In cammino sul monte La Queglia

Pellegrini del CAI Chieti propone due escursioni per la vetta: da Pescosansoneso e da Corvara. "Monte La Queglia mi ha affascinato perché è impreziosito, oltre che dall’ambiente, dalla cultura geologica, storica, archeologica".

19 dicembre 2019 - Due piccoli comuni della provincia di Pescara, Pescosansoneso (610 metri - 480 abitanti) e Corvara (625 m - 229 abitanti), sono collegati da una montagna, che si chiama Monte La Queglia (995 m), l’antico Monte Aquileio. Il suo nome potrebbe avere origine dalla cresta aguzza, che somiglia quasi al becco di un’aquila.

La montagna fa parte del Parco Nazionale Gran Sasso e Monti della Laga. Il Borgo Vecchio di Pescosansonesco è quasi disabitato, ma i residenti hanno provveduto al suo restauro. È il classico borgo fortificato, aggrappato ad uno sperone roccioso della montagna, il “Pizzo della Croce”.

Il dislivello per raggiungere la vetta è leggero, ma impegnativo. Il sentiero è quasi inesistente, i cinghiali lo hanno reso franoso e quindi bisogna essere prudenti a camminare. Meglio fare il percorso di cresta, con la roccia calcarea e superare i passaggi esposti, con cautela. Il sentiero da Corvara, pur non essendo segnato con le bandierine rosso/bianco è visibile, c’è una traccia pastorale e ci sono diversi omini. Da tutte e due i versanti il panorama è immenso, Monte Picca, orca di Penne, Monte Cappucciata, la catena del Gran Sasso, la Maiella, il Morrone, la vallata e la costa adriatica.

Monte La Queglia mi ha affascinato perché è impreziosito, oltre che dall’ambiente, dalla cultura geologica, storica, archeologica. Geologicamente la montagna è formata da rocce calcaree, ma c’è uno sfioramento igneo intrusivo, che la taglia, (significa che la roccia vulcanica si è solidificata all’interno. La roccia intrusiva è differente dalla roccia effusiva vulcanica, che è prodotta dalla solidificazione esterna di lava). La storia e l’archeologia invece, hanno molto in comune. Da Pescosansonesco si prende un evidente sentiero che attraversata un bosco di querce e in poco tempo raggiunge un ampio terrazzo, il colle del Pizzo della Croce, (700 m).

Qui c’è un interessante sito archeologico, con i resti di un santuario italico-romano, risalente al 91 a.C., dedicato probabilmente ad una divinità femminile, guaritrice ed ispiratrice della fecondità, probabilmente Iside. Potrebbe essere stato dedicato anche ad Ercole, perché era conosciuto presso i popoli Sanniti, Latini e Sabini. Questo colle era un luogo di culto all’aperto e sono stati rinvenuti ceramiche del Neolitico, dell’età del Bronzo, terrecotte votive del V/IV secolo a.C., ex voto del III/II secolo a.C. Ho trovato una piastra di pietra, dove era sovrapposto un rudere di una colonna, a testimoniare la costruzione del santuario. In occasione della Guerra Sociale (91 – 88 a.C.), i popoli italici giurarono di combattere contro Roma. I ribelli si organizzarono in una libera Lega con un proprio esercito e stabilirono a Corfinium (oggi Corfinio AQ) la loro capitale.

Crearono la sede del senato comune e cambiarono il loro nome da Lega Sociale a Lega Italica. Per celebrare il giuramento, fu coniata una moneta d'argento, come simbolo del patto confederato, con il nome Italia o, l'equivalente Viteliu, in alfabeto osco. Sulla parte anteriore della moneta, c’è l'immagine di una donna coronata di alloro, mentre la parte posteriore, recava l'immagine del sacrificio di una scrofa, ferita da otto personaggi in abito militare. In questa occasione fu pronunciata per la prima volta la parola “Italia”. La moneta è conservata nella Biblioteca Nazionale in Parigi. Il Santuario di Pescosansonesco è stato costruito in questo posto, perché era la via di spostamento delle greggi, che raggiungevano Forca di Penne, importante e strategico valico, dove transita il Tratturo Magno. Mi sono fermato a lungo in questo posto, quasi come un archeologo, per trovare… la storia. Ho ripreso l’escursione e calpestando un terreno erboso, sono arrivato alla cresta rocciosa di Cima Ricella (760 m), e Pizzo della Croce (875 m), spesso esposta, raggiungendo un bosco di querce. La vetta è vicina e salendo una ripida ma breve prateria, ecco la croce in legno. Nuovamente si è obbligati a godere del panorama.

Da Corvara (625 m) a Monte La Queglia, il sentiero inizia dal cimitero. Una bella scalinata in pietra, fa guadagnare rapidamente quota, per uscire dal breve bosco. Alte pareti di calcare coprono il sole, la traccia del sentiero è visibile anche per i molti omini, che qualcuno ha sistemato. Mi ha incuriosito vedere i numerosi terreni coltivati con cura, passione, esperienza, confinanti con precisione geometrica, che assomigliavano a fazzoletti. Il percorso è breve, ma ti devi fermare per vedere i monti, il mare, le valli, i paesi. La vetta da questo versante è più ripido. Anche la discesa si fa sentire. Le gambe la percepiscono e si raggiunge Corvara, che vista dall’alto, invoglia a visitarla. Mentre mi preparavo a salire in macchina, l’occhio si è fermato su due colonne, alla cui sommità c’era una pesante trave, probabilmente per reggerle, che non avevo notato prima. La curiosità mi ha invogliato a raggiungerle, facendomi strada fra i rovi, la sterpaglia, le spine. Erano colonne di gesso o stucco, di costruzione recente, ma… cosa ci facevano in questo posto vicino al cimitero? La sorpresa è stata, nel vedere una roccia con un viso di uomo. Immediatamente l’ho immaginata alle statue dell’Isola di Pasqua, caratteristiche per la testa enorme. Insomma, anche qui c’è da fermarsi, contemplare, per poi studiare. Concludendo, sono rimasto rapito dai beni archeologici, storici, dal paesaggio naturale e agrario, che insistono su questa interessante montagna.

DA PESCOSANSONESCO
Distanza 6.50 km a/r
Tempo 3.30 ore a/r S.S.
Dislivello 430 metri
Difficoltà E

DA CORVARA
Distanza 6 KM A/R
Tempo 3 ore A/R S.S.
Dislivello 400 metri
Difficoltà E

Le foto sono visualizzabili qui.

Luciano Pellegrini
CAI Chieti

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