Incendi boschivi: un acero montano per la rinascita

Il 30 settembre 2018 giornata conclusiva dell'aggiornamento della commissione TAM del CAI Lazio, incentrata sugli incendi boschivi che hanno colpito sul Monte La Monna: 70 partecipanti da 9 Sezioni.

Un momento della giornata

5 ottobre 2018 - Domenica 30 settembre si è svolta la giornata conclusiva dell’aggiornamento organizzato dalla Commissione Regionale TAM per gli operatori del Lazio, incentrato, visti i fatti che hanno coinvolto il territorio laziale e non solo, sul tema ancora caldo degli incendi boschivi.

Circa 70 soci provenienti da 8 Sezioni del Lazio (Frosinone, Viterbo, Monterotondo, Tivoli, Cassino, Roma, Colleferro, Rieti)  e da una della Campania (Piedimonte Matese) si sono ritrovati sul piazzale di Campo Catino, nei monti Ernici, per partecipare all’escursione Regionale TAM sul Monte La Monna (1.952 mt),  sito nel territorio di Vico nel Lazio (FR) ed al centro di un incendio divampato nell’agosto del 2017 . L’escursione, che ha visto la  partecipazione di operatori TAM, regionali e sezionali, di diversi accompagnatori di escursionismo e di alcuni Presidenti di Sezione, è stata organizzata in collaborazione con l’Associazione “Sylvatica” (Associazione di ricercatori ed esperti che da anni studia il territorio dei monti Ernici, promuovendone la conoscenza dal punto di vista naturalistico) ed aveva un valore soprattutto simbolico: raggiungere la cima  del monte La Monna percorrendo  il sentiero che sovrasta Campo Vano e arriva in cima dal versante Nord che per fortuna non è stato toccato dalle fiamme, e di lì vedere appunto, sul versante sud della montagna, i segni del fuoco.

L’incendio,  prolungatosi per oltre 10 giorni, da un bilancio dei danni redatto dagli uomini dei Carabinieri Forestali, ha portato alla distruzione di circa 1000 ettari di bosco, comprendenti vegetazione di basso fusto ed alberi di alto fusto, in particolare faggi e querce, nonché la morte di una decina di animali domestici, quali cavalli e mucche, e di animali da selvaggina quali lepri, cinghiali. A tali danni vanno aggiunti quelli che si evidenzieranno negli anni a venire: per i prossimi anni, infatti, i pastori non potranno mandare i loro animali nei luoghi dell'incendio, perdendo cosi pascoli utili nel periodo che va dalla primavera all'autunno.

L’escursione costituiva l’atto conclusivo dell’aggiornamento tecnico per gli operatori di Tutela Ambiente Montano organizzato dalla Commissione Regionale TAM ed in special modo dall’ORTAM Roberta Spaziani svoltosi sabato 29, presso la sede della sezione CAI di Frosinone, con un interessante convegno, in cui sono stati trattati vari argomenti legati agli incendi negli ambienti naturali indagando le cause, le possibili attività di prevenzione, le azioni di intervento e la normativa vigente. L’Ing. Antonio Cavaioli, ingegnere del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, con una grande esperienza in questo campo, essendo stato Comandante Provinciale del Corpo Forestale dello Stato di Frosinone, ha messo in risalto come la maggior parte degli incendi sia di origine colposa, essendo legata all’imprudenza, alla negligenza, alla disattenzione o all’ignoranza degli uomini che, involontariamente, provocano incendi;  ci sono poi gli incendi dolosi che sono concepiti e determinati dalla volontà di uomini che ottengono benefici personali per i quali la società pagherà prezzi altissimi legati alla distruzione di un bene prezioso. E’ intervenuto poi l’ONTAM Cesare Carloni, Presidente della CRTAM Lazio, che con riferimento all’incendio sviluppatosi, sempre nell’estate del 2017, sul monte Giano, sopra Antrodoco (RI), ha parlato sia delle ripercussioni che gli incendi hanno su ambiente e salute umana sia delle conseguenze di tipo economico e sociale.

Nel ritorno gli escursionisti hanno avuto modo di vedere uno dei pericoli cui sono soggetti i nostri territori montani: uno stuolo di sei – sette motociclisti che, a bordo di grosse moto, scorrazzavano sui sentieri dei monti Ernici, a 2000 m di quota. L’ennesima testimonianza di come sia sempre più invasiva la penetrazione di mezzi motorizzati in zone naturali selvagge.
A causa di un repentino cambiamento delle condizioni meteo che hanno portato alla formazione di una fitta nebbia sul monte La Monna a circa 1,5 km dalla vetta gli accompagnatori hanno deciso, in località Passo del Diavolo (ca 1900 m), di tornare indietro. La decisione, accolta benevolmente da tutti i partecipanti, è stata l’ulteriore testimonianza di come questi avessero compreso appieno il significato della giornata; oltre che verificare i danni dell’incendio, c’era comunque da inviare un messaggio di rinascita, proseguendo nel sentiero già tracciato nei giorni immediatamente successivi l’incendio con l’azione di alcuni volontari di varie associazioni di Vico e Collepardo che hanno piantato, accudito e fatto crescere un acero montano proprio a ridosso della cima della Monna.
Le azioni intraprese per permettere la crescita dell’acero, in un ambiente inconsueto per questa specie, a testimoniare la vicinanza dei cittadini alla natura ed alla montagna, è l’emblema di una rinascita possibile.

Monica Festuccia e Antonio Di Grottole
ORTAM Lazio

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