Il CAI Nuoro sulle tracce delle parti nascoste di Sardegna

Escursione sull'altipiano di Montresta, yta acqua, sorgenti, cascate e segni dell'uomo che arrivano all'Antichità, lontani dalle luci della ribalta.

Incontri durante il cammino

9 febbraio 2018 - Pare che su quell’altipiano di Montresta, genti antiche avessero uno stretto rapporto con la divinità delle acque. Se la Sardegna è come un continente, qui è altra Sardegna. Acqua, sorgenti, cascate, la fanno da padrone, mentre Barbagia, Marghine, Costera soffocano sotto la crisi della siccità. 

Lo hanno toccato con mano, soprattutto con piedi e scarponi, i soci del CAI Nuoro che hanno inaugurato la stagione su questi luoghi di terre aspre. “Sos Aspros” appunto, quella distesa di pietra scura, qua e là ricoperta di rada macchia mediterranea. Con la direzione dei titolati Salvatore Sotgiu, Tore Ruggiu, Cio Sanna e Luca Fresi e Noel Huet, escursionisti provenienti dal cenro–nord Sardegna, attraversano le vaste “praterie” tra Padria, Puttumaiore, sino alla periferia di Montresta.

Qui appuntamento a Su Casteddu. La nebbia sale, fitta, dalla boscaglia ingrigita del mattino. Nel piccolo centro, poco più di 500 abitanti, non si muove foglia nella mattinata invernale. Su quest’altura, 405 m slm, arrivarono nel 1746, 50 famiglie greche, da Cargeghe, Corsica. L’altra isola non li accoglieva, erano invisi e sgraditi al succedersi dei poteri locali. Ottennero, da Carlo Emanuele III, il “permesso” di insediarsi tra le solitudini di Villa San Pietro di Montresta. Da allora si susseguono le generazioni. Non sempre in pace. La città di Bosa, con la sua storia di antica e nobile progenie, non sempre li ha tollerati.

Oggi tutto si fa’ aspra bellezza. Camminiamo sull’acqua e la pioggia ci insegue. Il bosco, “Sa Silva manna”, produce suggestioni e richiama fantasie di altri tempi. Di popoli antichi  attorno al nuraghe Bena Ghiu, non lontano e alle domus ipogeiche, per il severo culto dei morti, di Tuccurovo. Di fronte si erge la costa trachitica di Barasumene, a formare l’orizzonte dove trovano spazio solo l’avvoltoio grifone e una coppia di aquile reali. Sul fondo valle, che attraversiamo con fatica, si forma il compendio idrico del fiume Temo. Il grande fiume che nel suo percorso raccoglie le storie di questi luoghi. Sino alla piana di Bosa, ad attrarre da sempre uomini e commerci, civiltà arrivate dal mare e insediamenti locali. Dal neolitico, ai Fenici, alla ricca e diffusa presenza romana.

Il fiume, unico navigabile nell’Isola, esercitava forte attrazione per i commerci della Roma imperiale. E le tracce sono ancora visibili, come quelle di Prammas, dove vengono “a galla” i resti e i ruderi del Ponte Ezzu nella grande “Bosa Vetus”. Con attenzione, camminiamo tra piante di mirto piegate dai venti, su terreno scosceso, fangoso e rugoso come le rughe della piana irregolare. Sos Aspros che ci portano al Canyon de Su Entale. Dalla cascata immensa, sale il rumoreggiar di acque  e crea la eco sinistra che si distribuisce e raggiunge Punta Manuzzu e Puntas Ruggias.

Avvolti gli escursionisti dalla nebbia e dalla pioggia che investe zaini, mantelle e scarponi. Si prosegue con l’energia prodotta da luoghi di grande bellezza. Non ci blocca il fiume che attraversiamo saltellando sulle pietre e aggrappati al ramo di fortuna. Il senso del mistero  sale da “S’Istrampu Nieddu”, col fragore del mulinar delle acque, per fare il salto di decine di metri. Quando ricompare il temo, nel suo placido camminare, pare che tutto renda quieto o è la quiete prima della tempesta ? Eppure in questo reticolo di grotte e ripari sotto roccia, sotto la scala “’e Ziu Nanni”, generazioni di pastori hanno consumato la loro vita di fatica, in giornate senza orizzonti, tra Cuile Badu Raiga e Cuile Morittu. Tutto riconduce a un senso l’escursione del Cai, in questa parte nascosta di Sardegna, lontano dalle luci della ribalta.

Matteo Marteddu
CAI Nuoro

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