In alta Val Parma un bosco per il pianeta

I ragazzi dell'Alpinismo giovanile del Cai Parma hanno piantato 250 piantine di abete bianco, ripopolando così l'Appennino con una specie arborea autoctona. Una volta all'anno sarà organizzato un sopralluogo per controllare lo stato di crescita.

Una ragazza alla fine dell'opera

21 ottobre 2020 - 250 piantine di Abete bianco autoctono messe a dimora in alta Val Parma, sopra al Lago Santo, dai ragazzi dell'Alpinismo giovanile del Cai parmense. E' stato questo il primo passo di “Un bosco per il pianeta”, un progetto davvero lodevole, il primo del genere nel Parco Nazionale Appennino tosco-emiliano, nato grazie alla sinergia tra Sezione, Parco, Ente di gestione Parchi e Biodiversità Emilia Occidentale e Regione Emilia-Romagna (quest'ultima ha donato le piantine).
Un''iniziativa con una forte valenza educativa per i ragazzi coinvolti e, contemporaneamente, in grado di dare un contributo al benessere dell'ambiente.

Domenica 18 ottobre 35 ragazzi tra gli 8 e i 17 anni hanno raggiunto il luogo della piantumazione con i genitori e gli accompagnatori (per l'emergenza Covid è stato deciso di non portare l'intero gruppo, ma solo una rappresentanza) e, con palette e guanti da lavoro, hanno posato le piantine di Abete bianco autoctono. Una specie scelta, come spiega il Presidente sezionale Gian Luca Giovanardi, “in quanto presente abbondantemente in queste montagne fino a qualche decennio fa, poi è stata tagliata e sostituita dall'abete rosso. Oggi ne sono rimasti pochissimi esemplari. Abbiamo voluto dunque ripristinare una specie arborea tipica del nostro Appennino”.

Uno degli Accompagnatori di Alpinismo giovanile presenti, Saverio Borrini, racconta: “abbiamo suddiviso i ragazzi in sei gruppi e siamo arrivati a destinazione seguendo itinerari diversi, così da garantire il distanziamento. Poi il ricercatore del Cnr che era con noi, Andrea Piotti, insieme ai forestali, ci ha istruito su come procedere alla piantumazione”.

Come detto, questo è stato solo il primo passo del progetto: ogni partecipante, infatti  ha apposto una targhetta biodegradabile con il proprio nome e quello degli amici che non hanno potuto partecipare, in modo tale da “adottare” tutte le piantine.
“Torneremo qui ogni anno per vedere nascere la nostra foresta, organizzando un'escursione ad hoc”, continua Borrini. “Faremo i controlli e gli interventi necessari per aiutare le piante a crescere, dando così vita, negli anni anni a venire, a un vero bosco, composto dagli alberi che c'erano un tempo. Un giorno i nostri ragazzi potranno portare figli e nipoti ad ammirare il frutto del proprio impegno e della propria passione”.

Il sopracitato Andrea Piotti ha espresso plauso all'iniziativa scrivendo su Facebook: “è raro vedere i risultati delle nostre ricerche tradursi in azioni concrete di conservazione. Ma quella del 18 ottobre è stata, da questo punto di vista, una giornata veramente speciale. In più di dieci anni di lavoro, abbiamo dimostrato l’autoctonia delle piccole popolazioni di abete bianco dell’Appennino parmense, abbiamo mostrato come gli abeti di mezza Europa provengano molto probabilmente da questi rifugi glaciali. Abbiamo purtroppo riscontrato i segnali di un forte impoverimento genetico in alcune di queste popolazioni e individuato quelle migliori per raccogliere semi per interventi di reintroduzione, come quello di ieri. Queste piantine, una volta adulte, miglioreranno la variabilità genetica dell’abete bianco in questa area geografica importantissima per la storia evolutiva della specie”.

Lorenzo Arduini

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