Il CAI Novi Ligure sull'antico sentiero dei tubi

La Sezione ha inaugurato le escursioni 2019 percorrendo una storica via d'acqua, l'acquedotto costruito a inizio '900 per portare acqua dalla sorgente Caselle fino a Camogli, tra cenge, anfratti rocciosi, gallerie e muri a secco

I partecipanti alla bella escursione

22 gennaio 2019 - Il Parco di Portofino ed il suo affascinante ambiente…. quale migliore location di così grande valore ove dar inizio al nuovo anno di attività del CAI di Novi Ligure sui sentieri. L’escursione si è svolta sotto l’egida TAM, Tutela Ambiente Montano, Commissione CAI costituita per la tutela dell’ambiente montano e per svilupparne un’adeguata cultura di fruizione, a partire da tutti i suoi aspetti legati alla diffusione della conoscenza dell’ambiente, delle sue criticità e della necessità della sua profonda tutela, e quindi rispetto delle bellezze del paesaggio, amore per la flora e la fauna unitamente alla salvaguardia culturale.

L’escursione, in partenza dalla frazione di San Rocco di Camogli, si prefiggeva di percorrere una storica ‘via d’acqua”, la cosiddetta “Via dei Tubi”, antico acquedotto costruito ad inizio novecento per portare acqua dalla sorgente Caselle fino all’abitato di Camogli, oltre che al sottostante borgo medioevale di San Fruttuoso.

Il percorso, fruibile unicamente accompagnati dalle guide del parco o previa loro autorizzazione, si snoda in un incontaminato e selvaggio ambiente di sconvolgente bellezza, ove distogliere lo sguardo dal rapente paesaggio circostante risulta arduo impegno. Le sottostanti calette sono di un blu abbacinante, la lontana costa delle 5 Terre si staglia imponente con la piccola isola della Palmaria a fargli da corona e le guglie ed i pinnacoli rocciosi di questo scoglio d’Antola buttato in mare tolgono il fiato (infatti parte della storia litologica del parco è da ricollegare profondamente ai Calcari del monte Antola originatisi fino a quasi 100 milioni di anni fa).

Il vecchio acquedotto percorre cenge ed anfratti rocciosi, perfora creste di roccia con mirabili gallerie, salta forre ed anfratti con arditi strapiombanti muri a secco e i tratti più esposti sono stati attrezzati con catene e scale per aumentarne la sicurezza. Indispensabili piede fermo e assenza di vertigini, poi il gioco è fatto …inizia una breve avventura in un paesaggio fantasmagorico. Indispensabile una pila frontale per percorrere le buie e talora basse gallerie scavate a forza di braccia nella roccia del promontorio da antiche ed esperte mani contadine.

Il gruppo odierno, ricco di oltre venti partecipanti, si snoda senza fretta sull’itinerario, ogni singolo attimo e profumo e panorama va assaporato e ‘bevuto’ fino all’ultima goccia, rorida inesauribile fonte di sensazioni e fortissime emozioni.

Una mano sicura a coloro che con più difficoltà si approcciano al percorso è sicuramente buona cosa, unitamente ai consigli per una migliore progressione nei tratti più esposti
Assicurare i bimbi è infine cosa saggia e dovuta per la loro sicurezza ed incolumità.

Il resto poi è solo da godere, sperando quasi che non finisca presto. La giornata è buona anche se freddina alla partenza, ma poi il sole scalda ossa ed animi infondendo fiducia e calore a tutti. Chi non conosce il percorso è affascinato, chi lo conosce ne è comunque sempre profondamente rapito.

L’intero acquedotto sarebbe lungo 5 km circa, se ne percorrono oggi più di 4 in quanto la parte più ad ovest verso Camogli dovrebbe essere in parte non accessibile per una frana e si è quindi deciso di non azzardarne la percorrenza. E’ così che verso fine mattinata si raggiunge dunque la confluenza con la mulattiera che collega il valico di Pietre Strette con l’antico borgo marinaro di San Fruttuoso, sede dell’omonimo monastero benedettino risalente all’anno 1000 di proprietà del FAI.

Una breve risalita ci porta alle Pietre Strette ove ci fermiamo per la pausa pranzo. Li incontriamo alcuni rappresentati del CAI Ligure con cui ci intratteniamo brevemente a scambiare commenti ed opinioni.
Riprenderemo poi il cammino in direzione della località Semaforo Nuovo, possente balcone affacciato sul mare a quasi 400 m di quota sede di un radiosemaforo di segnalazione sostitutivo del Vecchio Semaforo e, durante l’ultimo confitto mondiale, di una postazione militare. Alcune splendide foto tutti insieme precedono appena il purtroppo temuto momento di rientro verso San Rocco percorrendo il sentiero che contorna le pendici sud-occidentali del monte riconducendo in prossimità della frazione di Mortola. Da lì in breve rieccoci a San Rocco.

Un grazie a tutti i partecipanti per la splendida giornata passata insieme in ottima compagnia e serenità a spasso fra le emozioni di bellissimi momenti e paesaggi, dopodiché ci si lascia con un filo di rammarico ma con gli occhi ed il cuore gonfio di sensazioni forti e coinvolgenti con l’augurio di rivederci quanto prima per una prossima gita.
A presto a tutti…

Alberto Ponassi

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