In cammino lungo il Sentiero Italia: Lorenzo Franco Santin incontra i dirigenti del CAI Sardegna

La chiacchierata con il Presidente del Gr Giacomo Attardi e quello della Sezione di Nuoro Gian Carlo Paba è avvenuto ai primi di aprile 2017 a Oliena, dopo aver percorso 250 km degli oltre 6000 che attendono il socio CAI Pordenone.

Lorenzo Franco Santin con i due presidenti

7 aprile 2017 - Per avere tanti chilometri davanti, sprigiona serenità e dispensa sorrisi. 6166 ancora da percorre, da Santa Teresa di Gallura  a Trieste con arrivo previsto verso metà del prossimo autunno. E’ il Sentiero Italia. Protagonista Lorenzo Franco Santin, 27 anni metalmeccanico, socio CAI di Pordenone.

Ha iniziato, il 30 marzo in Sardegna,  percorsi 250 chilometri, una media di 42 al giorno, oltre la maratona, precisa con orgoglio. Lo incontriamo nel centro di Oliena, sotto Carabidda. Fisico asciutto che più non si può, sguardo vivo, non compare la fatica di uno che ha dormito dove capita, nella vallata di Isalle, in sacco a pelo, bandita la comodità della tenda. Zaino in spalla, dodici  chili compresa l’acqua e la scarsa razione di cibo, frutta, verdura, pane, fagioli e biscotti.

Due chiacchiere con il presidente di CAI Sardegna Giacomo Attardi e del CAI Nuoro Gian Carlo Paba. Assistenza tecnologica, ricarica della batteria power bank, niente di più. Serve per l’utilizzo dell’applicazione View Ranger sullo smartphone, mappe, tracce e direzione. Il resto è affidato ai garretti, scarponi, fiato, testa ed entusiasmo.

“Una scommessa con me stesso, dice ai dirigenti CAI. E' una delle prime volte che uno che percorre per intero il cammino Italia, il sentiero più lungo del mondo, dalla Sardegna, passando per le Madonie in Sicilia, sino agli altipiani di Trieste. Motivazioni? Amore per la montagna, per le terre che coniugano tradizione e modernità, per dare una mano ad avvicinare i più giovani alla esperienza del contatto diretto con la natura. Tocco con mano sensazioni di libertà e di vita vera. Non rendo conto a nessuno, siamo io e il sentiero Italia. Devo solo mangiare, bere, dormire e camminare”.

Intanto attraversa il Supramonte, la Barbagia e il Gennargentu. Arriva da Lodè in questa mattinata dei primi di aprile. Risalito il Montalbo dalla cantoniera di Guzzurra, per punta Ferulargiu, i contrafforti di Punta Casteddu, sino alle valli tra Lula e Santu Martine. Pronto per affrontare sentieri e sterrate verso Corrasi, sotto punta Sa Pruna, Osposidda, Monte Novo e la caserma di Untana Vona. Poggerà il capo in qualche anfratto o sotto le frasche. Lo aspetta il cuore del Gennargentu, verso l’Ogliastra e il tacco di Perda Liana.

“Della Sardegna sento l’asprezza dei luoghi selvaggi, tacchi e dolomiti, gentilezza straordinaria di tanti che vorrebbero darmi il passaggio in macchina. Solitudine? No. Divento un tutt’uno col mio sentiero. Mi incoraggia persino la simpatia di quel vestito nero che solo in Sardegna le vedove continuano a portare”. 

Quando Lorenzo Franco si sveglia con il suono dei campanacci di pecore e vacche, avverte forti i profumi della ginestra delle campagne sarde, sa di non essere solo. Non studia le mappe, vuole avere l’impatto diretto con i luoghi. Lunga ancora la strada. L’escursionista metalmeccanico di Pordenone non dimenticherà i primi seicento chilometri di Sentiero Italia, tra i profumi di Sardegna.

Matteo Marteddu
Responsabile comunicazione CAI Nuoro

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