Il Cai sui monti Arista

Erano in 100 ieri per l'iniziativa del presidente dei soci di Nuoro. Tra leggende, panorami mozzafiato, policromia di colori e linguaggi autentici di Sardegna.

25 febbraio 2020 - La carovana Cai ieri ha attraversato i tornanti di Monte Arista. Policromia di colori e linguaggi autentici di Sardegna. In questa domenica di fine febbraio, oltre 100 escursionisti Cai arrivano da Cagliari, Sassari, Olbia, Barbagia, Marghine, l’intera Ogliastra si affaccia oggi sul mare di Perdepera.

Ha un blu intenso quel mare di Cardedu che accarezza le scogliere di Perdepera. Pronti e generosi i coordinatori/direttori: Antonio Piras, Egidio Podda, Lucia Serra, Lino Schirru, Antonio Sau, Stefano Piras. Si compone il gruppone nella salita. Prevalenza di donne e giovani Cai. Con Costantino ed Emanuele che sgranano i loro occhi da undicenni sotto la fitta trama di lecci e corbezzoli. Dobbiamo quasi intrecciare con il filo della fantasia il Monte Arista. Secondo la leggenda, Aristeo lo trascina qui e lo trasforma in Arista, ma nasce in Libia. Lì le ninfee si prendono cura di lui, insegnandogli l’arte della pastorizia, come produrre il formaggio, l’apicoltura, e la coltura dell’ulivo.

Educato alla guerra e alla caccia, Aristeo dedicò la sua vita ad allevare api e a fare il pastore. Sposò Autonoe, ebbe figlio Atteone. Apprese dalle muse le tecniche della caccia, medicina e come custodire le greggi. Morì Atteone. Devastato dal dolore Aristeo, racconta il mito, lasciò l’Isola di Cos in Grecia, passò in Sicilia, venne in Sardegna, passando dalla Libia e “fu il primo che portò la civiltà, portando la conoscenza della coltivazione dell’ulivo”.

La vociante e variopinta, forse affaticata, carovana Cai, si affaccia sulle Domus del neolitico sardo. Dieci capolavori di architettura funeraria, 5000 anni scolpiti su quei massi di granito, dove si aggrappavano ansie e speranze di genti antiche. La cima di monte Arista è una finestra spalancata su tutta l’Ogliastra. Si vedono le strisce sabbiose delle spiagge fino alla torre di Barì, i boschi e le fitte foreste attorno a Gairo, Osini, Ulassai. I villaggi di montagna si sentono protetti, accarezzati da questi paesaggi. Si snoda l’escursione seguendo tratturi e mulattiere, piazzuole carbonaie, testimoni ancora annerite di devastazioni drammatiche. La natura si riprende la sua forza rigeneratrice, passando sotto S’Arcu ‘e Nuilu. All’ombra dell’antico cuile ristrutturato, accoglienza straordinaria d’Ogliastra.

Matteo Marteddu, presidente del Cai Nuoro

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