Il CAI Reggio Calabria partecipa alla marcia fino a Pietra Cappa (San Luca) dell'associazione Libera

Il 22 luglio 2018 si percorrerà il percorso un pentito descrisse per permettere alle forze dell’ordine di ritrovare i resti di Adolfo Cartisano, detto Lollò, il fotografo di Bovalino (RC) sequestrato dalla ‘ndrangheta il 22 luglio 1993.

Pietra Cappa

20 giugno 2018 - In occasione della XV edizione de “I Sentieri della Memoria”, il prossimo 22 luglio 2018, il CAI Aspromonte di Reggio Calabria parteciperà alla marcia fino a Pietra Cappa (San Luca), promossa da Libera - Associazioni, nomi e numeri contro le mafie, cui la sezione reggina aderisce da diversi anni.

Il percorso è quello che un pentito descrisse per permettere alle forze dell’ordine di ritrovare i resti di Adolfo Cartisano, detto Lollò, il fotografo di Bovalino (RC) sequestrato dalla ‘ndrangheta il 22 luglio 1993. La marcia è dunque un memoriale, un appuntamento diventato ormai consueto per ribadire l’opposizione collettiva alla sopraffazione mafiosa, e contribuire così, all’affermazione della legalità.

Pietra Cappa, emblema dell’Aspromonte, ha però un’altra storia da raccontare. Con i suoi più di 100 metri di altezza, sorge all’interno della “Valle delle Grandi Pietre”, nel versante orientale del Parco Nazionale dell’Aspromonte, tra una fitta macchia mediterranea dominata da lentisco, erica, leccio, farnetto, e risulta essere uno dei più grandi monoliti d'Europa. Negli antichi documenti medioevali si legge di pietra “Cauca”, ovvero pietra vuota, un toponimo riconducibile a tutta la zona circostante, numerose nei dintorni sono le rocce, come quelle di San Pietro, grotte e anfratti che richiamano paesaggi della Cappadocia. La “mania di grandezza” sembra caratterizzare questi sentieri; indicativa, infatti, è la presenza di grandi alberi monumentali (Castagno di San Giorgio di Pietra Cappa). Testimoni silenziosi di foreste scomparse che con la loro maestosità suscitano ammirazione e rispetto, considerati i Patriarchi Arborei del patrimonio forestale, sono portatori di una personale “memoria” storica e culturale. I ruderi della chiesetta di San Giorgio, poco sotto l’omonimo casello, aveva funzione lauritica, cioè di temporaneo cenobio, mentre nel medioevo, monaci ed eremiti provenienti dall’Oriente, alla ricerca di una solitudine ascetica, scelsero le grotte come dimora e le grandi pietre come rifugi di fede per elevarsi a Dio.

La comprensione della natura non può avvenire senza immergersi in essa, il CAI ne è consapevole. La sezione Aspromonte di Reggio Calabria, operante nel territorio con l’incarico di custode locale, nell’ambito dell’iniziativa “Adotta un sentiero” (2017) promossa dall’’Ente Parco Nazionale dell’Aspromonte e rivolta alle associazioni escursionistiche e naturalistiche, ha ricevuto in affidamento, tra gli altri, anche l’Anello di Pietra Cappa (124). L’iniziativa sostiene la qualificazione della rete sentieristica, la conservazione e la tutela delle risorse ambientali. Le associazioni dovranno eseguire interventi di manutenzione leggera, mediante costante monitoraggio e verifica dello stato dei percorsi, producendo inoltre materiale divulgativo per farne conoscere le peculiarità.

Il tracciato di Pietra Cappa è collegato a due importanti sentieri: il Cammino dell’Alleanza (105) ed il Sentiero Italia (103), di recente tornato in auge grazie al Club Alpino Italiano, che nel meridione vide la segnatura delle prime tappe proprio in Aspromonte. Grazie alla felice intuizione di Teresio Valsesia, il CAI, nel 1990, accolse la proposta della sezione reggina di indicare con il segno bianco-rosso le località che più caratterizzano questo massiccio posto al centro del Mediterraneo ma, allora, conosciuto per gli episodi di cronaca connessi ai sequestri di persona. Il santuario di Polsi, San Luca, il crocefisso di Zillastro, e la stessa Pietra Cappa, assunsero quindi una valenza positiva. Quella che sembrava una digressione, dalla ovvia direttrice lungo la dorsale appenninica, ha invece offerto un importante contributo alla nascita di cooperative, guide, rifugi e persino del Parco Nazionale dell’Aspromonte.

Un meritato passo avanti, frutto della volontà di un gruppo di giovani reggini, che qualche anno prima decide di impegnarsi nel promuovere il territorio e le sue bellezze naturali. Nello stesso periodo la storia dei nuovi soci, legati ormai nel mondo dell’associazionismo, incrocia, indirettamente, un’altra ben diversa, caratterizzata dal business legato alla distribuzione delle slot-machine manomesse, accentuato dall’appoggio dei clan mafiosi locali. Una volta smantellata l’organizzazione, uno degli immobili confiscati dallo Stato diventa la sede della “Sezione Aspromonte” del Club Alpino Italiano, esempio lungimirante di impegno volontario a favore della comunità. Sia le slot-machine che gli altri oggetti, lasciati volutamente in mostra all’interno della sede, sono il simbolo di quel mondo balordo che si vorrebbe contribuire a sconfiggere.

Barbara Cutrupi – CAI sez. Aspromonte Reggio Calabria

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