesa a Tarè ha avuto tratti di notevole impegno. Tutte le generazioni sono state rappresentate nell’escursione: c’era una bimba di appena dieci mesi, c'erano gli anziani. Tutti sotto sforzo nella salita. Escursione preparata e diretta però con regole e maestria. Si susseguono punti panoramici, colline, paesi, mare, monti, fino ai contrafforti della Barbagia e del Gennargentu. Si vedono le piazzole del carbone. Qui ci sono ancora i segni delle devastazioni subite dalle foreste tra la fine dell’Ottocento primi del Novecento. Pietre di scisto scivoloso, sudore e fatica nell’agosto torrido di Sardegna. Monte Tarè però alla fine è conquistato. Non sarà però l’ultimo appuntamento nel quale Beranu e Cai, collaborano

Matteo Marteddu, Presidente Cai Nuoro

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