Il Gruppo Escursionismo TAM torinese a Macugnaga

CAI Torino e CAI UGET hanno organizzato la salita al Rifugio Zamboni Zappa e al soprastante Lago delle Locce, tra scenari meravigliosi e, purtroppo, la consapevolezza del cambiamento climatico.

Parte del gruppo al Lago delle Locce

16 luglio 2019 - Trasferta ossolana per gli amici di varie sezioni CAI, riuniti nel gruppo escursionismo TAM di Torino. La possibilità di raggiungere la località in autobus ha attirato una cinquantina di partecipanti: la lunghezza del viaggio non incoraggia il viaggio in auto da Torino per un’escursione in giornata.

La salita al Rifugio Zamboni Zappa e al soprastante Lago delle Locce non è impegnativa, e permette di rispettare i tempi di trasferimento in autobus privato, oggi così restrittivi. Ma soprattutto è l’ambiente grandioso e severo, al cospetto della celebrata parete est del Monte Rosa che richiama l’interesse di chi non l’ha ancora apprezzata di persona.

Da Pecetto, sfruttando i due tronconi di seggiovia, raggiungiamo il Belvedere, 1905 m e seguiamo le indicazioni per il Rifugio Zamboni Zappa. Usciti dal bosco, scendiamo sulla morena, lungo il percorso ben segnalato dai paletti rossi. Attraversiamo la tormentata zona di massi e sfasciumi che fu la lingua laterale destra del ghiacciaio del Belvedere, fermandoci per indicare ai compagni le numerose zone di ghiaccio nero ricoperte di detriti e terriccio. Di fronte a noi lo spettacolo, invero triste per chi lo ricorda com’era non tanti decenni fa, della parete est, sovrastata dalle vette a quasi tremila metri più in alto.

La Punta Grober e la Tre Amici, la Cresta Signal, la Punta Gnifetti e la Zumstein, la Dufour e la Nordend. Purtroppo si stanno velando delle nubi che il meteo dispettoso, variato all’ultimo momento, ci dispensa. La Cima di Jazzi e le altre, a ovest e a nord di Macugnaga, sono già sparite. Il cielo si mantiene ancora in parte azzurro. Risaliamo il sentiero sulla dorsale, rallegrati dai pendii erbosi costellati di fiori variopinti, raggiungendo il rifugio, 2070 m. Si ricompatta il gruppo e attraversiamo il bel pianoro cosparso di grossi massi. Incrociamo molti altri escursionisti, e turisti con abbigliamento e calzature non proprio adeguati. Affrontiamo l’ultimo ripido strappo per raggiungere, a circa 2300 m, il lago. Che, sotto il cielo ormai grigio e con le pesanti nubi incombenti sulle vette, è cupo. Un poco di sole ne ravviva per un attimo la superficie regalandoci qualche scatto più allegro.

Osserviamo ciò che resta del Canalone Marinelli, e individuiamo la Capanna omonima. Lo spuntino, previsto sulle rive del lago, per prudenza viene spostato presso il rifugio. Alcuni ne apprezzano l’ospitalità. Si ridiscende a valle, il tempo peggiora, ma non più di tanto. Mentre il tempo, quello del cronometro, ci impone il ritorno. Qualcuno ha già imbandito il solito banchetto di fine gita. 

Risaliamo sull’autobus per il lungo rientro. Anche oggi il bilancio è positivo: come si dice, scherzando, non abbiamo perso nessuno. Nessuno si è fatto male, non abbiamo preso pioggia e abbiamo condiviso una bella esperienza in compagnia di amici: di questi tempi, cosa pretendere di più? Unico neo: la consapevolezza del cambiamento climatico, e il rimpianto per ciò che poco per volta tutti noi stiamo perdendo, e le riflessioni relative.

Daria Fava (Gruppo TAM Torino)

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