Il Club alpino italiano lavora perché quest'estate i rifugi possano riaprire

"Faremo di tutto, intervenendo nelle sedi istituzionali e mettendo a disposizione risorse per la riapertura", precisa Antonio Montani, vicepresidente del Cai e responsabile dei rifugi.

Rifugio Gnutti (estate 2019)
18 aprile 2020 - "Pur essendo vero che possono esserci difficoltà a riaprire i rifugi, soprattutto quelli di alta quota, deve essere chiaro che il Club alpino italiano si è attivato e sta lavorando per scongiurare questa ipotesi", così Antonio Montani, vicepresidente del Cai e responsabile dei rifugi commenta l'articolo pubblicato oggi, 18 aprile, sulla testata La Repubblica: "L'estate in montagna senza rifugi", a firma di Giampaolo Visetti.

E precisa: "Faremo di tutto, sia intervenendo nelle sedi istituzionali per spiegare la differenza che c'è tra rifugio e albergo, sia mettendo a disposizione delle nostre Sezioni e dei rifugisti tutte la risorse disponibili per poter contribuire alla riapertura delle strutture".

Le modalità della riapertura dei rifugi dipenderanno anche dalle future disposizioni normative sulla Fase 2 dell'attuale emergenza sanitaria. Il Cai farà quindi la propria parte sostenendo Sezioni e rifugi per affrontare questa difficile situazione e per arrivare alla riapertura il prima possibile.

Perché, come scrive correttamente il giornalista:
"i rifugi hanno una lunga storia, le famiglie sono lì per passione". Sono persone che hanno deciso di dedicare la loro vita a un progetto d'amore, quello per la montagna, e che il Club alpino italiano non lascerà mai sole.

Comunicato Club alpino italiano
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